<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419</id><updated>2011-07-08T10:14:24.094+02:00</updated><category term='L'/><category term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category term='A'/><category term='U'/><category term='Stroncature'/><category term='C'/><category term='P'/><category term='Libro'/><category term='F'/><category term='Q'/><category term='Film'/><category term='S'/><category term='Hit list'/><category term='I'/><category term='D'/><category term='N'/><category term='B'/><category term='M'/><category term='V'/><category term='O'/><category term='G'/><category term='T'/><category term='H'/><category term='J'/><category term='E'/><category term='R'/><title type='text'>La Frusta di Parnaso</title><subtitle type='html'>Diario di militanza critica</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>134</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-7444055959597901148</id><published>2011-02-06T09:09:00.002+01:00</published><updated>2011-02-06T09:13:40.101+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='D'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Il discorso del re</title><content type='html'>Film, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il discorso del re &lt;/span&gt;di Tom Hooper, 2010&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Divertente,  ma convenzionale, gradevole ma a tratti un po' lungo.&lt;br /&gt;Incomincia &lt;span style="font-style: italic;"&gt;The Queen&lt;/span&gt; di Stephen Frears, e finisce &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Will Hunting, genio ribelle&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Esempio di film pensato per piacere su entrambe le sponde angolofone dell'Oceano.&lt;br /&gt;E' buffo però vedere tante ossessioni americane proiettate sul popolo inglese.&lt;br /&gt;Come Giorgio VI divenne imperatore degli Stati Uniti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-7444055959597901148?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/7444055959597901148/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=7444055959597901148' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7444055959597901148'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7444055959597901148'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2011/02/il-discorso-del-re.html' title='Il discorso del re'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-1401729243475265003</id><published>2010-06-19T22:51:00.005+02:00</published><updated>2010-06-20T16:09:27.961+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='B'/><title type='text'>La rivincita degli emo</title><content type='html'>Film, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bright star&lt;/span&gt; di Jane Campion (2009)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' passato quasi un anno da quando ho pubblicato in questo blog la mia ultima recensione. Nel frattempo ho continuato a leggere libri, guardare film e avere opinioni, ma ero troppo impegnata sul fronte professionale per avere voglia di scrivere qualcosa. Ultimamente ho deciso però di rimettermi al lavoro e ho pensato di esordire con una recensione dell'ultimo, graziosissimo film di Jane Campion.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La trasposizione cinematografica della storia d'amore tra il poeta John Keats e Fanny Browne si presta idealmente a una serie di banalizzazioni, fortunatamente evitate dalla regista. La prima è quella del didascalismo da film in costume, che la Campion schiva riducendo al minimo gli orpelli della sceneggiatura e degli scenari. L'idillio dei due innamorati si consuma sullo scenario di un'Inghilterra romantica filologicamente corretta, ma ricostruita attraverso il filtro di un'estetica minimalista che permette allo spettatore di concentrarsi unicamente sul vissuto dei protagonisti. Unica concessione al decorativismo è quella dei costumi, importanti tuttavia per l'economia della storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda è quella del monumento al grande autore. Per sfuggire allo stereotipo&lt;span style="font-style: italic;"&gt;, &lt;/span&gt;Jane Campion affida a John Keats la parte del primo amoroso, lasciando ai suoi versi un ruolo ancillare, e affianca al protagonista una figura femminile in grado di porsi su un piano di parità, per forza di carattere e volontà di affermazione artistica. In questo senso trovo molto indovinata l'idea di rappresentare la moda e il cucito come una forma di espressione del talento per nulla secondaria rispetto alla poesia&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;/span&gt;, idea che rovescia alcuni preconcetti sull'oppressione del genio femminile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualcuno ha scritto che &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bright star &lt;/span&gt;non è un film romantico. Secondo me, al contrario, la pellicola trasuda romanticismo, a partire dalla scelta di fare della spontaneità un elemento portante della struttura. Spontaneo è l'ambiente naturale in cui vivono e agiscono i personaggi, ritratti spesso in un giardino all'inglese, distesi nel prato, nascosti tra gli alberi, nel corso delle quattro stagioni. John, costretto in casa dalla malattia, guarda Fanny dalla finestra come se fosse un fiore cresciuto in giardino. Anche l'azione, più che sobria, si sviluppa con il ritmo delle piante, senza inutili colpi di scena nemmeno in occasione di  snodi che consentirebbero toni più melodrammatici. Gli ostacoli che rendono infelice l'amore dei due giovani, la differenza socioeconomica e la malattia del poeta, non incontrano alcuna resistenza da parte dei protagonisti, che accettano la sofferenza come un dato naturale contro il quale è inutile lottare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli attori che incarnano Keats e la Browne sono perfetti. La parte sembra ritagliata apposta su Ben Whishaw, mentre l'attrice ricorda forse un po' troppo Kate Winslet e con le sue forme rotonde fa sembrare il coprotagonista ancora più magro. Meno riuscito mi pare il personaggio dell'amico e protettore di Keats, il cui sentimento appare velato da sfumature omoerotiche prontamente smentite dall'episodio della relazione con la domestica. Il suo accanimento contro Fanny ha qualcosa di artificioso, che ne schiaccia i tratti e rende poco comprensibile la stima di John. Il suo corrispettivo femminile è Toots, l'onnipresente sorellina di Fanny, osservatrice silenziosa e pretesto di tante graziose inquadrature. Il personaggio ha qualcosa di misterioso, come di una personalità schiacciata, e mi ricorda un poco la figlia della protagonista di &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Lezioni di piano&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Bright star &lt;/span&gt;mostra la realtà attraverso gli occhi del primo amore: tutto è bello e pulito, il mondo è un paradiso e la persona amata l'angelo che lo abita. Per trasmettere questo senso di incanto Jane Campion crea immagini esteticamente bellissime e cancella con un colpo di spugna ogni presentimento di disinganno. La fusione tra i due innamorati è ininterrotta e la telecamera evita pudicamente di mostrare gli effetti della tisi sul corpo di un uomo provato da anni di malattia. La morte, così dolorosa, è la benedizione che premia i due amanti, separandoli prima che il tempo forzi loro a scoprire difetti e imperfezioni, e il desiderio a spegnersi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il doppiaggio italiano mi è sembrato pessimo. Non avendo letto i dialoghi originali non posso sapere se la colpa sia della sceneggiatura o dei traduttori. Sta di fatto che la dizione sofisticata dei personaggi contrasta vistosamente con la semplicità del contesto, creando un fastidioso senso di maniera. Capisco la volontà di conferire ai dialoghi un certo grado di lirismo, ma non credo che sia per questo necessario mettere in bocca ai protagonisti espressioni assurde nel linguaggio orale come "ne ho memoria" invece di "me lo ricordo" o "battibecchi, battibecchi" invece di "litigi, litigi" o "mi piacciono le burle" invece di "mi piacciono gli scherzi" o "di entrambi voi" invece di "di voi due". Si può essere credibili e al tempo stesso raffinati e letterari senza per forza essere lambiccati e desueti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per concludere, una nota sui film romantici. Il film romantico colpisce di solito l'immaginario della ragazza e punta a creare una certa empatia tra l'eroina e la spettatrice. Un tempo questo meccanismo funzionava anche con me e guardando i film ero portata a pensare "come sarebbe bello incontrare un uomo così!" senza preoccuparmi della notevole differenza tra me e l'eroina. Oggi che sono più grande e ho maturato una certa consapevolezza, non penso più "come sarebbe bello incontrare un uomo così" ma "a che mi serve incontrare un uomo così, dato che io non sono una donna così?" (sigh)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-1401729243475265003?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/1401729243475265003/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=1401729243475265003' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1401729243475265003'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1401729243475265003'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2010/06/la-rivincita-degli-emo.html' title='La rivincita degli emo'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3795666362754911070</id><published>2009-07-22T15:26:00.002+02:00</published><updated>2009-07-22T15:59:36.637+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='H'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Harry Potter e il principe mezzo sangue</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Harry Potter e il principe mezzo sangue&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Harry Potter and the half blood prince&lt;/em&gt;), 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono andata al cinema aspettandomi di assistere all'ennesimo capitolo della saga di Harry Potter e invece mi hanno rifilato una puntata di Primi Baci travestita da ennesimo capitolo della saga di Harry Potter. I &lt;em&gt;topoi&lt;/em&gt; della serie maghetta c'erano tutti: il viaggio in treno, il confronto con il mondo dei babbani, la partita di quiddich, il nuovo professore, il cattivo Draco. Quello che mancava era la storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Confesso, &lt;em&gt;mea culpa&lt;/em&gt;, di non aver letto i libri della Rowling e nemmeno di aver visto gli ultimi due film, che potrebbe essere uno svantaggio. I primi tre però, visti in una sequenza cronologicamente anarchica, ero riuscita a seguirli come si deve e a trovarli pure abbastanza divertenti. La sceneggiatura infatti si basava allora su un principio tanto venale quanto solido: quello di rendere il prodotto appetibile anche ai non lettori - non appassionati del genere - non disposti a seguire tutti i capitoli della storia. Il regista dell'ultima puntata deve aver pensato invece, con ottimismo o pessimismo, che tutto il suo pubblico sia ormai composto da harrypotteriani sfegatati. Anche nei confronti di questi ultimi, però, credo che la sceneggiatura sia stata poco cortese: li fa aspettare due ore per pochi minuti di eventi interessanti finali. Neanche il più infimo dei call centre tratta così male i clienti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si potrebbe dire che l'azione scarseggia nel film perché a livello narrativo c'era bisogno di una pausa di approfondimento sui personaggi, una parentesi necessaria a gettare le basi degli sviluppi futuri della vicenda. Io però, tutto questo scavo psicologico non l'ho visto, a meno che qualche bacetto o qualche muso possano essere definiti uno scavo psicologico. Harry Potter, che dovrebbe essere il protagonista, è ingiustamente trascurato al punto da ridursi a un pallido ricordo di quello che fu, merito anche della non-recitazione dell'attore che lo interpreta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando la mia bisnonna teneva il circolo aggiungeva sempre due o tre fiaschi di acqua alla botte del vino. Mi sembra un'immagine azzeccata per spiegare l'esistenza di questo intermezzo harrypotteriano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S.: a proposito di vini e di liquidi: ma questi giovani maghi non bevono un po' troppi intrugli lisergici?&lt;br /&gt;P.P.S.: qualcuno verrà mai a raccontarci cosa fanno e come vivono i maghetti durante le vacanze, lontani dal mondo incantato di Hogwarts? Potrebbe essere un'idea interessante.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3795666362754911070?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3795666362754911070/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3795666362754911070' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3795666362754911070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3795666362754911070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/07/harry-potter-e-il-principe-mezzo-sangue.html' title='Harry Potter e il principe mezzo sangue'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-4239606232403670523</id><published>2009-07-22T14:58:00.003+02:00</published><updated>2009-07-22T15:26:16.825+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='V'/><title type='text'>La verità è che non gli piaci abbastanza</title><content type='html'>Greg Behrendt e Liz Tuccillo, &lt;em&gt;La verità è che non gli piaci abbastanza&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;He's just not that into you&lt;/em&gt;), 2004&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando la temperatura sale la voglia di leggere libri impegnativi scende. Per questo motivo, dopo un rapido giro alla F.........i, ho scelto &lt;em&gt;La verità è che non gli piaci abbastanza&lt;/em&gt; come compagno per un breve viaggio in treno.&lt;br /&gt;Se lo scopo del mio acquisto fosse stato veramente imparare una nuova strategia per affrontare i problemi del rapporto di coppia, avrei potuto risparmiarmi i soldi. La filosofia del libro sta infatti tutta nel titolo: la verità è che non gli piaci abbastanza, è questo il solo motivo per cui le cose tra voi vanno così male. E siccome non c'è niente che tu possa fare per cambiare la situazione, tanto vale che semtterla di perdere tempo ed energia rincorrendo la persona sbagliata. L'uovo di colombo, direte voi. Certo, rispondo io. Ma la lista di giustificazioni contenute del libro ricorda che raramente si ha il coraggio di ammettere una cosa simile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro evita la monotonia (perché tanto la riposta a tutti i problemi è sempre la stessa: non gli piaci abbastanza) ricamando sul soggetto principale una serie di battute leggere e divertenti, le classiche da libro da spiaggia. Non so se riveli qualcosa di particolarmente profondo rispetto alla psicologia maschile o femminile (mi pare anzi che quello che dice degli uomini si potrebbe applicare tranquillamente anche alle donne), ma almeno riporta un po' di semplicità nel complicato inferno barocco del corteggiamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è anche qualcosa di più. Il libro sembra una reazione alla trasformazione dei ruoli di genere avvenuta negli ultimi decenni. Ossia: va bene la parità di diritti e di occasioni lavorative, ma quando si tratta di amore le donne devono recitare la loro parte e gli uomini pure. Spesso e volentieri viene tirata in causa quella stessa "natura umana" su cui ha tanto filosofeggiato anche Steven Pinker in Tabula rasa (per cui vedi relativa recensione, se l'ho scritta) per sostenere che una coppia felice è una coppia all'antica. Secondo Berhendt e la Tuccillo il corteggiamento va da sé quando la donna lascia all'uomo tutto il lavoro sporco e l'uomo è ben lieto di svolgerlo: negli altri casi significa che c'è qualcosa che non va e l'unica cosa che deve limitarsi a fare la ragazza è... tagliare la corda.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-4239606232403670523?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/4239606232403670523/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=4239606232403670523' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4239606232403670523'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4239606232403670523'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/07/la-verita-e-che-non-gli-piaci.html' title='La verità è che non gli piaci abbastanza'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-1204446829850309721</id><published>2009-06-09T10:29:00.007+02:00</published><updated>2009-06-09T11:36:22.145+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Camino</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Camino&lt;/em&gt; di Javier Fesser, 2009&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un film che difficilmente potrete vedere nelle sale italiane, ma di enorme successo in Spagna. La vicenda è una rilettura in chiave secolare della vita di Alexia Gonzalez Bargos, una bambina spagnola morta a quattordici anni di tumore alla colonna vertebrale, per cui è stato avviato un processo di beatificazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Camino ha undici anni e vive con la mamma, seguace dell'Opus Dei, e con il papà, mentre l'amata sorella Nuria si trova a Pamplona, numeraria in una casa dell'Opera. La sua esistenza di normale scolaretta si interrompe quando le viene diagnosticato un tumore alla schiena, che la costringe a sottoporsi a una serie di dolorosi interventi e riabilitazioni. La mamma, manipolata dai sacerdoti dell'Opus che vorrebbero sfruttare la malattia della bimba per guadagnare una santa all'organizzazione, persuade la figlia a considerare l'infermità come un dono di Dio. Camino parla continuamente del proprio amore per Gesù, che però non è l'uomo raffigurato sui santini che le portano in ospedale, bensì il figlio della pasticcera (Jesus nell'originale) di cui si è innamorata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di elencare i problemi di questa pellicola, è necessario ammettere che &lt;em&gt;Camino&lt;/em&gt; mostra alcuni sprazzi di originalità putroppo non adeguatamente sfruttati: creare un contrasto tra la crudezza delle immagini degli interventi chirurgici e le scene favolose dei sogni della protagonista è un'idea interessante. A differenza poi della maggior parte dei film italiani, &lt;em&gt;Camino &lt;/em&gt;si propone di raccontare una storia curandosi di non annoiare lo spettatore. Peccato poi che i risultati non siano esteticamente migliori di quelli raggiunti da un film per la televisione statunitense.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La campagna pubblicitaria insisteva molto sul carattere ideologico della pellicola, presentata come un coraggioso atto di accusa contro l'Opus Dei. La storia di base poteva offrire, volendo, il materiale per farlo. Ma guardando il film si ha l'impressione che la critica all'organizzazione di Padre Escrivà sia un elemento pleonastico del film, aggiunto solo allo scopo di attirare spettatori e di creare l'impressione del cinema impegnato e controcorrente. L'effetto paradossale è che l'Opus Dei, presa di mira in maniera ingiustificata, feroce e pretestuosa, ne esca meglio di quanto i produttori si augurerebbero. Il problema è che, concretamente, il fatto che la mamma di Camino sia opusdeista e che spinga la figlia a interpretare la sua malattia come un dono del Signore non cambia nulla nel destino della piccola. Per raggiungere l'obiettivo gli autori sono costretti a delle forzature: dare della madre una caratterizzazione implausibile (evidente quando il papà scopre che la donna aveva nascosto le lettere del fidanzato della figlia maggiore per eliminare ogni ostacolo affettivo all'ingresso della ragazza tra le numerarie), inserire elementi documentari sulla vita tra i membri dell'opera che non aggiungono nulla alla vicenda, creare un falso storico come quello dell'esistenza del piccolo Jesus. Fessier accusa la madre di aver manipolato per fanatismo e ambizione la propria bambina, che però non sembra soffrire troppo del trattamento. Che poi Dio non esista e Camino pensasse più al fidanzatino che a Gesù Cristo fa lo stesso, quando si tratta di dover affrontare quattro operazioni, la paralisi, la cecità e infine la morte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il vero obiettivo polemico del film non sono perciò le illusioni che aiutano ad affrontare le difficoltà (arbitrariamente giusti i sogni d'amore della bamina e sbagliati quelli di perfezione spirituale della madre), ma la sofferenza e la morte contro cui alla fine non c'è molto da fare. &lt;em&gt;Camino&lt;/em&gt; si riduce così alla storia patetica di una bambina costretta a morire in età precocissima, trama che funziona sempre specialmente quando la protagonista è bellissima e dotata di tante virtù morali. Il regista ci mette anche del suo accumulando sadisticamente tragedie su tragedie: la mamma incapace di comprendere la figlia, il fratellino morto nella culla, il papà tenero che finisce spiaccicato da un camion (come per confermare il vecchio proverbio per cui sono sempre i migliori quelli che se ne vanno), la sorella maggiore impossibilitata dall'avida zia a recarsi al cappezzale della minore etc. etc. Altro che criticare l'opus dei: Javier Fesser vuole spremere di lacrime il vostro corpo! E ci prova con tutti i mezzi più ruffiani, tra cui il solito trucco dei trenta minuti di pianto rimbalzante dalla mamma alla sorella ai medici al prete alle compagne di scuola. Impagabile la scena finale con la bara bianca di Camino esibita alle bambine della sua classe elementare. Tra un pochino comincio a piangere anch'io&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-1204446829850309721?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/1204446829850309721/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=1204446829850309721' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1204446829850309721'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1204446829850309721'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/06/camino.html' title='Camino'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3878283789582578247</id><published>2009-05-18T14:27:00.004+02:00</published><updated>2009-05-18T15:27:26.115+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stroncature'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='E'/><title type='text'>L'esorcismo di Emily Rose</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;The exorcism of Emily Rose&lt;/em&gt;, di Scott Derrickson, 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come partire da ingredienti buoni e realizzare una torta pessima. &lt;em&gt;The exorcism of Emily Rose&lt;/em&gt; è l'ennesimo film ispirato alla triste vicenda di Anneliese Michel, una ragazza tedesca affetta da psicosi e morta nel corso di un esorcismo verso la fine degli anni Settanta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo film tratto dalla sua storia è stato il celebre &lt;em&gt;Esorcista&lt;/em&gt;, che traeva spunto dalla vicenda reale solo per ricavare alcune situazioni di base come l'idea di una ragazza posseduta dal demonio in un contesto contemporaneo. Il pregio dell'&lt;em&gt;Esorcista&lt;/em&gt; era quello di non cercare di offrire allo spettatore più di quanto fosse in grado di dare. Certo, il regista pagava il dovuto tributo alla necessità di creare una trama proponendo qualche divagazione sul tema del male nel mondo e mettendo sullo stesso palco personaggi forti quali la bambina indemoniata, il prete saggio e quello in crisi spirituale. Dopodiché si partiva a ruota libera con gli effetti speciali, il vero nocciolo del film e forse anche la sua debolezza. In ogni caso, lo spettatore andava al cinema aspettandosi di vedere una bella carrellata di efferatezze, e poteva uscire soddisfatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'&lt;em&gt;Esorcista &lt;/em&gt;sceglieva consapevolmente di sfruttare una sola delle tante potenzialità insite nella vicenda di Anneliese, per cui non stupisce che qualcuno abbia pensato che ci sia ancora molto materiale da trarre da quella storia. Peccato che l'idea non sia venuta a un regista più talentuoso e profondo di Derrickson, il quale ha tentato sì di richiamare nella pellicola qualche nuovo elemento, ma senza andare al di là di un discorso ruffianello che cerca di accontentare tutti ma finisce poi per non piacere a nessuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciamo stare la banalità delle scelte di sceneggiatura: sembra di essere di fronte al primo esempio di un manuale di scrittura creativa. Basta guardare alle prime scene per notare il modo maldestro con cui viene impostato il personaggio dell'avvocatessa, ennesimo clone di Clarice Starling. Ma insomma. Come l'asino di Buridano il film muore presto malato di indecisione, incapace di scegliere a quale genere appartenere. Il tema dell'esorcismo si presta a una declinazione in salsa horror, che saprebbe di già visto ma non ci starebbe troppo male. Come inserire però il discorso sul significato morale della vicenda? Derrickson si affida al modello collaudato (e a livello di produzione risparmioso) del legal-thriller, costringendo lo spettatore a seguire una banalissima serie di udienze giudiziarie mentre vorrebbe vedere con i propri occhi che cosa è accaduto alla povera Emily. In poche parole, una noia mortale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Temi decisivi come lo scontro tra fede e ragione, tra medicina tradizionale e medicina moderna, tra psicosi e misticismo, o sul perché del male che affligge gli innocenti, vengono colpevolmente tralasciati per creare un racconto che, come ha giustamente notato la mia coinquilina, è una perfetta espressione di certi valori propagandati dall'amministrazione Bush. L'&lt;em&gt;Esorcismo di Emily Rose&lt;/em&gt; è un film colpevole per l'immagine idiota che dà della scienza (indignazione nei confronti del personaggio dell'antropologa) ma è altrettanto colpevole nei confronti della religione che vorrebbe sostenere. Voglio dire: l'&lt;em&gt;Esorcismo &lt;/em&gt;non funziona perché cancella con un tratto di penna un elemento fondamentale tanto per un film de paura quanto per un film religioso come quello del mistero. Dalla prima inquadratura il film non lascia alcun dubbio: Emily non è una malata mentale, ma è posseduta dal demonio, e il padre Murray è veramente un sant'uomo intenzionato ad aiutarla. Il male sta da una parte e il bene dall'altra, senza mezzi termini. Derrickson, potevi almeno lasciarci uno spazio di riflessione sui motivi della possessione di Emily? E invece no, ecco la Madonna che, come un &lt;em&gt;deus ex machina&lt;/em&gt; d'altri tempi, interviene per spiegare come mai la fanciulla deve soffrire così tanto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'&lt;em&gt;Esorcismo di Emily Rose&lt;/em&gt; è un film tagliato con l'accetta, l'unico elemento veramente horror della pellicola.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3878283789582578247?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3878283789582578247/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3878283789582578247' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3878283789582578247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3878283789582578247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/05/lesorcismo-di-emily-rose.html' title='L&apos;esorcismo di Emily Rose'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-1819603051767594679</id><published>2009-05-03T10:33:00.005+02:00</published><updated>2009-05-18T15:27:43.792+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='M'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stroncature'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>The Millionaire</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;The millionaire (Slumdog millionaire)&lt;/em&gt;, di Danny Boyle, 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una puntata della versione indiana del celebre format &lt;em&gt;Chi vuol esser miliardario&lt;/em&gt; è il filo conduttore che permette di raccontare via &lt;em&gt;flashback &lt;/em&gt;la straordinaria vita di Jamal, ragazzino povero e sfortunato ma puro di cuore. Non c'è miglior scuola della strada, diceva quello, e il giovane Jamal riesce, grazie alla sua vita eccezionale, a rispondere a tutte le domande che gli pone una bruttissima copia del buon Amitabh Bachchan, attore che nella realtà conduce il &lt;em&gt;Millionaire&lt;/em&gt; indiano, ma troppo caro per la produzione e forse poco disponibile a recitare nel ruolo del bastardone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'idea simpatica della cornice si perde in una serie di pseudo intenzioni inconcludenti. Cosa vuole raccontare veramente Danny Boyle? Uno spaccato degli ultimi vent'anni della storia dell'India? Decisamente no, visto che l'unico accenno a un evento reale è quello del pogrom nel quale resta vittima la mamma di Jamal, trattato però come un incidente qualsiasi. Raccontare la condizione dei bambini di strada indiani? Nemmeno, dal momento che la rappresentazione di questo gruppo umano rasenta il realismo di un racconto di Collodi; e poi c'era già riuscita molto ma molto ma molto meglio Mira Nair con &lt;em&gt;Salaam Bombay&lt;/em&gt;. Creare una metafora degli sforzi con cui i giovani indiani stanno facendo crescere il loro Paese? Acqua acqua, visto che Jamal, a differenza della maggior parte dei suoi coetanei, non raggiunge il successo grazie ai suoi sforzi e alla sua tenacia, ma solo per una botta di c..o.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'unica risposta che sono riuscita a darmi è: Danny Boyle ha voluto raccontare una favola alla Dickens, piena di eventi implausibili e di personaggi tagliati con l'accetta. La semplicità con cui la trama è costruita si riassume in questa scena: mentre il piccolo Jamal guida una coppia di americani dentro al Taj Mahal (che si pronuncia "mehaal", mi raccomando) alcuni monelli smontano l'auto dei turisti. Le proteste di Jamal, innocentissimo come sempre, non servono a nulla e il chaukidar di turno gliele dà di santa ragione. "E' questo il modo di procedere in India" spiega uno dei personaggi. Al che la turista americana, fermando il poliziotto, grida: "Basta basta!", e poi, facendo scivolare delle belle banconote nella mano del bambino, dice:"E questo è il modo di procedere in America". Premio oscar alla più vieta rappresentazione degli stereotipi nazionali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'India è scelta come sfondo di questa storia solo per giustificare la saturazione dei colori della pellicola e perché lo spettatore occidentale si renda meno conto che la vicenda di David Copperfield, ai giorni nostri, non ha più molto senso. Da quando ha lasciato andare per la loro strada i tossici di &lt;em&gt;Trainspotting&lt;/em&gt; Danny Boyle si è segnalato quasi solo per pellicole ruffianelle e facilone. Ma come ha fatto a vincere tanti oscar???&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Agli altri spettatori delusi raccomando, se non lo avessero già fatto, di guardarsi &lt;em&gt;Rang de basanti&lt;/em&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-1819603051767594679?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/1819603051767594679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=1819603051767594679' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1819603051767594679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1819603051767594679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/05/millionaire.html' title='The Millionaire'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3878154624349237333</id><published>2009-05-03T10:29:00.002+02:00</published><updated>2009-05-03T10:32:07.935+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='G'/><title type='text'>Giorni giapponesi</title><content type='html'>Angela Staude, &lt;em&gt;Giorni Giapponesi&lt;/em&gt;, 1994&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Staude, nota per essere stata la moglie di Tiziano Terzani, presenta al lettore occidentale un adattamento del diario da lei tenuto durante i cinque anni trascorsi con la famiglia in Giappone. Per certi aspetti il tempo ha sconfessato alcune delle previsioni fatte dalla giornalista a proposito dell'espansionismo capitalista del Paese: dopo la crisi economica di qualche anno fa, il Giappone fa molto meno paura. Per altri invece, come gli stili di vita, il sistema scolastico, le mode giovanili, la passione per le forme dell'occidente e la rincorsa delle destre nazionaliste il libro rimane ancora valido. Il ritratto che ne esce fuori è tutt'altro che compiacente. Si capisce infatti che la Staude ha odiato il soggiorno in Giappone e che per tutto il tempo non ha fatto altro che rimpiangere l'Europa e la Cina da cui proveniva. Viene naturale domandarsi perché la giornalista decida di raccontare la propria esperienza dal momento che è stata così negativa e le risposte sono due: perché nessuno osa mai criticare il Giappone e perché il modello di sviluppo estremoasiatico preannuncia quello che sarà il nostro futuro. Ipotesi catastrofista, quest'ultima, che non tiene conto dei fattori storico-antropologici che stanno alla base dell'evoluzione delle strutture socio-economiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ragioni biografiche possono spiegare i motivi di un impatto così pesante: i Terzani erano appena stati espulsi dalla Cina comunista dove si erano volontariamente trasferiti alcuni anni prima. Il Giappone, dove sono stati costretti a trasferirsi, non solo non suscitava in loro alcun interesse, ma dal punto di vista ideologico era completamente all'opposto delle loro più care convinzioni. Il velo dell'ideologia cala perciò sulla visione della Staude e colora di grigio tutto ciò che vede. &lt;em&gt;Giorni giapponesi&lt;/em&gt; descrive cose realmente esistenti, ma dandone sempre un'interpretazione triste e negativa, con una tendenza abbastanza &lt;em&gt;tranchante&lt;/em&gt; al giudizio su una cultura molto diversa dalla nostra. Impressioni soggettive vengono presentate quasi come dati di fatto, mancano osservazioni sugli aspetti positivi del paese, che sono moltissimi, e l'impressione finale è quella di un accanimento ingiustificato contro un popolo le cui uniche colpe sembrano essere quelle di possedere una visione delle cose differente dalla nostra e quella di aver preferito il benessere alla povertà. Il Giappone è ben lontano dall'essere un paradiso, ma è pure troppo facile rimproverare a un paese asiatico il fatto di non corrispondere alla rassicurante immagine da cartolina che ce ne siamo fatti durante gli anni del colonialismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel complesso, &lt;em&gt;Giorni giapponesi&lt;/em&gt; è più interessante per capire la mentalità, le paure, i valori e anche i limiti di un'intellettuale europea cresciuta negli anni Sessanta e Settanta che per capire qualcosa del Giappone.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3878154624349237333?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3878154624349237333/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3878154624349237333' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3878154624349237333'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3878154624349237333'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/05/giorni-giapponesi.html' title='Giorni giapponesi'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-4465823140329261074</id><published>2009-04-29T12:32:00.006+02:00</published><updated>2009-05-18T15:31:02.159+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='T'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>La terra degli uomini rossi</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;La terra degli uomini rossi&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Birdwatchersi), &lt;/em&gt;di Mario Bechis, 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un gruppo di guaranì rinchiuso in una riserva della Foresta Amazzonica decide di occupare le terre da cui sono stati cacciati come reazione all'ennesimo suicidio di giovani della comunità. Invece della foresta trovano una distesa di campi coltivati e un piccolo bosco dove non si trova più selvaggina, ma decidono ugualmente di resistere, guidati dal carisma del capo Nadio. Si accampano accanto all'autostrada e rifiutano ogni lavoro che i bianchi vengono ad offrirgli. Il film racconta le diverse fasi della guerra di posizione tra i guaranì e i fazenderos, tra magia e tecnologia, antiche consuetudini e il richiamo della modernità.&lt;br /&gt;Una parte del film è di carattere documentaristico e tende a descrivere la situazione precaria degli indios emarginati dalla società brasiliana e incapaci di trovare un proprio spazio. I guaranì non sono vittime dell'azione dei bianchi, ma protagonisti di una guerra che mette a repentaglio la loro stessa identità. Nadio, Mami, Tito, Osvaldo e Ireneu, i personaggi su cui si concentra l'attenzione del regista, cercano di conservare la propria indipendenza, ma non sono insensibili alle attrattive dell'occidente. Quando le piccole frustrazioni della vita li colpiscono subito guardano alla vita dei bianchi per trovare conforto, restando invischiati in una pericolosa trappola. Il limite del film sta forse nell'eccessivo schematismo della sceneggiatura: ogni personaggio è infatti la variante di un unico copione che si ripete continuamente (debolezza per l'occidente - frustrazione di ambizioni personali - rovina per il singolo e per il gruppo).&lt;br /&gt;La pellicola non può essere ridotta però a una semplice descrizione antropologica. Due aspetti emergono abbastanza chiaramente: quello epico e quello teorico. Nella scelta di Nadio di riconquistare le proprie terre si può leggere lo sforzo eroico di un uomo e di un gruppo che si ribellano contro un destino ormai ineluttabile. Il capo villaggio e lo sciamano si aggrappano alle loro radici per combattere con le loro (piccole?) forze una realtà enorme. Bechis non vuole parlare però di sconfitta, ma lasciare uno spazio di indecidibilità. Il volto dello sciamano è per un secondo illuminato dal faro di un camion mentre confida all'apprendista Osvaldo che le sue preghiere possono uccidere.&lt;br /&gt;Il senso teorico del film è offerto dalla scena iniziale, con i membri della tribù spinti per denaro a essere più reali del reale, in modo da soddisfare le aspettative dei birdwatchers in visita. Che cos'è lo spirito cattivo di cui Osvaldo avverte la presenza se non quella stessa telecamera a mano che lo segue sempre e alla quale parlerà direttamente nell'ultima scena del film? E questo per ricordare allo spettatore che quello che vede non è realtà, ma cinema, e che i suoi attori non professionisti sono pur sempre attori. I birdwatchers siamo noi spettatori.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-4465823140329261074?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/4465823140329261074/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=4465823140329261074' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4465823140329261074'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4465823140329261074'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/04/la-terra-degli-uomini-rossi.html' title='La terra degli uomini rossi'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-710185754136726214</id><published>2009-04-16T10:50:00.002+02:00</published><updated>2009-04-16T14:44:15.115+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='S'/><title type='text'>Il Samurai</title><content type='html'>Shusaku Endo, &lt;em&gt;Il Samurai, &lt;/em&gt;1980&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due uomini radicalmente diversi, espressione di due culture lontanissime tra loro, compiono un viaggio alla ricerca di Dio e sono accomunati da un unico destino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il romanzo è ispirato a due storie vere, fuse tra loro. La prima è quella del viaggio compiuto da una delegazione di giapponesi all'inizio del Seicento verso la Nuova Spagna, odierno Messico, e verso Roma. L'altra è quella dello scrittore, giapponese cresciuto in un ambiente cattolico dal quale si è sempre sentito allo stesso tempo attratto e respinto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il romanzo storico colpisce per la cura con cui Endo ha cercato di ricostruire un ambiente, come quello della Spagna e dell'Italia del Seicento, difficile da capire anche per noi occidentali, e per la profondità dell'indagine psicologica dei due protagonisti, il samurai Hasekura e il francescano Velasco. Le due biografie scorrono in parallelo, incontrandosi solo nel finale del martirio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Velasco è un missionario spinto da un irrefrenabile zelo verso l'impero giapponese. Le sue azioni sono il risultato della ricerca instancabile di una conciliazione tra pulsioni individualiste e abbandono alla volontà di Dio. Velasco tenta di mortificare le proprie passioni, che sempre però riemergono dietro la maschera del servizio di Dio: ma Endo sembra aver adottato una posizione quietista per cui la volontà del Signore si manifesta anche attraverso le intenzioni apparentemente egoistiche del singolo. Velasco compie molti errori e molti peccati in nome del cristianesimo, ma la stessa forza che gli permette di perseguire il suo ambizioso progetto lo spingono anche ad affrontare con determinazione il martirio. Quello di Velasco non è un fallimento, perché nonostante la sua missione non abbia ottenuto risultati e la sua morte possa sembrare inutile, prima di esalare l'ultimo respiro il francescano potrà dire di avere vissuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'intensità di Velasco si oppone la profondità di Hasekura, il samurai capo della spedizione che accetta le difficoltà del viaggio verso l'ignoto, in nome dei valori familiari e dell'obbedienza al proprio padrone. Hasekura si avvicina al cristianesimo quasi a proprio malgrado, riconoscendo solo con il tempo la propria somiglianza con l'uomo della croce.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Libro un po' lento all'inizio, ma molto bello e difficile da trovare nell'edizione italiana (e io sono stata fortunata)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-710185754136726214?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/710185754136726214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=710185754136726214' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/710185754136726214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/710185754136726214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/04/il-samurai.html' title='Il Samurai'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-6008724994903486981</id><published>2009-04-01T15:08:00.003+02:00</published><updated>2009-05-18T15:29:24.850+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stroncature'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P'/><title type='text'>Piattaforma</title><content type='html'>Michel Houellebecq, &lt;em&gt;Piattaforma al centro del mondo&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Plateforme&lt;/em&gt;), 2001&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avrete probabilmente tutti presente quell'illusione ottica per cui due sagome bianche e nere possono rappresentare alternativamente un vaso pieno di anse o due volti che si confrontano. Il romanzo di Michel Houellebecq mi ricorda proprio questa immagine, perché a seconda del punto di vista da cui lo si guarda può essere due libri completamente diversi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se si considerano in primo piano le frequenti scenette sessuali e si lascia scivolare tutto il resto sullo sfondo, Piattaforma appare come un romanzetto per adulti alquanto scontato. Michel, relitto umano di quarantanni, partecipa a un viaggio organizzato in Thailandia, dove si concede, tra un'escursione e una visita alla spiaggia, i servizi delle belle prostitute orientali. Durante la vacanza incontra Valérie, una ragazza francese un po' schiva con cui avvia, una volta rientrato a Parigi, una relazione basata essenzialmente sull'intesa sessuale. Con lei e un collega, Michel ha l'idea di creare una serie di pacchetti turistici basati sul libero accesso all'ampia offerta di mercenarie presente nei paesi in via di sviluppo, ottenendo un grandioso successo. Ma il trio non ha fatto i conti con il terrorismo islamico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Letto da questo punto di vista, il romanzo ha come primo difetto quello di inserire tra le varie avventure vietate ai minori lunghe riflessioni verbose che danno l'impressione di voler nobilitare arbitrariamente una materia di per sé ben poco intellettuale. Houellebecq scade così in un cerebralismo che di erotico non ha più nulla. Come nella miglior tradizione del genere, anche Piattaforma non ha certo il realismo tra i suoi primi obiettivi e lascia tranquillamente agire personaggi duramente astratti in situazioni che non è esagerato definire improbabili. Il personaggio di Valérie, definito come la donna che ogni uomo sognerebbe di avere al proprio fianco, potrebbe esistere solo nella fantasia di un insoddisfatto: ok, il suo volto è un po' anonimo, ma in compenso ha due "occhi" bellissimi e si sa che lo sguardo degli uomini si concentra in genere ad altitudine un metro e venti. Nel mondo reale, quante prosperose ventisettenni si innamorano di anonimi quarantenni con evidenti problemi psichici? Valérie inoltre è ricca, di successo, premurosa, una bomba nel letto, disposta a fare il bagnetto al bambino anche quando torna a casa dopo dodici ore di ufficio e, soprattutto, non stressa il fidanzato parlandogli dei suoi problemi o delle sue aspirazioni. A differenza della rompiscatole media Valérie non trova nulla da ridire sul fatto che il compagno si intrattenga a volte con delle mercenarie e anzi, partecipa volentieri alle sue scorribande. E' persino un po' lesbica. Insomma, Valérie è una perfetta Jolanda parlante (poco) e la lettrice non prova altro che indifferenza di fronte alla sua fine pretenziosamente tragica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A difesa di Houellebecq si può dire che la letteratura è un collettore di sogni e che sulla pagina scritta tutto è possibile. E allora cosa centrano certi improvvisi scrupoli dell'autore, per esempio, di fronte alla necessità di educare alla prevenzione delle malattie veneree (un'imposizione della casa editrice)? Al posto del finale cupo e noioso scelto da Houellebecq, non sarebbe stato più divertente concludere con un grande numero collettivo di tutti i personaggi del libro, con Jean-Yves, sua moglie, la babysitter, Robert e Lionel e persino le due scemette Babette e Léa tutti insieme appassionatamente stile balletto finale dei musical anni Cinquanta? Altra concessione ai luoghi comuni del lettore medio si ritrova nella dose di sentimentalismo con cui viene addolcita la ricetta: perché ad un certo punto Michel scopre addirittura di essersi veramente innamorato di Valérie, commosso forse dal fatto che la ragazza, a differenza delle professioniste thailandesi, non chiede mai la mancia (e rilascia lo scontrino fiscale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le cose migliorano se proviamo a invertire lo sfondo con il primo piano e a guardare al sesso come ad un elemento di contorno di un romanzo dalle ambizioni sociologiche. Piattaforma diventa così una storia di merci e consumi in un mondo che ha abbandonato la visione magico-sacrale delle cose. Lo stile non è un granché, ma la colpa potrebbe essere dei traduttori (légumes si traduce verdure, e non legumi!!!). Bisogna ammettere che il romanzo funziona e che lo scrittore sa raccontare una storia, elemento non del tutto banale per i lettori italiani, la cui narrativa patria offre raramente intrecci interessanti. Altro pregio di &lt;em&gt;Piattaforma&lt;/em&gt; consiste, a mio parere, nella rappresentazione dall'interno dei meccanismi di un mondo che tutti conoscono solo superficialmente come quello del turismo di massa, che ha trasformato in merce un'esperienza inizialmente investita di significati esistenziali.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Piattaforma&lt;/em&gt;, per il resto, è un catalogo di stereotipi regionali e si capisce per quale motivo Houellebecq sia stato tacciato di razzismo: i cinesi sono sporchi e sguaiati, i giapponesi sadomasochisti e pervertiti, gli antillesi violenti e machisti, le tailandesi e le cubane facili e disponibili, gli arabi sono tutti invidiosi, terroristi e aggressivi. Siccome conosco pochi cinesi, giapponesi, antillesi e arabi non so se abbia ragione o meno. Di certo però il manager italiano, che al primo incontro di lavoro ci prova immediatamente con Valérie, rappresenta uno stereotipo trito e francamente idiota.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Houellebecq è abile soprattutto in due cose: scegliere titoli intriganti (a meno che non sia la casa editrice a suggerirglieli) e a fregarsene del politicamente corretto. Che poi riesca a convincere è tutto da vedere. Lo scrittore fa molto sarcasmo, ma pochissima (auto)ironia, e la sua analisi catastrofista del mondo occidentale sembra più la visione apocalittica di un paranoico che una spietata lettura della contemporaneità. Su due fatti ha probabilmente ragione: l'Occidente soffre un senso di vuoto e di inutilità perché è stato inghiottito da un sistema capitalistico basato su un lavoro massacrante ma completamente inutile, i cui enormi stipendi servono per comperare ciò che un tempo era alla portata di tutti. I rapporti umani soffrono dell'inaridimento della quotidianità e l'unica vera merce che ha ancora senso immettere sul mercato è il sesso, solo modo rimasto per entrare in contatto con l'altro. In tale ottica si può spiegare la presenza dei passaggi "hot" in un testo che ambisce a una certa profondità come questo: del tipo "Ragazzi, il libro lo avete pur sempre pagato e vi meritate qualcosa in cambio".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siccome poi il romanzo è raccontato in prima persona, esiste una fortissima ambiguità della tesi sottostante. Fino a che punto Houellebecq aderisce alla visione del mondo di Michel? Il libro è pro o contro la prostituzione? E' impossibile non notare la contraddizione degli atteggiamenti del protagonista. Da una parte si lamenta del fatto che la gente ha smesso di essere generosa e aspira a una società dove i rapporti siano basati sul dono spontaneo di sé, dall'altro sembra totalmente soddisfatto dalle prostitute, che certo non stanno lì perché si divertono o perché vogliono fare della beneficienza. Michel non ha capito che la generosità rende felici quando la si riceve, ma soprattutto quando la si fa. Che cosa ha fatto lui per gli altri durante tutto il romanzo? Cosa ha fatto di generoso per la persona che dice di amare?&lt;br /&gt;Se invece di portare a spasso il cagnolino in Thailandia fosse rimasto a Parigi e si fosse impegnato in un programma di istruzione professionale a favore degli immigrati di seconda generazione, forse sarebbe stato più felice, e il romanzo avrebbe avuto un lieto fine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-6008724994903486981?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/6008724994903486981/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=6008724994903486981' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6008724994903486981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6008724994903486981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/04/piattaforma.html' title='Piattaforma'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-6426507138013886294</id><published>2009-03-15T16:20:00.004+01:00</published><updated>2009-03-15T17:34:15.854+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Hit list'/><title type='text'>Top Five - French movies inspired videos</title><content type='html'>TOP FIVE - Video ispirati a film francesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1) &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=2_7VRYySrVA"&gt;Smashing pumpkins - Tonight tonight&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Mi sono sempre domandata se il regista degli Smashing pumpkins sapesse che qualcuno aveva già pensato a un video musicale ispirato al &lt;em&gt;Viaggio sulla luna &lt;/em&gt;di Mélies, rifatto in questo caso con i componenti della band nel ruolo di attori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;2) &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=oDgAlqFk2bs"&gt;Sixpence none the Richer - Kiss me.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un omaggio a &lt;em&gt;Jules et Jim&lt;/em&gt; di Truffaut.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;3) &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=uKgQjlQroHw"&gt;Queen - Heaven for everyone&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Video costruito alternando fotogrammi originali ad altri tratti dal &lt;em&gt;Viaggio sulla luna &lt;/em&gt;e dal &lt;em&gt;Viaggio attraverso l'impossibile &lt;/em&gt;di Georges Mélies. L'idea sembrerebbe quella di voler doppiare l'impresa compiuta con &lt;em&gt;Radio ga ga,&lt;/em&gt; ispirato a &lt;em&gt;Metropolis, &lt;/em&gt;senza trascurare la necessaria caduta di gusto della sovrapposizione di foto di Freddie Mercury a immagini del film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;4) &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=JPX8z5H1-aU"&gt;Il Genio - Pop porno.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Le sonorità e il testo di questa canzone de Il Genio strizzano l'occhio alla Francia. Come se non bastasse, ecco un video ispirato alla danza di Anna Karina in &lt;em&gt;Vivre sa vie&lt;/em&gt; di Godard.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;5) &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=HfP8lVfbg5w&amp;amp;feature=related"&gt;In-grid - Tu es foutu.&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Decappottabile che corre lungo una strada litoranea della Costa Azzurra, con all'interno una coppia formata da ragazza con foulard in testa e uomo in giacca e cravatta vagamente somigliante a Jean-Pierre Léaud. Nessuno dei due sorride. Praticamente un'epitome dell'intera &lt;em&gt;nouvelle vague&lt;/em&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-6426507138013886294?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/6426507138013886294/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=6426507138013886294' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6426507138013886294'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6426507138013886294'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/03/top-five-french-movies-inspired-videos.html' title='Top Five - French movies inspired videos'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-8854773876030890224</id><published>2009-03-13T09:55:00.006+01:00</published><updated>2009-05-18T15:31:15.674+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P'/><title type='text'>Il paradosso dei sessi</title><content type='html'>Susan Pinker, &lt;em&gt;Il paradosso dei sessi (The Sexual Paradox. Men&lt;/em&gt;, W&lt;em&gt;omen and&lt;/em&gt; &lt;em&gt;the Real Gender Gap) &lt;/em&gt;2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il paradosso dei sessi sono almeno due. Il primo è: le ragazze hanno decisamente più successo a scuola, ma non raggiungono quasi mai la vetta della carriera. Il secondo è: le donne svolgono mestieri meno retribuiti e di minor prestigio sociale, ma si dichiarano più felici del loro lavoro rispetto agli uomini. L'autrice, psicologa e giornalista, spiega il motivo di questi paradossi attraverso le ultime scoperte di neuropsichiatria sulla differenza tra i sessi. Le notizie di carattere medico non sono particolarmente nuove, ma la novità del saggio consiste nel partire da fatti scientifici per svolgere un discorso di carattere politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'epoca del femminismo si è ormai conclusa. Italia a parte, dove avere figli è ancora considerato un modo per espiare il peccato di Eva, tutto il mondo occidentale riconosce alla donna pari diritti rispetto all'uomo e non pone ostacoli al successo femminile. Ciononostante le donne continuano a guadagnare meno degli uomini e abbandonano le loro carriere prima di raggiungerne la vetta. Alcune correnti femministe sostengono che questo avvenga per un maschilismo ancora latente nella nostra società. La Pinker non nega propriamente questa tesi, ma spiega che considerare la donna un essere identico all'uomo può rivelarsi un ostacolo più che un vantaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I diversi capitoli del libro illustrano gli aspetti principali delle differenze tra uomini e donne. La tesi sostanziale è che mentre le donne finiscono per occupare in massa i posti della normalità, gli uomini tendono a mostrare più varietà e a occupare anche i luoghi estremi: per cui i maschi hanno più probabilità delle femmine sia di essere dementi che di essere dei geni. Le differenza tra uomini e donne non dipendono solo dall'influsso culturale, ma sono soprattutto il risultato dell'azione degli ormoni sul cervello. A causa del testosterone che modella il feto durante la vita intrauterina l'uomo ha una maggiore tendenza a rischiare, ha interessi monomaniacali, è più sicuro di sé e meno influenzato dalle relazioni sociali. I capitoli raccontano storie di donne che hanno deciso di abbandonare volontariamente brillanti carriere in ambiti tipicamente maschili e di uomini colpiti dalla sindrome di Asperger o dall'Adhd, mostrando come questi fenomeni non rappresentino delle vere e proprie anomalie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il paradosso dei sessi è un libro estremamente interessante, che consiglio veramente a tutti, perché con piglio coinvolgente ma rigoroso permette di spiegare tanti aspetti della vita quotidiana (sfido chiunque a non riconoscere qualcosa di sé o dei propri amici nei ritratti del libro). Ho sentito dire che ha suscitato molte polemiche negli Stati Uniti, mentre secondo me si tratta di un libro profondamente femminista. Quando ero una ragazzina anch'io mi sono appassionata ai libri di Simone De Beauvoir, Virginia Woolf ed Elena Gianini Belotti, ma il problema metodologico di questi testi mi è sembrato con il tempo quello di vedere il mondo solo con gli occhi degli uomini, e di misurare felicità e successo su un metro maschile. Per cui credo che libri come quello della Pinker stiano davvero dalla parte delle bambine, senza pretendere da loro di essere quello che non sono o che non vogliono essere; e anche dalla parte dei bambini, perché la scuola, ad esempio, sembra costruita soprattutto per personalità di tipo femminile, e non per le esigenze pedagogiche dei ragazzi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ancora due osservazioni, una riguardante il versante privato della vita, l'altro quello pubblico. L'impressione che dà il libro è che il mondo in cui vivono gli uomini sia sotto alcuni aspetti assai diverso da quello delle donne e che possa esistere una specie di incompatibilità. Ma dall'altro lato, le differenze tracciano l'immagine di una complementarità necessaria, dove le carenze dell'uno sono integrate dalle potenzialità dell'altro. E infine, la questione del lavoro. Il problema non è più: come fare in modo che le donne entrino a far parte del mercato del lavoro, ma come fare sì che non lo abbandonino. Dalle interviste alle mamme manager sembra di capire che non sempre hanno lasciato la loro attività perché stanche o insoddisfatte di essa, ma perché divenuta un ostacolo alla loro realizzazione personale. Il mondo del lavoro è infatti ancora organizzato secondo parametri maschili, ma è un peccato che tante risorse vengano sacrificate per questioni semplicemente strutturali.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-8854773876030890224?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/8854773876030890224/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=8854773876030890224' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8854773876030890224'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8854773876030890224'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/03/susan-pinker-il-paradosso-dei-sessi.html' title='Il paradosso dei sessi'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-2977773454764791600</id><published>2009-03-08T11:50:00.002+01:00</published><updated>2009-03-08T11:55:55.977+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='G'/><title type='text'>Gomorra</title><content type='html'>Roberto Saviano, &lt;em&gt;Gomorra&lt;/em&gt;, 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che rende questo libro diverso da tanti altri reportages sulla criminalità organizzata è la qualità letteraria che lo contraddistingue. &lt;em&gt;Gomorra&lt;/em&gt; è molto più di un libro di inchiesta, di un romanzo, di uno studio antropologico e di un romanzo autobiografico. Saviano mescola i vari generi allo scopo di ottenere un libro incalzante e capace di uscire dalla freddezza dell'oggettività giornalistica per comunicare il senso di una partecipazione personale. Il personaggio dello scrittore è protagonista dell'opera al pari dei camorristi di cui si parla.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Gomorra &lt;/em&gt;dipinge il quadro di un'organizzazione sociale per nulla arcaica, ma perfetta espressione della modernità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-2977773454764791600?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/2977773454764791600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=2977773454764791600' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2977773454764791600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2977773454764791600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/03/gomorra.html' title='Gomorra'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-2351077617666511935</id><published>2009-03-08T10:27:00.002+01:00</published><updated>2009-03-08T10:40:24.150+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='S'/><title type='text'>Sola come un gambo di sedano</title><content type='html'>Luciana Littizzetto, &lt;em&gt;Sola come un gambo di sedano&lt;/em&gt;, 2001&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho scoperto che i viaggi da pendolare in treno sono meno pesanti se invece di studiare leggi libri divertenti (per questo, mi daranno il nobel come per quando ho annunciato la scoperta dell'acqua calda, eh già). &lt;em&gt;Sola etc. etc.&lt;/em&gt;  dovrebbe essere, se non sbaglio, la prima raccolta dei testi pubblicati dalla Lit per "La Stampa" di Torino. Il libro è carinètto e si lascia leggere, anche se l'acidità da zitella che è un ingrediente base di questa insalata umoristica alla lunga finisce per stancare. Imperdibile il quadretto con Rocco Siffredi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-2351077617666511935?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/2351077617666511935/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=2351077617666511935' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2351077617666511935'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2351077617666511935'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/03/sola-come-un-gambo-di-sedano.html' title='Sola come un gambo di sedano'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-4888406718995898976</id><published>2009-02-08T19:15:00.002+01:00</published><updated>2009-02-08T19:20:38.124+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='D'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Il destino nel nome</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Il destino nel nome&lt;/em&gt;  (The namesake), di Mira Nair, 2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storia di due generazioni di immigrati indiani: Ashok e Ashima, giunti negli Stati Uniti alla fine degli anni Settanta, e Sonia e Gogol, i loro figli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritratto intimista, con tratti di ironia, di quattro personaggi che vivono le difficoltà di trovare sé stessi a cavallo di due mondi ai quali non finiscono mai per appartenere. Molto intelligente leggere il problema del pregiudizio culturale dalla parte dell'immigrato, con il tragico errore di Gogol indeciso tra l'adesione alla cultura americana, meno distante di quello che crede, o il ritorno alle radici familiari. Il ritorno però, sembra impossibile, e solo guardando avanti i personaggi saranno in grado di superare le proprie difficoltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bello, ma soffre di eccessiva lentezza e di scarsa coesione tra gli eventi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-4888406718995898976?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/4888406718995898976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=4888406718995898976' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4888406718995898976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4888406718995898976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/02/il-destino-nel-nome.html' title='Il destino nel nome'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-2057192747906355203</id><published>2009-02-08T18:57:00.003+01:00</published><updated>2009-02-08T19:15:41.692+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='H'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Hated</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Hated&lt;/em&gt;, di Todd Phillips 1994&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GG Allin è stato per il movimento romantico quello che Sade fu per l'illuminismo (e non sto scherzando). Il regista descrive la vita di questo pazzesco performer punk rispettando i topoi della tradizione del documentario musicale (c'è pure la visita alla tomba di Elvis) ottenendo un risultato grottesco capace di reggere il confronto con This is Spinal Tap. La grossa differenza è che qui è tutto vero, anche quando non sembrerebbe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GG Allin non sarà mai ricordato per la sua musica, ma è difficile levarsi dalla testa le immagini dei suoi happening punk (anime sensibile astenetevi dalla visione di questo film): mentre vomitava i suoi versi deliranti GG aggrediva il pubblico con violenze e molestie, mangiava i propri escrementi, si automutilava e finiva regolarmente picchiato dai fan. I concerti difficilmente duravano più di venti minuti ed erano tendenzialmente chiusi dall'intervento della polizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La furia autodistruttiva di GG avrebbe dovuto concludersi con la sua più grande rappresentazione: il cantante aveva promesso infatti di togliersi la vita sul palco, portando con sé nell'aldilà una buona quantità di fans. Fa notare però con ironia il regista che GG si spense come una rockstar qualsiasi, morendo per un'overdose di eroina dopo un concerto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti dicono che GG fosse un essere immondo. Per certi versi hanno ragione. Di certo non profumava di violetta. Ma prima di giudicare bisogna prendere in considerazione diversi elementi che forse non emergono completamente dalla pellicola.&lt;br /&gt;GG aveva sicuramente dei problemi. Il primo era quello di prendere tutto dannatamente sul serio, trasformando sé stesso in una personificazione vivente del romanticismo più estremo: fascinazione per la morte, volontà di fare della propria vita un'opera d'arte, persino il tormento religioso con cui GG intride il suo modo di vedere le cose (non a caso era figlio di un fanatico religioso che lo battezzò alla nascita Jesus Christ).&lt;br /&gt;I problemi dovevano essere anche di carattere psicologico: non basta avere una certa concezione dell'arte ed essere dotati di mostruosa coerenza per mettere in pratica le squisitezze che GG portava in scena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;GG era disturbato, ma non era pazzo. Le sue interviste grondano una lucidità invidiabile e una maledetta consapevolezza. Allin era artista nel senso che nelle sue performance rappresentava veramente sé stesso, i propri fantasmi, ricercava coscientemente il proprio limite, ma non aveva un'impostazione intellettualistica e soprattutto non era spinto dal desiderio di arricchirsi. Da non emulare. Ma probabilmente, a suo modo, geniale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-2057192747906355203?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/2057192747906355203/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=2057192747906355203' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2057192747906355203'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2057192747906355203'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/02/hated.html' title='Hated'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-5572582843146775438</id><published>2009-02-08T18:37:00.003+01:00</published><updated>2009-05-18T15:29:57.614+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stroncature'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='A'/><title type='text'>American history x</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;American history x&lt;/em&gt;, di Tony Kaye, 1999&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giovane Danny è affascinato dal fratello maggiore Derek, giovane di simpatie neonaziste in carcere per l'omicidio di un ladruncolo nero. Ma al termine della condanna, Derek riemergerà dalla prigione completamente trasformato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci sono due motivi per cui ritengo valga la pena vedere questo film: 1) ci recita Edward Norton, il mio attore preferito; 2) offre uno spaccato interessante della mentalità americana.&lt;br /&gt;Nelle sue intenzioni esplicite il film vuole essere una rappresentazione del conflitto razziale mai risolto tra bianchi e neri negli Stati Uniti. Il tema è analizzato in maniera semplicistica, con blande spiegazioni sociologiche che non intaccano il sostrato esistenziale oscuro della materia. &lt;em&gt;American history x&lt;/em&gt; è il tipico film che mostri a degli adolescenti a scopo didattico, magari senza ottenere grandi risultati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La questione razziale mi sembra però il pretesto facilone per un film che si occupa soprattutto della costruzione dell'identità maschile all'interno di un mondo dove i punti di riferimento, i padri, sono venuti a mancare. Derek si trasforma in un razzista dopo l'omicidio del padre da parte di un gruppo di sbandati di colore, trova in un ideologo suprematista la figura carismatica capace di guidarlo e rappresenta per il fratellino Danny un importante punto di riferimento. Trovo che il tema dell'identità maschile sia un filo conduttore formidabile per tracciare linee di continuità all'interno della produzione cinematografica hollywoodiana. La cosa più curiosa, a mio parere, è che la trasformazione del ragazzo in uomo avviene quasi sempre in relazione ad altri uomini e ha come scopo quello di fare del bambino un padre. Lo sviluppo della personalità non avviene attraverso il confronto con la donna, ma come ricerca e introiezione di un modello da imitare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;American history x&lt;/em&gt; è un film lodevole nelle sue intenzioni manifeste, ma non è privo di forti ambiguità. Elementi rimossi di sciovinismo riemergono ad esempio nella rappresentazione del carcere come luogo di redenzione attraverso la violenza (perché in fondo, è proprio questo ciò che avviene). Elementi culturali tipici di un certo retroterra machista, come il culto del corpo palestrato o la retorica della difesa del territorio, non vengono certo rifiutati ma esposti quasi con compiacimento. Si veda in particolare lo scontro tra la banda dei bianchi e quella dei neri per il possesso del campetto da basket: una gara da ragazzi della via Pal giocata da uomini belli e fatti non dovrebbe fare altro che ridere, mentre invece è affrontata con i toni della battaglia epica. Va bene, il regista voleva farne una metafora della guerra tra bianchi e neri per il controllo dell'America. E allora perché quei toni trionfali quando vince la squadra di Derek? Almeno qui, un pizzico di ironia, non sarebbe guastato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-5572582843146775438?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/5572582843146775438/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=5572582843146775438' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5572582843146775438'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5572582843146775438'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/02/american-history-x.html' title='American history x'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-1448538018634062070</id><published>2009-02-08T18:03:00.005+01:00</published><updated>2009-05-18T15:31:28.952+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='F'/><title type='text'>Funny games</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Funny games, &lt;/em&gt;di Michael Haneke 1997&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una famigliola ideale composta da mamma, papà, bambino e pastore tedesco arriva nella idilliaca località lacustre dove possiede una villa per trascorrere le vacanze. Come nella migliore tradizione del film dell'orrore i primi quindici minuti del film sono densi di presagi: le inquadrature indugiano sulle mani dei personaggi, sul muso del cane, sugli oggetti della casa come per fissarli nella memoria dello spettatore e suggerirgli di non dimenticare questi elementi. La piacevole e colta musica classica ascoltata dalla famiglia in auto è intervallata da un brano di metal durissimo. Passando davanti alla casa dei vicini i protagonisti intuiscono qualcosa di strano, ma lasciano correre e procedono serenamente verso la propria villa.&lt;br /&gt;Mentre i membri della famiglia si sistemano nella casa, due compìti adolescenti si presentano alla porta e riescono con un pretesto a intrufolarsi nell'abitazione. Tutto il resto del film descrive le torture cui i protagonisti verranno sottoposti, fino al tragico finale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il titolo funny games si riferisce in primo luogo al fatto che i due adolescenti hanno intenzione di divertirsi imponendo alle vittime un gioco sadomasochistico, nel quale lo spettatore è pienamente coinvolto. Ma si presta benissimo anche a sottolineare il modo in cui i due aguzzini riescono a imporre il proprio controllo sui malcapitati villeggianti sfruttando le regole dei giochi sociali cui tutti siamo abituati a obbedire. Paul e Peter vincolano Georg sr., Anna e Georg jr. in un doppio legame basato sul loro atteggiamento apparentemente deferente ma in realtà improntato al mantenimento costante di una posizione one-up che impedisce alla famiglia di reagire. Altro elemento del gioco è rappresentato dal fatto che i tre membri della famiglia giocano come un elemento unico, ossia, la vittoria nel loro caso si verifica solo se tutti e tre i giocatori della squadra escono vivi dalla partita. Questa istruzione impedisce enormemente la possibilità di intervento dei giocatori, che non possono scegliere strategie mirate alla salvezza personale sacrificando gli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il meccanismo della trama è studiato in maniera da creare una piena sensazione di realismo: i personaggi si comportano come si comporterebbe chiunque in una situazione del genere, favorendo un'ulteriore immedesimazione dello spettatore, memore inoltre di tanti casi di cronaca molto simili alla storia raccontata. Ma Funny games è un film, non la realtà: il regista si diverte a rompere continuamente l'illusione empatica lasciando che Paul e Peter si rivolgano direttamente allo spettatore, chiedendo a lui cosa si attenda dalla continuazione della pellicola. Piano piano diventa evidente che la disavventura di Georg, Anna e il loro bambino non è altro che uno spettacolo messo in scena per il nostro intrattenimento e per quello dell'autore, che ha pieno dominio della realtà narrativa. Al punto che, quando l'attesissimo colpo di scena finale con la rivincità dei buoni sta per presentarsi, uno dei cattivi pretende che la pellicola faccia marcia indietro per condurre alla piena sconfitta dei poveri disgraziati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Funny games è un ottimo film, il cui effetto nasce dalla sovrapposizione tra realismo, finzione, gioco con le aspettative del pubblico e con gli stereotipi cinematografici. E' anche un film estremamente &lt;em&gt;disturbing&lt;/em&gt;, dove la violenza non scaturisce da immagini di concreta aggressione ma dalla condizione disperata dei protagonisti, nelle mani di due pazzi e nella continua attesa della tortura successiva.&lt;br /&gt;Non sono un tipo particolarmente impressionabile, ma durante tutto il film ho continuato a guardare l'orologio sperando che la cosa finisse presto. Non lo consiglio certo a persone impressionabili.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-1448538018634062070?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/1448538018634062070/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=1448538018634062070' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1448538018634062070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1448538018634062070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/02/funny-games.html' title='Funny games'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-5178918429662968416</id><published>2009-01-29T10:04:00.002+01:00</published><updated>2009-01-29T10:15:34.491+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='D'/><title type='text'>Diego e Frida</title><content type='html'>J.M.G. Le Clézio, &lt;em&gt;Diego et Frida&lt;/em&gt;, 1993&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita e gli amori di Diego Rivera e Frida Kahlo, coppia di pazzi talentuosi nel Messico della prima metà del Novecento. Il libro non appartiene né al genere del romanzo biografico, né a quello dell'indagine storica, ma è un esempio di agiografia contemporanea. L'autore ripercorre le varie fasi dello sviluppo artistico dei due pittori come segno di un incessante impegno rivoluzionario, nato all'ombra dell'ideologia comunista ma sviluppato in seguito come ricerca personale.&lt;br /&gt;Le Clézio scrive bene, ma spero che il premio Nobel non gli sia stato assegnato grazie a questo libro: in fin dei conti non è altro che una rielaborazione in chiave poetica di alcuni temi prestabiliti, senza a mio parere un grande approfondimento né storico né psicologico. E' un po' come se all'autore avessero dato il compito di scrivere un saggio esplorando tutte le combinazioni possibili tra gli elementi Diego - Frida - Rivoluzione e lo scrittore avesse fatto da bravo il proprio compitino. I personaggi in sé sono affascinanti, ma la trasfigurazione agiografica che viene attuata rischia di farne perdere in parte la complessità. Possibile che tutto ciò che Diego Ribera e Frida Kahlo hanno fatto sia romanticamente buono e giusto? Dietro al monumento mi pare di scorgere una realtà non sempre rosea e piena di contraddizioni.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-5178918429662968416?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/5178918429662968416/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=5178918429662968416' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5178918429662968416'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5178918429662968416'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/01/diego-e-frida.html' title='Diego e Frida'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-7089724269359678964</id><published>2009-01-22T22:03:00.003+01:00</published><updated>2009-01-22T22:10:56.901+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='B'/><title type='text'>Ballroom dancing</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Ballroom dancing (Strictly ballroom)&lt;/em&gt;, di Baz Luhrmann 1992&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia di Cenerentola è vecchia come il mondo ma non finisce mai di piacere. Il brutto anatroccolo di turno è una povera ragazza ispanica che ha appena cominciato a muovere i primi passi sulla pista da ballo, ma che non esita a proporsi come compagna del campione della scuola, improvvisamente mollato dalla partner che non accetta il suo desiderio di uscire dagli schemi del ballo da sala tradizionale e trovare nuove vie per la danza. Scott, questo il nome del principe, scoprirà che la ragazza ha del talento, imparerà nuove cose, si innamorerà e scoprirà l'affinità che lo lega al padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Niente di nuovo in questa storia che non fa altro che riproporre i classici clichés della favola romantica. La differenza rispetto a una qualsiasi produzione televisiva è l'abilità del regista a trasfigurare la realtà dei personaggi in un mondo fatato di colori e ambizioni, dove il ballo diventa un modo per esprimere l'amore per la vita e regalare un tocco di magia al quotidiano. Altro aspetto da non dimenticare è quello della celebrazione della danza come evento sociale, che tiene insieme la comunità a dispetto delle differenze generazionali. Imperdibili la scena del ballo sulla terrazza all'alba e quella del paso doble nel cortile vicino al treno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-7089724269359678964?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/7089724269359678964/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=7089724269359678964' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7089724269359678964'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7089724269359678964'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/01/ballroom-dancing.html' title='Ballroom dancing'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-6495956731563899904</id><published>2009-01-21T16:11:00.005+01:00</published><updated>2009-05-18T15:30:47.316+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='V'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><title type='text'>Viaggio nella magia</title><content type='html'>Cecilia Gatto Trocchi, &lt;em&gt;Viaggio nella magia&lt;/em&gt;, 1993&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'antropologa Cecilia Gatto Trocchi sceglie la ricerca romanzata, o il romanzo di ricerca, come mezzo per raccontare il mondo delle superstizioni, dello spiritismo e dell'esoterismo nostrano. Di libri come questi, scritti da esperti per un pubblico di persone curiose e intelligenti, ma non preparate da un punto di vista accademico, ce ne vorrebbero molti, soprattutto quando il tema preso in questione è tanto spesso soggetto a mistificazioni come quello della magia. E' difficile trovare punti di vista equilibrati, colti, intellettualmente aperti ma non tanto da lasciar cadere il cervello.&lt;br /&gt;Il libro organizza i capitoli come i momenti di un'unica ricerca, chiaramente fittizia, nella quale sono messi a confronto due punti di vista diversi, quello dell'autrice, esperta studiosa preparata dal punto di vista filologico e culturale, e quello di un medico omeopata fatalmente sedotto da qualsiasi tema "spirituale" gli venga proposto. Insieme i due percorrono una passeggiata attraverso l'Italia delle piccole congreghe di cercatori spirituali, di satanisti fai da te e di teurghi computerizzati.&lt;br /&gt;Nell'ultimo capitolo, la Trocchi enuncia la propria visione sul modo in cui la magia viene vissuta ai nostri giorni. Secondo l'antropologa, la risorgenza di credenze irrazionali non sarebbe altro che la risposta dell'uomo comune alla distruzione dei grandi sistemi del passato provocato dai veloci cambiamenti sociali avvenuti nell'ultimo secolo e il tentativo di ricostruire la comunità e di "reincantare" il mondo mettendo insieme i cocci di quei sistemi. I satanisti della domenica, mi sia concessa l'espressione, e le fattucchiere new age nascono dove le complesse strutture della religione smettono di influenzare il modo di vedere il mondo, dove la tradizione popolare è spazzata via dall'allontanamento dalle campagne e dove non vi è abbstanza materiale per aderire consapevolmente a materialismo e ateismo.&lt;br /&gt;Il punto di vista della Trocchi è chiaramente aristocratico, e nostalgico di un mondo che non c'è più, banalizzato in forme di religione-kitsch che esprimono un desiderio senza avere le forze di realizzarlo. Personalmente non sarei così negativa. Trovo comprensibile il fatto che persone educate secondo un certo indirizzo trovino la magia urbana di oggi volgare e svilente e penso che da un certo punto di vista abbiano ragione. D'altra parte, non vorrei che l'amore del passato sminuisse i prodotti del presente e le manifestazioni creative dell'uomo di oggi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-6495956731563899904?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/6495956731563899904/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=6495956731563899904' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6495956731563899904'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6495956731563899904'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/01/viaggio-nella-magia.html' title='Viaggio nella magia'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-2867821418478696648</id><published>2009-01-12T19:35:00.003+01:00</published><updated>2009-01-12T19:38:41.836+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='B'/><title type='text'>Buongiorno pigrizia</title><content type='html'>Corinne Maier, &lt;em&gt;Buongiorno pigrizia&lt;/em&gt; (Bonjour paresse), 2004&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Corinne Maier lancia i propri strali contro l'organizzazione della vita aziendale, insegna quanto sciocco e insensato sia il sistema dei quadri tuttora vigente e invita al boicottaggio. La Maier scrive in maniera molto divertente, ma i suoi pamphlets non vanno mai al di là della trovata goliardica, dell'umorismo trasgressivo fine a sé stesso. Chiudi il libro e non pensi che qualcosa sia cambiato. Il retro di copertina spiega che Corinne Maier è il nuovo apostolo della controcultura. Stiamo messi bene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-2867821418478696648?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/2867821418478696648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=2867821418478696648' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2867821418478696648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2867821418478696648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/01/buongiorno-pigrizia.html' title='Buongiorno pigrizia'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-5103054232019182287</id><published>2009-01-08T11:09:00.004+01:00</published><updated>2009-05-18T15:32:00.751+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='U'/><title type='text'>L'ultima spiaggia</title><content type='html'>Alex Garland, &lt;em&gt;L'ultima spiaggia (The beach),&lt;/em&gt; 1996&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Richard, un ventenne inglese con il gusto per i viaggi esotici, sbarca in Thailandia e riceve in regalo la mappa di un'isola segreta, non ancora toccata dal turismo di massa ma abitata da una piccola comunità di giovani occidentali. Insieme a una coppia di francesi, Etienne e Françoise, decide di tentare l'esplorazione e dopo una serie di mirabolanti avventure raggiunge la mitica spiaggia. Sull'isola vivono una trentina di persone, coordinate da Sal, prima carismatica colonizzatrice. Richard, Etienne e Françoise si adattano facilmente alla vita della spiaggia, ma la loro presenza rende palpabile il rischio che nuovi visitatori possano scoprire l'isola e trasformarla in una località turistica qualsiasi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Trovare il romanzo in libreria non è stato facile. Poco dopo averne ordinata una copia via internet ne ho trovata un'altra della prima ristampa dimenticata in un negozio reminders. Il traino del film con Leonardo di Caprio evidentemente non è bastato a tenere il libro sugli scaffali, colpa forse della scarsa attitudine dei giovani italiani a intraprendere viaggi "zaino in spalla" nei paesi del terzo mondo. Nel mio caso è po' diverso e sono certa che se il romanzo ha avuto una speciale attrazione su di me è stato per motivi di carattere autobiografico. La storia di Richard mi ha ricordato sia i miei viaggi all'estero, sia le vacanze estive della mia infanzia, trascorse su una spiaggia simile, benché meno esotica, a quella del libro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il soggetto della trama poteva essere declinato in vari modi, ideologico, morale, psicologico, esistenzialista. Garland ha scelto quello dell'avventura pura e semplice, suggerendo possibili letture alternative senza approfondirle mai. Il limite e il pregio del libro stanno proprio qui: da una parte si ha l'impressione che con un piccolo sforzo in più "L'ultima spiaggia" avrebbe potuto diventare grande letteratura, dall'altra si sospetta che l'autore abbia saggiamente scelto di non strafare e che abbia deciso di contenersi nel campo che gli riusciva meglio, quello cioè del narratore. "L'ultima spiaggia" infatti è grande affabulazione, un ingranaggio perfetto dove tutto tiene in vista della trama e del divertimento del lettore. Il ritmo non è quello della letteratura ma quello del cinema, con i tempi e i ritmi scanditi secondo le regole del grande schermo. Del resto, è proprio il cinema, e non la letteratura, a essere costantemente citato tra le pagine del libro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"L'ultima spiaggia" funziona perché dosa correttamente stereotipi e variazioni, dando al lettore quello che si aspetta senza affogarlo nella banalità. Garland crea prima di tutto un'ambientazione familiare ed esotica al tempo stesso. I pensieri e i sentimenti dei personaggi non sono per nulla estranei al pubblico e molte delle esperienze raccontate sono simili a quelle di qualsiasi giovane turista. L'isola invece è sogno puro, la materializzazione di un desiderio, il luogo dell'avventura e dell'evasione per eccellenza.&lt;br /&gt;Anche il protagonsita è costruito con abilità. E' un eroe, perché compie azioni coraggiose, si guadagna l'ammirazione di Sal e fa spesso la scelta giusta (uccide lo squalo, salva Christo, aiuta Jed), ma non tanto da impedire l'immedesimazione da parte del lettore. Richard spesso fa anche degli errori, si lascia andare agli impulsi e non riesce a coronare il suo amore per Françoise, tutti elementi che lo rendono umano e credibile.&lt;br /&gt;Le idee più azzeccate però, secondo me, riguardano il modo in cui Garland decide di rappresentare Sal e la comunità della spiaggia. Lo scrittore non cede infatti alla tentazione di mettere a capo della tribù un uomo dispotico, ma inventa una figura inconsueta di donna carismatica. Altra idea davvero ottima è quella di evitare derive ideologiche: la spiaggia, Sal lo precisa immediatamente, non è altro che un luogo di vacanza e non ha nulla dell'utopia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mettere a confronto "L'ultima spiaggia" con "Il signore delle mosche" mi sembra improprio: la mia impressione, infatti, è che Garland eviti accuratamente l'allegoria. Temi "seri" che potrebbero scaturire facilmente dalla trama, come quello del rapporto con la natura, con i popoli "altri" o con la tecnologia non vengono trattati. Chiaramente, tralasciare alcuni problemi ovvi legati alla sopravvivenza su un'isola tropicale non sempre contribuisce alla verosimiglianza: dove cavolo trovavano i soldi con cui comperavano il riso i ragazzi della spiaggia? perché, dopo sei anni di permanenza lontani da qualsiasi farmacia, sull'isola non era ancora nata un'orda di bambini? com'è possibile che fossero tutti così ben nutriti nonostante la dieta di solo riso, pesce e ortaggi? Ma d'altronde, tutto questo è poco importante, perché quello che conta davvero è l'intreccio, l'avventura dei personaggi. Altro aspetto notevole è che molti degli eventi che contribuiscono a far precipitare la situazione nel villaggio sono puramente fortuiti e non rispondono alla necessità di dimostrare nulla sul particolare stile di vita degli abitanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quali sono allora i temi che fanno dell'"Ultima spiaggia" un onesto ma non superficiale romanzo d'avventura? Io direi che sono due: l'egoismo e il turismo contemporaneo. Il motivo dell'egoismo emerge soprattutto nella seconda parte, quando si scopre che se la spiaggia è un Eden è soprattutto perché gli abitanti hanno deciso volontariamente di sacrificare i sentimenti di solidarietà e condivisione al feticcio della gioia individuale. Questo egoismo riflette il modo in cui è gestita l'esclusività dell'isola, problema molto più complesso che rimanda alla questione del turismo. Il tema della vacanza è quello meglio esplorato da Garland, anche nelle sue contraddizioni. L'autore descrive con finezza i paradossi della vacanza avventurosa di oggi: i giovani di mezza Europa, compresi quelli di Israele e Stati Uniti, abbandonano i propri Paesi alla ricerca di esperienze autentiche in mondi dove sperano di trovare un'alternativa al modello di vita urbano occidentale. Quello che trovano però è o urbanizzazione selvaggia o altri giovani occidentali che fanno esattamente le stesse cose in circuiti turistici costruiti ad hoc. E' come se la dimensione avventura non esistesse più nel mondo contemporaneo e andasse cercata in paradisi artificiali: i videogiochi, le droghe, il cinema di guerra. Anche l'isola incontaminata su cui trascorrere la vacanza ideale inventata da Garland non è altro che un paradiso artificiale. Il romanzo come ultima spiaggia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-5103054232019182287?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/5103054232019182287/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=5103054232019182287' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5103054232019182287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5103054232019182287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/01/lultima-spiaggia.html' title='L&apos;ultima spiaggia'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-7425564544271469859</id><published>2009-01-06T19:02:00.003+01:00</published><updated>2009-05-18T15:32:13.564+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='A'/><title type='text'>L'Atalante</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;L'Atalante&lt;/em&gt;, di Jean Reno, 1934&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Film culto per nottambuli italiani grazie a Enrico "Fuorisincrono" Ghezzi. Rivedere la scena del tuffo senza la colonna sonora di Patti Smith fa una strana impressione. Un grande classico, uno dei pochi film che inizia dove gli altri finiscono.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-7425564544271469859?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/7425564544271469859/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=7425564544271469859' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7425564544271469859'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7425564544271469859'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/01/latalante.html' title='L&apos;Atalante'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-8642061790916738826</id><published>2009-01-06T18:53:00.002+01:00</published><updated>2009-01-06T19:02:10.943+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P'/><title type='text'>The prestige</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;The prestige&lt;/em&gt;, 2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In una Londra steampunk due prestigiatori si sfidano in una guerra di illusionismo e abilità. Chi dei due riuscirà a superare l'altro? Film sul cinema e sull'illusione, tratto da un romanzo che senza avere letto posso immaginare migliore della pellicola. Alcuni espedienti narrativi, come quello del doppio diario, rendono meglio su carta. Ottima l'idea di affiancare la trama "magica" a quella "scientifica", con un David Bowie fascinoso nei panni di Nikola Tesla. I cinque minuti finali danno senso a tutto il film.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-8642061790916738826?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/8642061790916738826/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=8642061790916738826' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8642061790916738826'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8642061790916738826'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2009/01/prestige.html' title='The prestige'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-733762772948654425</id><published>2008-12-25T11:59:00.003+01:00</published><updated>2008-12-25T12:16:45.678+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><title type='text'>Sciamanesimo e tecniche arcaiche dell'estasi</title><content type='html'>Mircea Eliade, &lt;em&gt;Chamanisme et techinques archaiques de l'extase&lt;/em&gt;, 1951&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono stata a una mostra sui riti dedicati alla Dea Madre nel mondo greco romano e mi è venuta voglia di saperne di più sulla religione magica dell'antichità, così mi sono rivolta direttamente a Mircea Eliade.&lt;br /&gt;Lo Sciamanesimo e le tecniche arcaiche dell'estasi è una panoramica sul fenomeno sciamanico specialmente tra le tribù nomadi siberiane, ma con aperture anche ad altre culture arcaiche, come quelle americane, africane, del sud est asiatico e australiane. Il discorso risulta molto dettagliato quando si tratta delle tribù russe, mentre è più sommario per il resto del mondo. Non se ne può tuttavia fare una colpa a Eliade, che ha il merito di aver riunito una mole immensa di dati antropologici e religiosi.&lt;br /&gt;Il libro si preoccupa molto di separare lo sciamanesimo da altre forme di magia arcaica, senza riuscire sempre a definire chiaramente la differenza. E questo è il limite che io ho avvertito maggiormente.&lt;br /&gt;Il punto di partenza per ogni fenomeno sciamanico è la capacità dell'essere umano di entrare in uno stato speciale chiamato estasi. Questo stato viene identificato come sacro dalle culture arcaiche (e non solo) e inserito all'interno di un contesto cosmologico ricorrente. Generalmente sciamani si diventa per elezione divina, e non per scelta spontanea. Il primo fenomeno di estasi, che può essere una manifestazione "patologica" come una crisi epilettica o una malattia, è riconosciuto come il segno della vocazione magica dell'individuo. A questo punto il giovanotto viene affidato a uno sciamano più anziano che lo istruirà nelle tecniche e nelle conoscenze tradizionali. In seguito avviene l'iniziazione ufficiale del nuovo sciamano che dovrà dimostrarsi capace di abbandonare il proprio corpo e di viaggiare in ispirito tra la terra e il cielo e la terra e gli inferi. Generalmente queste abilità sono messe al servizio di riti di guarigione, all'interno di una concezione della malattia come fuga dell'anima che necessita qualcuno in grado di andare a cercare lo spirito perduto del sofferente e di riacchiapparlo.&lt;br /&gt;Secondo Eliade lo sciamanesimo sta affrontando da lungo tempo un periodo di decadenza segnato dalla sempre più grande difficoltà di ottenere l'estasi senza ricorso a mezzi artificiali, continuazione della caduta che ha interrotto i rapporti normali tra uomini e dei e che ha indebolito i poteri dei maghi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-733762772948654425?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/733762772948654425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=733762772948654425' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/733762772948654425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/733762772948654425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/12/sciamanesimo-e-tecniche-arcaiche.html' title='Sciamanesimo e tecniche arcaiche dell&apos;estasi'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-7993419273514850592</id><published>2008-12-17T20:23:00.001+01:00</published><updated>2008-12-17T20:27:05.776+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><title type='text'>La conquista della felicità</title><content type='html'>Bertrand Russell, &lt;em&gt;La conquista della felicità (The conquest of happiness&lt;/em&gt;), 1930&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Considero Bertrand Russell una reincarnazione contemporanea del caro vecchio Aristotele, non fosse altro per l'ampiezza dei suoi interventi e per la semplicità espositiva dei suoi scritti. Semplificando brutalmente trovo che Aristotele sia il filosofo del buon senso e mi sembra che anche in questo Russell possa assomigliargli.&lt;br /&gt;In realtà desideravo da tempo leggere l'Elogio dell'ozio (fa sempre piacere trovare delle conferme alle proprie opinioni) ma questo saggio sembra essere divenuto introvabile. Pochi giorni fa invece, girando tra le bancherelle di un mercatino, mi sono imbattuta in questo vecchio tascabile Longanesi e ho deciso di portarmelo a casa come anticipazione dell'Elogio.&lt;br /&gt;Nel librettino Russell espone le proprie idee su come vivere un'esistenza felice. La prima parte commenta alcuni preconcetti diffusi nella nostra società, la seconda elenca le fonti di felicità che ai giorni nostri è possibile trovare.&lt;br /&gt;Uno degli obiettivi polemici di Russell mi pare che sia l'educazione cristiana, considerata come una fonte di infelicità globale. Il libro si apre proprio con una serie di considerazioni autobiografiche su come la religione protestante abbia influenzato negativamente l'infanzia e l'adolescenza dello scrittore, inculcandogli un interesse introspettivo che secondo Russell non può che condurre alla miseria personale. Smettere di dare tanta importanza a sé stessi e alla propria interiorità mi pare una delle regole più efficaci tra quelle elencate dal filosofo.&lt;br /&gt;La conquista della felicità si legge molto volentieri, ma non credo che sia il miglior libro di Russell. Fortunatamente, l'introduzione invita ad affrontare il testo come un saggio divulgativo, che non intende approfondire il tema della felicità analizzandone ogni risvolto: manca infatti una visione realmente problematica dell'esistenza umana e molti temi che stanno a cuore alla gente, come quello della morte e del dolore, non vengono toccati.&lt;br /&gt;Il tema della felicità potrebbe essere trattato con maggior trasporto emotivo, invece il libro mantiene un tono da conferenza movimentato solo qua e là da tocchi di ironia. Russell consiglia per esempio ai propri lettori di abituarsi a immaginare che la vita sarebbe degna di essere vissuta anche se non fossero quelle creature perfette e intelligenti che naturalmente sono.&lt;br /&gt;Non sono sicura che un testo di questo genere, costruito come è costruito, possa far cambiare idea a una persona che si sente infelice, a meno che l'offerta di una nuova descrizione di che cosa sia la felicità possa bastare a modificare il punto di vista di qualcuno. Russell parla di "conquista" della felicità, come se la felicità potesse essere costruita giorno per giorno attraverso un impegno personale del soggetto. Qui veramente non saprei cosa dire: forse lo scrittore ha ragione, o forse no. Ma è davvero importante saperlo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-7993419273514850592?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/7993419273514850592/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=7993419273514850592' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7993419273514850592'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7993419273514850592'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/12/la-conquista-della-felicit.html' title='La conquista della felicità'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-1571464733117369966</id><published>2008-12-02T21:14:00.002+01:00</published><updated>2008-12-02T21:22:03.856+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='R'/><title type='text'>Reinventing comics</title><content type='html'>Scott Mccloud, &lt;em&gt;Reinventing comics&lt;/em&gt;, 2000&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era la prima volta che leggevo un saggio a fumetti. Scott Mccloud, che di mestiere fa il disegnatore, non poteva che scegliere questo mezzo espressivo per diffondere le sue idee su come dovrebbe cambiare il fumetto americano per non soccombere alla monotonia e alle leggi del mercato. Le sue idee sono interessanti, ma se si escludono alcune riflessioni sul tema della tecnologia digitale, non molto rilevanti all'interno del variegato panorama creativo europeo, lontano dall'uniformità della produzione statounitense.&lt;br /&gt;L'unione di parole e immagini si presta di più alla narrazione o alla forma del documentario video. I disegni conferiscono però alle riflessioni di Mccloud una dimensione retorica che mancherebbe nel relato letterario tradizionale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-1571464733117369966?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/1571464733117369966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=1571464733117369966' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1571464733117369966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1571464733117369966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/12/reinventing-comics.html' title='Reinventing comics'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-7888640105217654317</id><published>2008-12-02T21:07:00.005+01:00</published><updated>2009-05-18T15:32:31.784+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='T'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Spinal Tap</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;This is Spinal Tap&lt;/em&gt;, di Rob Reiner, 1984&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Accidenti, questo è veramente uno dei film più divertenti che abbia visto da un po' di tempo a questa parte. &lt;em&gt;This is Spinal Tap&lt;/em&gt; è un finto documentario dedicato a una rock band inglese inesistente, gli Spinal Tap, che prende in giro tutti i cliché del documentario musicale e quelli del mondo delle pop star. La storia degli Spinal Tap è ispirata in parte ai Beatles e in parte ai Metallica, solo che a differenza di queste due band leggendarie, i Tap hanno vissuto solo un breve momento di gloria e si sono lasciati lentamente morire. Il documentario segue una loro catastrofica tournée negli Stati Uniti dove ne capitano di tutti i colori. I momenti esilaranti si susseguono con ritmo incalzante, ma credo che nulla possa stare a confronto con la scena dei nani di stonhenge: quasi muoio soffocata dalle risate!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-7888640105217654317?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/7888640105217654317/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=7888640105217654317' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7888640105217654317'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7888640105217654317'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/12/spinal-tap.html' title='Spinal Tap'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3705350073168348226</id><published>2008-12-02T20:29:00.004+01:00</published><updated>2009-05-18T15:32:49.081+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stroncature'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='A'/><title type='text'>Autobiografia di uno yogi</title><content type='html'>Paramahansa Yogananda, &lt;em&gt;Autobiografia di uno yogui&lt;/em&gt;, (&lt;em&gt;Autobigraphy of a yogui&lt;/em&gt;) 1946&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'invasione dei santoni indiani in occidente, controffensiva alle agguerrite missioni che cercavano di convertire gli induisti al cristianesimo, avvenne in due ondate. Tutti conosciamo la seconda fase, quella che approfittò della confusione americana per introdurre negli Stati Uniti sette più o meno ortodosse che promettevano la liberazione dalle catene dell'ego materialista. La prima fase, meno nota al grande pubblico, avvenne circa trent'anni prima e fu un fenomeno maggiormente elitario, rivolto alla borghesia europea e americana affascinata dai miti superomistici dell'epoca. La missione di Paramahansa Yogananda in America iniziò negli anni Venti e si protrasse fino alla morte del monaco. Yogananda, che fondò una confraternita di seguaci dello yoga ancor oggi in piena attività, decrisse la sua vita e le sue esperienze di iniziato in questo malloppone autobiografico ritenuto da alcuni una specie di pietra miliare. Questi alcuni però devono avere o una scarsa conoscenza della mistica e degli studi veri sulla religione induista, o una versione del libro diversa da quella che è capitata tra le mie mani. &lt;em&gt;L'autobiografia di uno yogi&lt;/em&gt; è il miglior esempio di infantilismo religioso che mi sia capitato di leggere. Scrivendo questo non voglio però negare la possibilità che qualcuno si sia sentito ispirato da questa storia o che il resoconto delle avventure di Paramahansa non si legga volentieri. Dico solo che il livello di riflessione teologica offerto dal Maestro non mi sembra che vada più in là di quello che si insegna ai bambini del catechismo e che a mio avviso riflette un tipo di personalità altamente dipendente che necessita costantemente una guida per qualsiasi tipo di scelta o di pensiero. La prima parte dell'autobiografia è dominata dalla figura del maestro di Paramahansa, un guru dotato di poteri speciali che ha sempre la risposta adeguata ai bisogni dell'allievo. La struttura delle avventure che costellano la formazione di Paramahansa è più o meno sempre la stessa: il giovane ha un dubbio, un timore o una difficoltà, il maestro lo prende in giro per la sua mancanza di fede e alla fine tutto si risolve in maniera miracolosa. Ovviamente l'infallibilità del maestro è solo il frutto di un pregiudizio fideistico che impedisce all'allievo di vedere la fallibilità del maestro anche quando si manifesta con forza: quello che conta è l'interpretazione, e il maestro si salva sempre in corner. I fatti sono due: o Paramahansa era un ingenuo entusiasta, o raccontava qualche balla.&lt;br /&gt;Ma tralasciando il problema della veridicità dei fatti raccontati, trovo che il libro sia interessante soprattutto per la strategia propagandistica adottata dall'autore. La tattica di Yogananda consiste nell'eliminare la distanza tra il pensiero indù e quello occidentale indicando una serie di analogie tra le credenze induiste e i due principali punti di riferimento della mentalità occidentale, vale a dire il cristianesimo e la scienza. Purtroppo però, le somiglianze riscontrate da Yogananda sono solo superficiali o frutto di forzature e di interpretazioni indebite. Una persona appena appena un pochino preparata in fatto di tradizione cristiana e di epistemologia si rende subito conto che il povero Maestro di scienza e di cristianesimo non ci aveva capito nulla. Yogananda non aveva la minima colpa di tutto questo. Ma il suo libro rimane un monito anche per noi e per la nostra presunzione di capire tradizioni culturali che non ci appartengono.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3705350073168348226?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3705350073168348226/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3705350073168348226' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3705350073168348226'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3705350073168348226'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/12/autobiografia-di-uno-yogi.html' title='Autobiografia di uno yogi'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-2080280587917597914</id><published>2008-12-02T20:22:00.004+01:00</published><updated>2008-12-02T20:29:31.120+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='M'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>La maschera del demonio</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;La maschera del demonio&lt;/em&gt;, di Mario Bava, 1960&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' uno dei primi tentativi della cinematografia italiana del dopoguerra di uscire dal solito tran tran della commedia all'italiana o del melodrammone e di avventurarsi nelle paludi del cinema del terrore.&lt;br /&gt;La storia fa un po' di confusione tra vari racconti della tradizione gotica, ma in fondo quello che conta è l'atmosfera. Abbiamo per protagonista una bella strega che riprende vita dopo trecento anni dalla morte dovuta all'inquisizione e che si vendica dei pronipoti dei suoi assassini ammazzandoli come mosche. Dire che gli effetti speciali sono rudimentali è poco, e rivelare che i fondali sono di cartone è superfluo. Resta tuttavia l'abilità del regista che riscatta la povertà della produzione con la sua enorme inventiva tecnica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-2080280587917597914?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/2080280587917597914/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=2080280587917597914' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2080280587917597914'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2080280587917597914'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/12/la-maschera-del-demonio.html' title='La maschera del demonio'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-2592426457081466534</id><published>2008-12-02T19:53:00.002+01:00</published><updated>2008-12-02T20:21:57.462+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='M'/><title type='text'>Il mio nome è rosso</title><content type='html'>Orhan Pamuk, &lt;em&gt;Il mio nome è rosso&lt;/em&gt;, (&lt;em&gt;Benim adım Kırmızı&lt;/em&gt;), 1998&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando leggo un romanzo generalmente non vedo l'ora di arrivare alla fine, ma con &lt;em&gt;Il mio nome è rosso&lt;/em&gt; è stato diverso. Da una trama costruita sull'incrocio tra il genere giallo e quello rosa ci si aspetterebbe suspance, ma a me non interessava troppo sapere chi avesse ucciso Raffinato, il doratore del laboratorio di miniatura di Zio Effendi, o chi avrebbe scelto di sposare Sekure tra Nero e il fratello del primo marito morto in guerra. Era più interessante lasciarsi catturare dalle innumerevoli digressioni sull'arte della miniatura o dai monologhi dei personaggi, anche quando non avevano nulla a che vedere con il racconto principale.&lt;br /&gt;Siccome la storia è complessa, mi limiterò a segnalare il gusto per il paradosso dell'autore, che riesce a mediare tra la nostalgia per l'antico e l'irresistibile corsa verso il moderno. Il romanzo mette a confronto due modi diversi di vivere e di raccontare la realtà, quello orientale e quello occidentale. Da una parte abbiamo un mondo immobile che vede l'individuo soltanto come lo strumento passivo di una forza trascendente, dall'altro l'emergere di una nuova sensibilità che sposta il punto di vista sulle cose da Dio all'uomo, divenuto arbitro della realtà. Pamuk non sembra schierarsi definitivamente né da una parte né dall'altra.&lt;br /&gt;L'armonia del laboratorio di Zio Effendi è messa a repentaglio dalla decisione del capo miniaturista di regalare al sultano un libro in grado di suscitare l'ammirazione dei rivali veneziani. Nei suoi progetti lo Zio immagina di unire le tecniche occidentali alla sensibilità ottomana rappresentando in miniatura il mondo del sultano. I miniaturisti si lasciano tentare dalle seduzioni della pittura europea, ma allo stesso tempo sono spaventati all'idea di contraddire le leggi coraniche creando delle immagini che non sono più soltanto l'illustrazione di una storia, ma che hanno un valore in sé stesse. Mentre il lettore procede la lettura si rende conto che le miniature commissionate dallo Zio ai suoi aiutanti in realtà una storia ce l'hanno, ed è quella raccontata proprio da Pamuk, insieme a quella narrata dal cantastorie nella taverna di Istanbul che apre il romanzo. Veramente un bel gioco di specchi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-2592426457081466534?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/2592426457081466534/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=2592426457081466534' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2592426457081466534'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2592426457081466534'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/12/il-mio-nome-rosso.html' title='Il mio nome è rosso'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-6974489925125567892</id><published>2008-10-22T17:30:00.002+02:00</published><updated>2008-12-02T21:14:04.172+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='A'/><title type='text'>Alien</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Alien&lt;/em&gt;, di Ridley Scott 1979&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rivisto volentieri. La storia la sappiamo già: l'astronave commerciale Nostromo si imbatte in un messaggio di aiuto proveniente da un pianeta inospitale. Durante l'esplorazione del pianeta uno dei membri dell'equipaggio viene contagiato da Alien, che tenterà di uccidere tutti gli astronauti della Nostromo.E' un film che ha cambiato il modo di pensare alla fantascienza, che resiste al passare del tempo e che riserva sempre brividi e colpi di scena. Come spesso accade, però, la realtà ha superato la fantasia; e se ancor oggi non siamo in grado di ibernare le persone o costruire robot antropomorfi, la grafica dei nostri computer è progredita molto più di quanto si pensasse negli anni '80.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-6974489925125567892?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/6974489925125567892/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=6974489925125567892' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6974489925125567892'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6974489925125567892'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/10/alien.html' title='Alien'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-4516112707979476795</id><published>2008-10-22T17:29:00.001+02:00</published><updated>2008-12-02T21:14:20.832+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P'/><title type='text'>Pepi Luci Bom</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del gruppo&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Pepi, Luci y Bom y las otras chicas del montòn&lt;/em&gt;), di Pedro Almodovar, 1980&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' il film inaugurale della mia seconda stagione madrilena: potevo sceglierne uno migliore? Inutile aspettarsi una trama sensata dal giovane Almodovar. Per vendicarsi di un poliziotto, Pepi coinvolge la moglie di lui, Luci, in un rapporto sadomaso con la cantante punk Bom. Ma alla fine Luci preferirà ritornare dal marito, che era molto più sadico.C'è il ritratto esagerato della movida e la satira sulla società spagnola uscita dal franchismo, ma non è un film da prendersi troppo sul serio. Checché se ne dica, trovo che Almodovar sia un grandissimo misogino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-4516112707979476795?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/4516112707979476795/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=4516112707979476795' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4516112707979476795'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4516112707979476795'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/10/pepi-luci-bom.html' title='Pepi Luci Bom'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-2454712508035434310</id><published>2008-10-22T17:28:00.000+02:00</published><updated>2008-10-22T17:29:51.009+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Casanova</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Casanova&lt;/em&gt;, di Lasse Hallström 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Filmetto di qualche pretesa e scarso risultato questo Casanova da fumetto di Primavera giovani, nonostante il nutrito cast di attori e l'ambientazione lagunare. Se non ci dice nulla sulla Venezia del Settecento, molto ci dice sull'immaginario dell'americano medio e su cosa si aspetta di trovare durante il grand tour italiano. L'interesse per la ricostruzione storica è meno di zero (scena madre: Casanova fugge tra le calli veneziane fino a trovare rifugio nel teatro olimpico di Vicenza nel corso di una lezione universitaria!) e non ci stupriemmo di vedere al polso di qualcuno dei personaggi un bel rolex. Ammetto però, e lo dico seriamente, che la precisione nel caso di questo genere di film non ha molta importanza. Casanova pecca proprio nel suo nucleo, nella banalità delle gag e della trama. E l'umorismo è davvero grossolano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-2454712508035434310?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/2454712508035434310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=2454712508035434310' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2454712508035434310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2454712508035434310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/10/casanova.html' title='Casanova'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-6734361284037076609</id><published>2008-09-27T12:45:00.004+02:00</published><updated>2009-05-18T15:33:09.565+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='N'/><title type='text'>Nelle terre estreme</title><content type='html'>Krakauer Jon, &lt;em&gt;Nelle terre estreme &lt;/em&gt;(&lt;em&gt;Into the wild&lt;/em&gt;), 1996&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo aver visto ben due volte di seguito il film, letto tutte le recensioni su internet e seguito i commenti degli altri spettatori, non mi restava che leggere il libro da cui è stata tratta l'omonima folgorante pellicola. Sperando in un colpo di fortuna ho cercato di procurarmi una delle copie tascabili del libro uscito qualche anno fa. L'edizione economica, ahimè, è andata esaurita e risulta introvabile, sostituita però da una dispendiosa edizione copertinata realizzata per sfruttare l'effetto traino del film. Ho riflettuto un po', ma alla fine ho deciso che valeva la pena anche per me sfruttare l'effetto traino del film, e mi sono comperata il libro senza attendere una nuova versione economica. Non me ne sono pentita.&lt;br /&gt;Ripetiamo per gli assenti. Nel 1990 Christopher McCandless si laurea a pieni voti in storia e antropologia, regala tutti i suoi risparmi a una fondazione benefica e senza dire nulla alla sua famiglia comincia un viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti. Il suo sogno è quello di abbandonare la comunità umana e ritirarsi in Alaska per vivere a contatto con la natura, nutrendosi di bacche e animali selvatici. Il corpo senza vita del ragazzo viene ritrovato due anni più tardi all'interno di un autobus abbandonato nei pressi del parco nazionale di Denali.&lt;br /&gt;In seguito la rivista &lt;em&gt;Outside &lt;/em&gt;commissiona a un alpinista, Jon Krakauer, il compito di raccontare la vicenda in un articolo che suscita numerose e discordanti reazioni tra i lettori. Da qui l'idea di approfondire la storia di Christopher in un libro. Jon Krakauer ricostruisce l'odissea del giovane a partire dai numerosi appunti che ha lasciato e intervistando le persone che incontrò durante le sue peregrinazioni attraverso l'America.&lt;br /&gt;Guardando il film si ha l'impressione di una storia solo liberamente ispirata alla vicenda reale, ma poi leggendo il libro è stupefacente scoprire che tutto è andato come descritto. La sceneggiatura, che riprende pari pari i documenti sopravvissuti e frasi riportate dal libro, si limita a organizzare in maniera più narrativa la storia, sottolineandone alcuni aspetti per dare un tono più universale da romanzo di formazione. Nel complesso però la fedeltà è quasi documentaria.&lt;br /&gt;Il libro offre moltissimi spunti di riflessione, anche grazie alle digressioni di Krakauer su altre esperienze simili a quella di McCandless, compresa la propria. Il testo risente in questo senso delle tecniche di scrittura giornalistiche, e tanto ne trae danno quanto vantaggi. In particolare trovo esagerato l'indugio continuo su vari dettagli ininfluenti per la storia, come il colore della maglietta di Chris etc., più adeguati a un'indagine poliziesca, e la ricerca di patetismo da reportage televisivo del finale, che rimane tuttavia misurato. In molti hanno criticato le parentesi autobiografiche inserite da Krakauer. Personalmente non le considero fastidiose, semmai inappropriate: le analogie tra l'esperienza dell'alpinista e Chris sono solo superficiali. La prospettiva autobiografica finisce per influenzare troppo lo scrittore, conducendolo a una lettura della personalità del ragazzo un po' falsata e a molte indulgenze nei suoi confronti che appaiono esagerate. Krakauer, per esempio, sostiene che Chris sia morto non per impreparazione e ingenuità ma per un banale incidente, cosa che mi pare assai improbabile. La morte per avvelenamento e la morte per inedia sono due cose piuttosto diverse e non è corretto tendere i fatti per farli coincidere con le proprie aspettative.&lt;br /&gt;La recensione del libro mi permette di pubblicare qualche osservazione più appropriata rispetto a quelle che ho scritto in occasione del film. Trovo che Chris sia una figura di grande fascino, per quanto ben lontana dal mio modo di vivere e di pensare, e piuttosto enigmatica. Penso che proprio per questo la sua storia abbia attratto tante persone. Krakauer cerca di darne una rappresentazione quanto più sfaccettata, mostrandone i tanti aspetti anche contraddittori. Chris è al tempo stesso un genio e un idiota, un compagnone e un solitario, un asceta e un esteta, un intellettuale e un uomo di azione, un bugiardo e un fanatico della verità, un egoista e un santo, un libertario ma anche un rigido moralista, aspetti portati sempre all'estremo. Krakauer vede Chris come un adolescente in fuga dalle difficoltà delle relazioni umane e alla ricerca di un limite da affrontare per diventare grande. Per questo motivo insiste molto sull'incidente come causa di morte e tralascia altre piste di indagine. Ora, tutto quello che Krakauer scrive in linea generica è molto valido, ma rischia di perdere di vista la particolarità del carattere di Chris. Lo scrittore, per esempio, abbandona la traccia del disturbo mentale, che io terrei invece in considerazione. Non credo che Chris fosse malato, ma che soffrisse di qualche disordine dello sviluppo unito a grandi capacità intellettuali. Mi fa pensare ciò non tanto la scelta che i più riterrebbero folle di abbandonare il mondo, quanto alcuni particolari riportati nel libro, come l'osservazione che Chris "vedeva gli alberi, ma non la foresta" e gli stralci di diario in terza persona, sintomi che mi fanno sospettare qualche forma di disagio, un leggero autismo ad alto rendimento o il principio di un disturbo schizoide. Ma tant'è, e poi non ho le conoscenze adeguate per avventurarmi in diagnosi.&lt;br /&gt;Sono validi i parallelismi riportati da Krakauer con le esperienze religiose dei padri del deserto e vorrei ricordare, per restare in ambito italiano, la figura non tanto di San Francesco quanto quella di San Luigi Gonzaga.&lt;br /&gt;Per quel che riguarda Christopher McCandless non penso che ci sia molto da capire o da giudicare. Ci sono delle persone che nascono così, che fanno il loro percorso e che non danno fastidio a nessuno, se si esclude il dolore provocato alla famiglia. Chris fece le proprie scelte e probabilmente visse e morì come desiderava; se si fosse adattato alla società avrebbe vissuto più a lungo, ma meno felice. Direi che il suo comportamento fosse ispirato a una esasperata ricerca di purezza, così come la nostra cultura la intende. La sua celebrazione come eroe romantico o come santo è ambivalente. Trovo che il comportamento di Chris fosse molto simile, nelle motivazioni e negli esiti, a quello delle anoressiche: stesso rigore, stessa aspirazione estetica, stessa determinazione nel perseguimento dei propri obiettivi. Nel passato molte anoressiche erano venerate come sante; ma oggi, chi lo farebbe?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-6734361284037076609?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/6734361284037076609/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=6734361284037076609' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6734361284037076609'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6734361284037076609'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/09/nelle-terre-estreme.html' title='Nelle terre estreme'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-105425574967928271</id><published>2008-09-27T12:30:00.003+02:00</published><updated>2008-09-27T12:45:37.752+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><title type='text'>Chaltron Hescon</title><content type='html'>Labranca Tommaso, &lt;em&gt;Chaltron Hescon&lt;/em&gt;, 1998&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo deciso di leggerlo molto tempo fa, ma questo libro sembrava introvabile. Finalmente ne ho scovato una copia nella biblioteca della mia università, e sono bastate poche ore perché me lo leggessi tutto.&lt;br /&gt;Tommaso Labranca definisce cialtroneria una forma particolare di disonestà e pigrizia intellettuale che ripete in forme volgari i peggiori luoghi comuni. Gli antidoti principali alla cialtroneria sono una buona dose di sarcasmo, un realismo che livelli i diversi piani culturali e la commistione di generi.&lt;br /&gt;Il libro non è un saggio nè un romanzo, ma una divagazione mista sul tema della cialtroneria nella cultura europea e in particolare italiana. Ce n'è veramente per tutti ed è strano vedere come a dieci anni di distanza i protagonisti della pseudo cultura e della pseudo politica italiane siano sempre gli stessi. Peccato constatare che il libro non sia invecchiato.&lt;br /&gt;Non credo che si debba prendere sul serio il tono polemico del libro. La cialtroneria serve più che altro come sfondo contro il quale far emergere gli anti cialtroni, cioè la generazione degli scrittori cannibali che durante la seconda metà degli anni Novanta sembravano sul punto di rivoluzionare il nostro stantio panorama culturale. Ma chi c'è rimasto di loro? Sentiamo più parlare di Aldo Nove? Di Isabella Santacroce? Restano sulla cresta dell'onda soltanto Ammaniti e Luttazzi, ma piuttosto abbacchiati.&lt;br /&gt;Labranca non riesce nemmeno a nascondere il suo gusto per la cialtroneria, elevata a categoria estetica, e a trasmettere questo suo amore al suo lettore. &lt;em&gt;Chaltron Hescon&lt;/em&gt;, secondo me, è una grande celebrazione del cattivo gusto contemporaneo e per questo mi piace.&lt;br /&gt;Divagazione personale. Tra i film recentemente visti penso che si possa definire anti cialtrone &lt;em&gt;Juno &lt;/em&gt;mentre trovo sublimamente cialtrone &lt;em&gt;Brokeback Mountain&lt;/em&gt;. Provare per credere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-105425574967928271?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/105425574967928271/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=105425574967928271' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/105425574967928271'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/105425574967928271'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/09/chaltron-hescon.html' title='Chaltron Hescon'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-4027769359103182540</id><published>2008-09-21T15:52:00.003+02:00</published><updated>2009-05-18T15:33:26.224+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Into the wild</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Into the wild&lt;/em&gt;, di Sean Penn 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ho cominciato a vederlo mi sono detta: "Che palle", quando ho finito ho esclamato: "Geniale!".&lt;br /&gt;Il film racconta con varie licenze poetiche gli ultimi due anni di vita di Chris Maccandless, un vagabondo americano con il sogno della fuga in Alaska per sperimentare una vita a contatto con la natura selvaggia e libera da ogni legame. Nel 1990 Chris si laurea a pieni voti, dà in beneficenza i suoi risparmi, cambia il proprio nome in Alexander Supertramp e scompare senza dire nulla alla propria famiglia. All'inizio del film lo troviamo in Alaska. Con un'attrezzatura insufficiente, scarsa esperienza di sopravvivenza nella foresta e tanto ingenuo idealismo lo vediamo allontanarsi nella steppa innevata e trovare per caso rifugio in un autobus abbandonato, la sua nuova casa. Il film è diviso in cinque capitoli, che affrontano ciascuno un diverso stadio del percorso di Alex sia nei due anni di vagabondaggio per gli Stati Uniti che durante il soggiorno in Alaska.La prima parte del film va per le lunghe e irrita assai. Assistiamo ai primi passi entusiasti di Alex alla ricerca di uno spazio deumanizzato, lontano dalla società complessa delle città. Ma anche nella foresta più fitta emergono i segni di un'antropizzazione invadente. Il regista sembra mettercela tutta per creare un senso di identificazione con il ragazzo: ci sono tonnellate di fotografie di paesaggio, incontri con personaggi divertenti, momenti estatici e situazioni trasgressive. Ma è una falsa pista, come falsa è la pseudospiegazione psicologista dell'asocialità del giovanotto come risposta all'ipocrisia di una famiglia molto attenta alle apparenze ma in realtà distrutta dall'interno. In realtà Sean Penn non fa nulla per nascondere i limiti di Alex: il suo moralismo, la sua visione del mondo manichea, l'arroganza, la mancanza di compassione, il rifiuto della complessità del mondo. Il comportamento di Alex non è negazione, ma espressione di un atteggiamento borghese nei confronti della realtà. Chris crede di sapere tutto perché ha letto molti libri, affronta la natura come un cittadino che l'ha vista spesso nei documentari ma raramente l'ha vissuta, si sente onnipotente e crede che basti cambiare un nome per cambiare le cose. E' astratto, è On the road trent'anni dopo. Questo nella prima parte, anche se già emergono i segni di una rottura rispetto alle aspettative. Ciò avviene grazie all'incontro con una coppia di anziani frikkettoni, che gli ricordano come anche il mondo degli hippies non sia tutto rose e fiori. Quello che Chris non sa è che la sua fuga dall'umanità e da sé stesso è una ricerca dell'umanità e di sé stesso. Nel corso delle sue peregrinazioni gli vengono offerte molte occasioni di crescita, occasioni che non è pronto a cogliere: l'episodio del vecchio con il telefono a gettoni, la scoperta del dolore segreto di Jan, la richiesta d'amore da parte di Tracy prima e dell'anziano ufficiale poi. Ma Alex ha in mente solo l'Alaska. Lì non troverà quello che credeva di cercare, ma quello che non sapeva di stare cercando. La sua visione idealistica di una natura docile e dominabile si trasforma in esperienza reale con l'episodio della caccia all'alce, quando Alex viene per la prima volta a contatto con la violenza delle terre selvaggie e con i propri limiti. Sarà questo aspetto a far riscoprire al giovane il valore della propria umanità e a fargli ritrovare sé stesso.&lt;br /&gt;P.S. Devo aggiungere delle note che ho dimenticato di trascrivere. Chris è un personaggio al quale ci si affeziona particolarmente, soprattutto quando lo vediamo combattere con le difficoltà della foresta e crescere. Rappresenta la forza, il coraggio e la determinazione dei giovani. Le scene finali della pellicola, quando Chris ottiene la saggezza, sono perfette.&lt;br /&gt;Veramente trovo che questo spirito di giovinezza sia un aspetto sottovalutato nella società contemporeanea. Forse Chris non stava combattendo contro il falso sé imposto dalla società dei consumi, quanto contro la perdita di identità causata da un mondo dove non esistono più difficoltà da superare e rischi da correre per trovare il proprio valore.&lt;br /&gt;Penso anche a questioni sociali più generiche. Nelle civiltà arcaiche esisteva sempre uno spazio per quelli che non erano disposti a sobbarcarsi il prezzo del contratto sociale (monaci asceti in India, pazzi erranti in Giappone e così via). In Europa rimangono solo gli zingari, sperando che riescano a sopravvivere nonostante tutta l'ostilità che esiste nei loro confronti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-4027769359103182540?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/4027769359103182540/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=4027769359103182540' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4027769359103182540'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4027769359103182540'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/09/into-wild.html' title='Into the wild'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-8883531021088878532</id><published>2008-09-21T15:51:00.003+02:00</published><updated>2009-05-18T15:33:41.614+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stroncature'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Caramel</title><content type='html'>Film,&lt;em&gt; Caramel&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Almodovar alla siriana, ma potremmo essere a Delhi, come a Pechino come a Catania. Il film ruota intorno alle avventure sentimental-esistenziali di un gruppo di parrucchiere, che nonostante le avversità rimangono tutte amiche e solidali secondo il più trito cliché. Nulla avviene nel film che non sia pienamente prevedibile. Trascurabile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-8883531021088878532?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/8883531021088878532/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=8883531021088878532' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8883531021088878532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8883531021088878532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/09/caramel.html' title='Caramel'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-4036133060667992689</id><published>2008-09-21T15:51:00.001+02:00</published><updated>2008-09-21T15:51:37.927+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='J'/><title type='text'>Juno</title><content type='html'>Film, Juno, 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sì,è vero, Juno sembra tagliato apposta per profumare di Sundance, ma pazienza. Rimane un film originale e spiazzante, una ventata d'aria fresca sul veterofemminismo e il puritanesimo americano. Juno ha sedici anni, fa l'amore per gioco e rimane incinta. L'opzione immediata è l'aborto, che però non avviene per un motivo completamente accidentale: Juno si presenta in clinica ma rimane disgustata dallo squallore del posto e decide di fare da sé. Porterà avanti la gravidanza e lascerà il bambino in adozione a una famiglia di sua scelta.Finalmente vediamo una donnina padrona del proprio destino che non rifiuta né accetta il ruolo materno, ma lo vive senza drammi. C'è una bella galleria di personaggi femminili accompagnata da una serie di personaggi maschili all'altezza (se si esclude il candidato papà adottivo), tanto per sfatare l'altro feticcio veterofemminista dell'uomo bastardodentro. Il punto debole: c'è qualcosa nel comportamento di Juno che trovo poco risolto, e credo che qui il problema stia proprio nella sceneggiatura. La scelta di non abortire avviene in maniera rapida e un po' accidentale. Non si capisce insomma per quale motivo Juno non si sottoponga all'intervento, visto che per il resto del film si comporta e agisce dimenticandosi completamente del proprio bambino, come se la gravidanza fosse qualcosa che sta capitando a un altro e non a lei.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-4036133060667992689?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/4036133060667992689/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=4036133060667992689' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4036133060667992689'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4036133060667992689'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/09/juno.html' title='Juno'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-1266002606515979565</id><published>2008-09-21T15:50:00.003+02:00</published><updated>2008-09-21T15:53:03.915+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='S'/><title type='text'>Sognando Beckham</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Sognando Beckham&lt;/em&gt; (Bend it like Beckham)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Storiella prevedibile ma simpatica di Jasminder, ragazzina indiana cresciuta a Londra con la fissa del pallone. Riuscirà a superare i pregiudizi del mondo che la circonda e a realizzare il suo sogno di giocare in una vera squadra di calcio? La risposta è scontata, ma Sognando Beckham è quel genere di film che non delude le aspettative dello spettatore, a costo di riuscire favolistico e inverosimile. Lo scopo del regista, evidentemente, è quello di realizzare un prodotto vendibile tanto sul mercato indiano, quanto su quello europeo: l'omaggio a Bollywood sta nel carattere consolatiorio della trama e nella scelta di un attore famoso come quello che interpreta il papà di Jess, mentre i gusti occidentali saranno attratti dalla storia da "sogno americano" e dall'atmosfera femminista. C'è anche la volontà di appianare le differenza tra indiani e inglesi, con il parallelismo tra i pregiudizi degli uni e degli altri. Chi conosce la filmografia bollywoodiana sa bene che l'ideologia cinematografica indiana è ben lontana da quella di Sognando Beckham.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-1266002606515979565?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/1266002606515979565/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=1266002606515979565' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1266002606515979565'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1266002606515979565'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/09/sognando-beckham.html' title='Sognando Beckham'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-6533295774062427758</id><published>2008-09-21T15:49:00.002+02:00</published><updated>2009-05-18T15:33:57.037+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='R'/><title type='text'>Change e La realtà della realtà</title><content type='html'>Watzlawick Paul, &lt;em&gt;Change&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;La Realtà della realtà (How real is real&lt;/em&gt;?), 1974 e 1976&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due libri che affrontano in termini divulgativi alcune delle questioni prese in considerazione dalla Scuola di Palo Alto. Change interpreta la fenomenologia del cambiamento attraverso categorie matematiche. L'interesse per il modo in cui un elemento della realtà può essere modificato nasce dalla pratica psicoterapeutica e da una diversa interpretazione della difficoltà mentale. Secondo questo orientamento il disagio psichico può essere letto come un tentativo fallito di adattarsi a nuovi contesti. Il motivo per cui gli sforzi del soggetto non vengono premiati consiste nel fatto che l'individuo insiste a variare elementi dello stesso livello logico, mentre solo un salto al livello logico superiore potrebbe risolvere il problema. Detto in maniera più semplice: quando sogniamo di essere inseguiti possiamo correre e saltare a più non posso, ma solo svegliandoci possiamo sfuggire davvero all'inseguitore.La realtà della realtà si allontana dall'ambito psicoterapeutico per mostrare fino a che punto la comunicazione contribuisce alla creazione della realtà. Il libro si legge piacevolmente, attingendo esempi dagli ambiti più disparati, dal mondo delle spie a quello delle serie matematiche.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-6533295774062427758?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/6533295774062427758/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=6533295774062427758' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6533295774062427758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6533295774062427758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/09/chabge-e-la-realt-della-realt.html' title='Change e La realtà della realtà'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-7251225988976972306</id><published>2008-09-03T19:02:00.003+02:00</published><updated>2008-09-03T19:09:05.576+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P'/><title type='text'>Persepolis</title><content type='html'>Marjane Satrapi, &lt;em&gt;Persepolis, &lt;/em&gt;2000&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho resistito alla tentazione di leggermi anche il fumetto, che ho divorato in due ore e mezzo due. E pensare che all'autrice sono stati necessari sette anni per completarlo!&lt;br /&gt;Mentre il film è un prodotto elaborato in gruppo, con una maggiore consapevolezza delle aspettative del pubblico, il fumetto rimane la creazione di una persona sola ed è perciò maggiormente legato alla sua cultura di provenienza. Nel libro sono perciò meno marcati alcuni feticci della cultura francese radical-chic come il veterofemminismo e la nostalgia comunista. L'occidente, inoltre, appare molto meno trionfalistico. Anche la figura della nonna, fortunatamente, rimane più defilata.&lt;br /&gt;Per quanto non manchino affatto passaggi duri, l'atmosfera generale è molto meno sconsolata della versione cinematografica.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-7251225988976972306?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/7251225988976972306/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=7251225988976972306' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7251225988976972306'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7251225988976972306'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/09/persepolis.html' title='Persepolis'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-7209735711863754683</id><published>2008-08-29T15:35:00.003+02:00</published><updated>2008-08-29T15:51:51.382+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L'/><title type='text'>Il libro nero della psicoanalisi</title><content type='html'>Catherine Mayer (a cura di) &lt;em&gt;Il libro nero della psicoanalisi&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Le livre noir de la psychoanalise&lt;/em&gt;), 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo averlo lungamente corteggiato ho deciso di uscirci insieme. Queste sono state le parole che ho rivolto alla cassiera della libreria quando mi sono presentata con questo losco malloppone di settecento pagine, tutto rilegato in nero.&lt;br /&gt;Ne avevo sentito parlare a Parigi, passeggiando tra i corridoi delle sue infinite librerie dove il reparto "Psicoanalisi" ancora sostituisce quello "Psicologia". In effetti, lo strapotere di questo indirizzo terapeutico è una buona metafora di una certa parte della cultura francese.&lt;br /&gt;Il libro raccoglie una quarantina di saggi, spesso brevissimi, scritti dagli autori più disparati. Ciò che li accomuna, nella maggior parte, è di essere tutti dei delusi della psicoanalisi presto passati a nuovi orientamenti. Ci sono testi di psicologi, scienziati, pazienti, scrittori e così via.&lt;br /&gt;Nel mio caso c'era poco da convincere, perché da parecchio tempo la psicoanalisi è diventata per me l'equivalente di una "fase adolescenziale" ormai finita. Ma questo non è vero per tutti, soprattutto al di là delle alpi.&lt;br /&gt;Il libro me lo sono letteralmente divorato, grazie anche a un tremendo raffreddore che come un temporale estivo mi ha colpita nel bel mezzo delle vacanze. Speravo di trovarmi tra le mani un testo di divulgazione scientifica. E invece no, &lt;em&gt;Il libro nero&lt;/em&gt; è un saggio politico, persuasivo, tendenziosamente orientato a screditare la psicoanalisi a favore delle terapie cognitivo-comportamentali. Ora, niente di male a screditare la psicoanalisi con gli argomenti delle prove scientifiche e del ragionamento. Ma perché farlo invece con quelli dell'enfasi retorica? La maggior parte dei saggi è davvero interessante e ben scritta, specie quelli sulla storia delle falsificazioni dei dati compiute da Freud: ma le testimonianze dei pazienti delusi a cosa servono? Inoltre, per quanto anch'io ritenga che l'indirizzo cognitivo comportamentale abbia rappresentato un enorme sviluppo rispetto ai metodi di indagine di cent'anni fa, perché chiudo il volume con un certo senso di irritazione? Ovviamente, questo non è vero per tutti i saggi. Ho amato in particolar modo quello di Ellis. Ma nel complesso trovo più corrosivo ed efficace il libro di Luciano Mecacci &lt;em&gt;Il caso Marylin M. e altri disastri della psicoanalisi&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;Insomma, l'intento è molto buono, il risultato in qualche caso al di sotto delle possibilità. E' vero però che coordinare gli scritti di così tanti autori non è facile. Resto perciò su un giudizio medio alto, con qualche riserva.&lt;br /&gt;L'edizione italiania però è veramente scadente, piena di errori di traduzione e di sviste ortografiche. In uno dei saggi il nome di uno degli amici di Freud,  Wilhelm Fliess, diventa ogni tanto Fleiss... solo per citare uno dei refusi più irritanti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-7209735711863754683?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/7209735711863754683/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=7209735711863754683' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7209735711863754683'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7209735711863754683'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/08/il-libro-nero-della-psicoanalisi.html' title='Il libro nero della psicoanalisi'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-7171164777471177259</id><published>2008-08-29T15:23:00.002+02:00</published><updated>2008-08-29T15:35:37.365+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='D'/><title type='text'>Il diavolo dagli occhi blu</title><content type='html'>Muhammad Michael Knight, &lt;em&gt;Il diavolo dagli occhi blu&lt;/em&gt;, (&lt;em&gt;The blue-eyed devil&lt;/em&gt;) 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Punk e islam suonano come due concetti irreconciliabili, specie all'orecchio dell'europeo medio che dell'uno e dell'altro ha vaghe notizie ricavate dalla televisione. Leggendo il libro di Muhammad Knight, docu-romanzo (si può dire?) sulla vita dell'autore dopo il successo del primo racconto &lt;em&gt;Islampunk &lt;/em&gt;(The Taquacores), è normale cambiare idea. Non è tanto l'islam a essere riletto in un'ottica punk, quanto il punk, come rifiuto del sistema capitalistico occidentale, a essere individuato al centro del risveglio musulmano nel mondo. O sarebbe meglio dire, in America. In effetti, non vedo dove se non in questo continente sarebbe possibile elaborare un'ideologia così paradossale. Comunque.&lt;br /&gt;L'autore è un americano irlandese proveniente da una famiglia scarcassata che nel corso della prima adolescenza si converte all'islam, va in Pakistan con il sogno di fare il mullah, torna in America, poi si pente di essersi convertito, poi si pente di essersi pentito. Insomma, difficile capire se Knight ci è o ci fa. Raggiunta la maggiore età scrive un romanzo di successo ambientato in una singolare comunità di punk musulmani. Nel libro successivo, &lt;em&gt;Il diavolo dagli occhi blu&lt;/em&gt;, Knight racconta del suo viaggio da una parte all'altra degli Stati Uniti per ripercorrere la storia dell'islamismo americano, dalle prime forme eterodosse (l'aggettivo è un eufemismo) inventate dai neri americani a quelle dei giovani immigrati di seconda generazione.&lt;br /&gt;All'inizio sembra di stare in un On the road cinquant'anni dopo, noioso come il libro di Kerouac ma senza la scusa di essere originale. Con lo scorrere delle pagine sorge però una certa curiosità verso un ambiente anticonformista, allo stesso tempo domestico ed esotico, e infine nasce vera e propria simpatia. Specie per i five percenters, con il loro modo buffo di esprimersi.&lt;br /&gt;Glielo diamo un sette+? Via, siamo buoni, 7+.&lt;br /&gt;Ma, lo dico al correttore bozze della casa editrica, attenzione agli errori di ortografia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-7171164777471177259?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/7171164777471177259/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=7171164777471177259' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7171164777471177259'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7171164777471177259'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/08/il-diavolo-dagli-occhi-blu.html' title='Il diavolo dagli occhi blu'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-854873965832096113</id><published>2008-08-09T09:17:00.002+02:00</published><updated>2009-05-18T15:34:18.436+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='T'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Thank you for smoking</title><content type='html'>Film, Jason Reitman, &lt;em&gt;Thank you for smoking&lt;/em&gt;, 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nick ufficialmente è il vice presidente dell'Accademia per gli studi sul tabacco, in pratica è un lobbysta al servizio dei megaproduttori di sigarette. In un mercato dove l'immagine è prodotto al 50% il fumo rischia di sparire, ma l'abilità argomentativa di Nick riesce a superare qualsiasi ostacolo. Nel film lo vediamo alle prese con un senatore ambientalista, talk show televisivi anticancro, terroristi salutisti e giornaliste d'assalto. In un modo o nell'altro Nick è capace di rivoltare tutte le frittate e di avere sempre ragione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scegliendo il punto di vista del lobbysta, il regista riesce a dare alla storia un taglio problematico e divertente sconosciuto alle fiction di denuncia di Michael Moore. E' abbastanza chiaro che il punto in questione non è il fumo di sigarette (durante tutta la pellicola si ripetono le occasioni per ricordare la pericolosità del tabacco e l'aggressività truffaldina delle aziende che lo producono). Il fumo è un pretesto per raccontare come viene creata l'immagine di un prodotto attraverso l'alleanza di diversi poteri forti, l'influenza dell'economia sulla politica e la forza della persuasione. Non basta essere dalla parte del giusto per vincere una causa, bisogna anche saper argomentare correttamente. Una lezione vecchia come il mondo già presente nel buon Aristotele.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non solo. In gioco c'è anche la libertà personale, stretta tra gli interessi dei grandi e la parzialità dell'informazione. Scegliere un punto di vista impopolare forza lo spettatore a mettere in dubbio ciò che sa e a rivalutare criticamente le proprie certezze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'idea di spiegare la retorica tramite la commedia è veramente originale e le gag divertenti si inseguono una dopo l'altra. Un po' ruffiana la presenza del bambino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-854873965832096113?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/854873965832096113/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=854873965832096113' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/854873965832096113'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/854873965832096113'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/08/thank-you-for-smoking.html' title='Thank you for smoking'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3786698908856618405</id><published>2008-08-03T08:35:00.000+02:00</published><updated>2008-08-03T08:36:01.852+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='D'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Dal tramonto all'alba</title><content type='html'>Film, Robert Rodriguez, &lt;em&gt;Dal tramonto all'alba&lt;/em&gt;, 1998&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un film consapevolmente idiota e fiero di esserlo. La prima parte è praticamente Pulp Fiction, la seconda un puro delirio di serie B. Ma non anticipo nulla, per non rovinare la sorpresa a quei pochi che ancora non lo hanno visto. Secondo me la pellicola funziona proprio perché sembra prendersi così sul serio fino a metà: il contrasto con il seguito è davvero sorprendente. Gli autori devono essersi divertiti da matti a girarla, specie Tarantino nella parte dello squilibrato, talmente credibile da far sorgere qualche dubbio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3786698908856618405?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3786698908856618405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3786698908856618405' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3786698908856618405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3786698908856618405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/08/dal-tramonto-allalba.html' title='Dal tramonto all&apos;alba'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-231367011186672777</id><published>2008-08-03T08:33:00.000+02:00</published><updated>2008-08-03T08:35:26.274+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P'/><title type='text'>Persepolis</title><content type='html'>Film, Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud, &lt;em&gt;Persepolis&lt;/em&gt;, 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tratto dall'omonimo fumetto di Marjane Satrapi, racconta la vita dell'autrice a cavallo tra Iran ed Europa. E' piuttosto riuscito il modo in cui i realizzatori hanno tradotto in cartone animato il fumetto senza tradire lo stile originale della Satrapi. Conosco il fumetto per averlo letto di nascosto in diverse librerie italiane e francesi: costa troppo perché pensi seriamente ad acquistarlo. Mi pare che ci sia qualche differenza, qualche taglio necessario, ma nulla di grave.I temi in gioco sono due: la storia dell'Iran dagli anni '70 ai giorni nostri e le difficoltà di una giovane immigrata a inserirsi nel contesto europeo. Avrei preferito che fosse dato più spazio al tema politico, chiarendo fatti che possono essere ignoti al pubblico di oggi (per esempio: il legame tra dissidenza e comunismo) e alleggerendo i contorni biografici. La storia d'amore con Marcus però ha qualcosa di leggendario!&lt;br /&gt;Il film nel complesso è davvero triste. Ma la sua tristezza non sgradevole quanto il forte retrogusto gauche-caviar del cartone.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-231367011186672777?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/231367011186672777/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=231367011186672777' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/231367011186672777'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/231367011186672777'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/08/persepolis.html' title='Persepolis'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3116168072111851385</id><published>2008-07-28T16:17:00.002+02:00</published><updated>2008-07-28T16:31:13.604+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='F'/><title type='text'>Fight club</title><content type='html'>Film, David Fincher, &lt;em&gt;Fight club&lt;/em&gt;, 1999&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per certi versi film profetico, Fight club racconta l'incontro di Jack con l'eccentrico Tyler Durden, incarnazione di tutte le proprie fantasie narcisistiche. Quanto Jack è conformista e sfigato, tanto più Tyler è sicuro di sé, bello e vincente. Dopo una serie di disavventure Jack si trasferisce a casa di Tyler e fonda con lui un fight club, un circolo di boxe clandestina dove i soci possono darsela di santa ragione. Jack ammira la filosofia antimainstream di Tyler e trova nelle idee dell'amico una valvola di sfogo alle proprie frustrazioni urbane. Ma con il passare del tempo e con l'aumentare del successo dei fight club l'azione di Tyler si fa sempre più distruttiva.&lt;br /&gt;La parte migliore del film è all'inizio, quando descrive la vita alienante di Jack con ironia e trovate originali. Il resto è una descrizione attendibile di come nasce una setta terroristica e di come vi si entra a far parte. Tyler è una figura carismatica che riesce a incanalare le insoddisfazioni dei suoi seguaci promettendo loro nuove forme di libertà. I suoi discorsi sono attraenti, sensati, apparentemente ragionevoli. Ma se impossibile è condurre una vita completamente libera, ancora più impossibile è costringere gli altri a diventare liberi. Non a caso, tutti gli aderenti del fight club finiranno per trasformarsi in macchine prive di volontà e totalmente asservite ai piani megalomani di Tyler.&lt;br /&gt;La grande differenza rispetto alle sette politiche o religiose attuali è che la promessa di Tyler non va nella direzione della liberazione attraverso l'abbandono del dolore ma attraverso la riscoperta della sofferenza. In questo senso siamo abbastanza lontani dall'ideologia new age e più vicini a quella di alcune sette politiche terroristiche. Il finale con i palazzi che esplodono appare con il sen di poi veramente sinistro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3116168072111851385?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3116168072111851385/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3116168072111851385' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3116168072111851385'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3116168072111851385'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/07/fight-club.html' title='Fight club'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3733226942962840173</id><published>2008-07-28T16:15:00.001+02:00</published><updated>2009-05-18T15:34:35.335+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='D'/><title type='text'>Il desiderio delle Indie</title><content type='html'>Gian Carlo Roscioni, &lt;em&gt;Il desiderio delle Indie&lt;/em&gt;, 2001&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il volume nasce dalla lettura delle candidature alle missioni extraeuropee conservate negli archivi dell'ordine gesuita. A partire dai documenti originali l'autore ricostruisce le motivazioni e le speranze di tanti giovani italiani che vedevano nei viaggi verso oriente un'opportunità di realizzazione personale. Il numero di candidati che chiedevano di essere spediti in India o in Giappone per farsi squartare dagli indigeni ha qualcosa di impressionante. Perché le difficoltà del viaggio e dell'attività evangelizzatrice, più che dissuadere, attiravano i ragazzi. Per certi aspetti è facile capirli, per altri un po' meno. Adolescenti inquieti, desiderosi di voltare le spalle allo stile di vita occidentale e di cercare avventure in Asia ne abbiamo visti tanti anche durante il secolo scorso e quello attuale. Evidentemente i gesuiti erano abilissimi nel cavalcare la confusione giovanile per attirare nuovi membri nel proprio ordine. Per questioni di lavoro mi sono capitati per le mani dei documenti interessantissimi in cui si consigliano i genitori di sorvegliare i ragazzini e di osservare se diventano troppo inclini alla religione o troppo devoti di qualche padre spirituale. La possibilità che il rampollo risolvesse la propria crisi esistenziale entrando nei gesuiti era troppo elevata. Ma c'è di più.&lt;br /&gt;La rigida educazione gesuitica sviluppava un ardente desiderio di servire la chiesa fino alla morte. E quale miglior occasione della missione tra gli infedeli? L'esaltazione dei padri caduti in missione dopo atroci tormenti doveva smuovere la fantasia degli allievi procurando loro la prospettiva di un avvenire eroico. Spesso il padre provinciale archiviava le richieste come espressione di superbia. L'aspetto più singolare di questa strana vicenda riguarda le delusioni che potevano riservare le Indie ai pochi fortunati che vi ci erano spediti. I racconti più interessanti riguardano il padre Acquaviva, un gesuita che per sete di martirio costrinse praticamente degli indiani riluttanti a ucciderlo; e i gesuiti ricevuti alla corte dell'imperatore Akbar, che non aveva alcuna intenzione né di convertirsi al cristianesimo né tantomeno di uccidere i curiosi ospiti. I poveri missionari rientrarono a Goa doppiamente delusi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3733226942962840173?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3733226942962840173/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3733226942962840173' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3733226942962840173'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3733226942962840173'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/07/il-desiderio-delle-indie.html' title='Il desiderio delle Indie'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3869314997104487785</id><published>2008-07-12T10:52:00.001+02:00</published><updated>2008-07-12T11:04:22.158+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='V'/><title type='text'>Vita della monaca alfiere</title><content type='html'>Catalina de Erauso, &lt;em&gt;Vita della monaca alfiere scritta da lei stessa&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è qualcosa in questa storia che non mi convince molto, benché pare che esistano molti documenti comprovanti la realtà dei fatti narrati e abbia già letto resoconti dell’epoca su donne guerriere. Il racconto è tratto da una memoria autografa consegnata al re di Spagna da Caterina stessa, un’avventuriera del Seicento che, fuggita bambina dal convento cui era stata affidata, passò gran parte della sua vita tra l’Europa e l’America partecipando a varie guerre, giocando d’azzardo e uccidendo svariati nemici. Sempre spacciandosi ovviamente per uomo e senza suscitare il minimo sospetto nei suoi soci, tanto da essere finalmente provata vergine da una commissione di ostetriche.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Forse era ver, ma non però credibile...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;almeno qualche particolare deve essere stato inventato.&lt;br /&gt;Nonostante le promesse del titolo, il libro si rivela più noioso del previsto, soprattutto per le scarse doti narrative dell’autrice, ma permette di constatare direttamente la violenza di un’epoca nella quale la mano correva veloce al coltello e la corruzione era uno dei sistemi più delicati per salvarsi la pelle.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3869314997104487785?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3869314997104487785/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3869314997104487785' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3869314997104487785'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3869314997104487785'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/07/vita-della-monaca-alfiere.html' title='Vita della monaca alfiere'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-6219556941983571275</id><published>2008-07-12T10:44:00.002+02:00</published><updated>2008-07-12T10:49:20.349+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='R'/><title type='text'>Racconti dispersi</title><content type='html'>Carlo Emilio Gadda, &lt;em&gt;Racconti dispersi&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo libretto di racconti mi fu donato da una rappresentante Garzanti come edizione promozionale fuori commercio. L’ho lasciato sullo scaffale per tanto tempo prima di dare inizio alla mia campagna di lettura dei volumi dimenticati. I racconti sono di qualità diversa e testimoniano l’evoluzione dello stile dell’autore, che rimane sempre riconoscibile nonostante le grandi differenze tra un testo e l’altro. Ho trovato particolarmente godibile il ritrattino del “Seccatore”, letto durante una emissione radiofonica diretta in quegli anni da Gadda stesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-6219556941983571275?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/6219556941983571275/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=6219556941983571275' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6219556941983571275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6219556941983571275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/07/racconti-dispersi.html' title='Racconti dispersi'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3287424741427843473</id><published>2008-07-03T14:25:00.003+02:00</published><updated>2009-05-18T15:34:47.225+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='T'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><title type='text'>Il Tao di Winnie Pooh</title><content type='html'>Benjamin Hoff, &lt;em&gt;Il tao di Winnie Pooh (The Tao of Pooh&lt;/em&gt;), 1982&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'autore sceglie di spiegare i principi del taoismo attraverso alcuni brani tratti dai libri di Winnie Pooh, raggiungendo risultati di grande piacevolezza ed efficacia. Il taoismo non è una religione, non è una filosofia, non è una corrente mistica, ma è un atteggiamento. Nonostante il primo capitolo del manualetto sia dedicato a illustrare il contesto storico entro cui si presentò la Via del Tao, l'autore trascura per comprensibilissime ragioni di parlare della natura politica di questa dottrina. Trovo invece che il rapporto tra indirizzi mistici e applicazioni politiche sia una questione di grande rilevanza, per il fatto che spesso ciò che è validissimo sul piano dell'interiorità risulta deleterio per l'organizzazione sociale.&lt;br /&gt;Prendiamo per esempio il principio del &lt;em&gt;Wu Wei&lt;/em&gt;, cioè della &lt;em&gt;Non azione&lt;/em&gt;. Secondo il taoismo il modo migliore per affrontare i problemi consiste nel lasciare che questi si risolvano da soli, permettendo alle leggi naturali di organizzazione del cosmo di mantenere un equilibrio. Spesso i problemi nascono proprio dall'azione, cioè da un intervento contrario all'armonia generale, e si perpetuano attraverso il tentativo di risolverli attraverso gli stessi mezzi che li hanno generati, vale a dire ancora più azione. Mi pare che questo principio sia ragionevolissimo in termini globali, ma che possa fallire quando incorniciamo dei singoli ambiti di intervento. Pensiamo per esempio al liberalismo assoluto in campo economico, che sappiamo benissimo non funzionare. Del resto, anche l'elaborazione di regole può essere interpretato come un meccanismo spontaneo. Insomma, meglio troncare qui l'argomento, per non impantanarci nei paradossi della spontaneità.&lt;br /&gt;Molto efficace sotto il profilo politico trovo possa essere semmai l'interpretazione del &lt;em&gt;Wu Wei &lt;/em&gt;come rispetto della natura delle cose, vale a dire azione adattata alle caratteristiche degli elementi presi in considerazione. In questo senso, anche l'imposizione di regole e di forme di controllo può essere letta come una forma di non azione: per esempio, dato che la natura del mercato è tale, converrà... oppure, dato che la natura umane è tale, allora... Il &lt;em&gt;Wu Wei&lt;/em&gt; risulta allora estremamente utile e pragmatico. Potete provarlo a casa, sul lavoro, nei rapporti con gli amici.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3287424741427843473?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3287424741427843473/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3287424741427843473' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3287424741427843473'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3287424741427843473'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/07/il-tao-di-winnie-pooh.html' title='Il Tao di Winnie Pooh'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-2962635927856273783</id><published>2008-06-01T14:35:00.005+02:00</published><updated>2008-06-01T15:04:13.360+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Indiana Jones e il regno dei teschi di cristallo</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.canmag.com/images/front/lucas/indianaposter3.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.canmag.com/images/front/lucas/indianaposter3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Film, &lt;em&gt;Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo,&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Indiana Jones and the kingdom of the crystal skull&lt;/em&gt;), di Steven Spielberg 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando a Parigi ho visto gli operai appendere un gigantesco poster del nuovo film di Indiana Jones sull'ingresso del cinemone della BNF ho provato un tuffo al cuore e ho pensato: finalmente! Erano anni che aspettavamo una nuova avventura dell'archeologo Harrison Ford. Quando abbiamo visto i primi film eravamo bambini. Oggi non lo siamo più e sappiamo che difficilmente queste operazioni di recupero a distanza di vent'anni delle vecchie glorie difficilmente riescono a rendere onore ai loro predecessori. Così al cinema ci sono andata senza troppe pretese e con la voglia di divertirmi spegnendo, comed'obbligo, il cervello. Penso che sia l'atteggiamento più consigliabile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tempo è passato anche per il vecchio Indy, vecchio sul serio questa volta e senza pretese di nasconderlo. I nemici non sono più i feroci nazisti ma i feroci comunisti (consiglio agli autori di Blob di inserire alcune scene dalla pellicola accanto a spezzoni di interviste al Berluska*). I cattivoni catturano il nostro eroe e lo costringono a recuperare il corpo di un alieno nascosto sotto cumuli di paccottiglia in un deposito militare. Da qui hanno inizio una serie di fantasiose vicende ruotanti intorno al mistero di un teschio di cristallo ritrovato in SudAmerica. I cultori del postmoderno avranno di che divertirsi a indovinare le innumerevoli citazioni dalla pop culture su cui è cucito il film (ne suggerisco una meno evidente: il finale del film di x-files)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il risultato finale è abbastanza lontano da quelli dei precedenti tre film della serie, ma a mio avviso non disprezzabile. Il grado di irrealtà della storia è aumentato soprattutto per via dello stile con cui è rappresentato lo sfondo della storia. Intelligente l'idea di prendere con ironia la forma non più smagliante di Indiana, mediocre quella delle scenette familiari, opinabile la struttra da videogame che prelude a futuri ulteriori sfruttamenti commerciali della storia. Sempre vincente il doppio ruolo di Indiana Jones accademico pedante in città e simpatico frustatore in campagna. In ogni caso si ride molto, e alla fine è quello che ci si aspetta più o meno sempre da questo genere di film, no?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Individuerei tra le possibili chiavi di lettura quella lisergica, soprattutto per via dell'ambientazione amazzonica e della presenza di un personaggio come Hoxley, risibile travestimento del celebre Huxley. Il teschio di cristallo che apre le porte della conoscenza, ma che distrugge la mente di chi vi guarda troppo dentro ricorda pericolosamente ciò che si dice a proposito della mescalina. Sarebbe stato divertente veder comparire all'improvviso nella storia, che ne so, un Timothy Leary o un Syd Barrett.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due scene geniali (o quasi): la passeggiata di Indiana Jones nel quartiere residenziale popolato da bambolotti di plastica e la fugace inquadratura di un'arca dell'alleanza impolverita e abbandonata in uno scantinato. Con tutta la fatica che ha fatto Indy per recuperarla! O si tratta di un messaggio contro lo stato di abbandono dei beni museali in italia?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*Berluska, Berluska: wow, potrebbe essere il nome per un gruppo ska!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-2962635927856273783?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/2962635927856273783/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=2962635927856273783' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2962635927856273783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2962635927856273783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/06/indiana-jones-e-il-segreto-dei-teschi.html' title='Indiana Jones e il regno dei teschi di cristallo'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-5112193853139610081</id><published>2008-03-05T07:39:00.002+01:00</published><updated>2008-03-05T07:45:05.629+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='A'/><title type='text'>L'art du tantrisme</title><content type='html'>Paul Rawson, &lt;em&gt;L'art du tantrisme &lt;/em&gt;(&lt;em&gt;The art of tantrism), &lt;/em&gt;1995&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una buona introduzione alle manifestazioni artistiche legate alle discipline tantriche: dipinti, statue, architetture. L'adesione alla materia da parte dell'autore risulta in alcuni casi leggermente ridondante; si tratta però del saggio di un accademico, vaccinato da derive troppo esoteriche o erotomani. Le illustrazioni sono bellissime e in alcuni casi davvero curiose. Trovato su una bancarella, per poche lire, e comperato per completare la collana (possiedo già &lt;em&gt;The art of Tibet&lt;/em&gt;, della stessa serie)&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-5112193853139610081?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/5112193853139610081/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=5112193853139610081' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5112193853139610081'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5112193853139610081'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/03/lart-du-tantrisme.html' title='L&apos;art du tantrisme'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-8362416619814937564</id><published>2008-02-22T15:07:00.002+01:00</published><updated>2008-02-22T15:10:41.907+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='T'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Un tram chiamato desiderio</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Un tram chiamato desiderio &lt;/em&gt;(&lt;em&gt;A streetcar named desire&lt;/em&gt;), di Elias Kazan, 1951&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stella DuBois, aristocratica impoverita, cerca rifugio presso la sorella Stella a New Orleans. Film lento lento, che risente dell'origine teatrale della storia. Con qualche modifica la trama sarebbe perfetta per una commedia brillante. Il fratello travestito e un po0 isterico che si autoinvita presso i parenti e viene cacciato di casa dopo una serie di gag surreali. Credo che qualcuno ci abbia già pensato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-8362416619814937564?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/8362416619814937564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=8362416619814937564' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8362416619814937564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8362416619814937564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/02/un-tram-chiamato-desiderio.html' title='Un tram chiamato desiderio'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-1003456936021445138</id><published>2008-02-22T15:02:00.003+01:00</published><updated>2008-02-22T15:10:55.661+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Italiano per principianti</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Italiano per principianti&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Italiensk For Begyndere) &lt;/em&gt;di Lone Sherfig, 2000&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tonalità diverse di grigio caratterizzano la vita dei protagonisti del film, ognuno colpito dalla propria sfiga personale. Oltre alla particolare infelicità esistenziale, ciò che li accomuna è l'amore per la lingua italiana, che imparano a un corso organizzato dal comune della cittadina danese dove vivono. Finiscono per innamorarsi tra di loro e per concludere la loro esperienza a Venezia.&lt;br /&gt;Commedia garbata, stranamente punteggiata da episodi e scene di intensa tragicità. Qualcosa non funziona però nella sceneggiatura... o forse i limiti imposti dal dogma fanno da zavorra al film, impedendogli di decollare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-1003456936021445138?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/1003456936021445138/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=1003456936021445138' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1003456936021445138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1003456936021445138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/02/italiano-per-principianti.html' title='Italiano per principianti'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-6232560203594741778</id><published>2008-02-10T15:05:00.001+01:00</published><updated>2009-05-18T15:35:09.853+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='T'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Tabù, Gohatto</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.cartelia.net/fotos/g/gohatto.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.cartelia.net/fotos/g/gohatto.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Film, &lt;em&gt;Tabù, Gohatto&lt;/em&gt;, di Nagisa Oshima, 1999&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I film a soggetto omosessuale in genere non mi piacciono: da qualche parte finiscono sempre per sbrodolarsi. Non è facile parlare di questo argomento senza cadere in qualche stereotipo. Questo non significa che film contenenti argomenti omosessuali non mi piacciano, tutt'altro. Si tratta però di storie in cui questo tipo di amori vengono usati per parlare di altro e non per tenerci una lezioncina di correttezza politica.&lt;br /&gt;Tabù da questo punto di vista è un vero capolavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sozaburo Kano è un misterioso fanciullo dalla bellezza efebica, spietato ed enigmatico. Viene ammesso nella Shinsen-gumi, la più importante squadra di samurai del Giappone, insieme al più maturo Tashiro. Il fascino misterioso di Sozaburo insinua il disordine nel mondo rigoroso dei militari. Tutti cominciano a desiderarlo, fino alla catastrofe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio personaggio preferito è il tenente Okita, l'unico a non essere toccato dall'amore per Kano e forse il vero motivo per cui il giovane Sozaburo si arruola nella Shinsen-gumi. La passione che accieca gli altri non mina le sue capacità psicologiche, tanto da renderlo l'unico spettatore impassibile dell'autodistruzione degli altri samurai.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-6232560203594741778?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/6232560203594741778/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=6232560203594741778' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6232560203594741778'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6232560203594741778'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/02/tab-gohatto.html' title='Tabù, Gohatto'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-1598811432168565932</id><published>2008-02-10T14:57:00.000+01:00</published><updated>2008-02-10T15:05:23.723+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='F'/><title type='text'>Fahrenheit 9/11</title><content type='html'>&lt;a href="http://ec1.images-amazon.com/images/I/51KDRVF1JGL.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://ec1.images-amazon.com/images/I/51KDRVF1JGL.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Film, &lt;em&gt;Fahrenheit 9/11&lt;/em&gt;, di Michael Moore 2004&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Dopo &lt;em&gt;Bowling a Columbine&lt;/em&gt; Michael Moore continua la sua rappresentazione dei problemi della società e della politica americana. Questa volta sotto tiro sta l'amministrazione Bush: il documentario si apre con le contestazioni all'elezione del presidente, continua con il ricordo degli attentati alle Torri Gemelle, prosegue indicando gli interessi economici della famiglia Bush in medio oriente. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Tutto abbastanza verosimile e probabilmente vero. Ma manca l'originalità di analisi del primo documentario. I difetti rimangono invece gli stessi: immagini e parole decontestualizzate, manipolazioni indebite, gusto per il patetico. Non è fuorviante mostrare delle riprese di bambini sorridenti girate in Irak nel 2003? Anche nella Germania nazista i bambini continuavano a giocare e sorridere. Insomma, troppo &lt;em&gt;movere&lt;/em&gt; a scapito del &lt;em&gt;docere&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Interessante invece la scelta di dare un taglio sociale al documentario, mostrando come in America siano ancora tenaci le differenze razziali e come donne e neri vengano sfruttati dalle fasce di popolazione più potenti (ma non potrebbe anche questo essere un effetto dovuto al montaggio?)&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-1598811432168565932?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/1598811432168565932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=1598811432168565932' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1598811432168565932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1598811432168565932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/02/fahrenheit-911.html' title='Fahrenheit 9/11'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-5737174875455685578</id><published>2008-02-07T18:23:00.000+01:00</published><updated>2008-02-07T18:31:36.115+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>La cena dei cretini</title><content type='html'>&lt;a href="http://3c.img.v4.skyrock.com/3cf/star-system-76/pics/712571873.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://3c.img.v4.skyrock.com/3cf/star-system-76/pics/712571873.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Film, &lt;em&gt;La cena dei cretini&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Le Diner des cons&lt;/em&gt;) di Francis Veber, 1998&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Se qualcuno vi invita a cena di mercoledì state attenti: potreste essere le vittime inconsapevoli di un gruppo di buontemponi intenzionato a divertirsi alle vostre spalle. I protagonisti del film fanno a gara a chi porta a cena il massimo cretino. Pierre sembra averne trovato uno da competizione, ma il suo maldischiena e l'improvvisa fuga della moglie gli impediscono di esibirlo di fronte agli amici. Ovviamente la presenza di François Pignon, il cretino di turno, complicherà le cose con effetti disastrosamente ridicoli, ma riuscirà anche a rimettere un po' di ordine nella vita del suo anfitrione.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Commedia classica giocata sullo scontro tra caratteristi e sugli equivoci, di evidente origine teatrale. Come molte commedie francesi che ho visto il meccanismo della comicità scatta su basi interne, e non per corti circuiti satirici rispetto alla realtà, come accade più spesso da noi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il protagonista è un attore bravissimo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-5737174875455685578?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/5737174875455685578/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=5737174875455685578' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5737174875455685578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5737174875455685578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/02/la-cena-dei-cretini.html' title='La cena dei cretini'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-5214819946898323282</id><published>2008-02-01T12:28:00.000+01:00</published><updated>2008-02-01T12:37:54.156+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='T'/><title type='text'>Il tempo, grande scultore</title><content type='html'>Marguerite Yourcenar, &lt;em&gt;Il tempo, grande scultore&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro raccoglie una serie di testi non narrativi pubblicati intorno agli anni '80. Non mi sembra che esista un filo conduttore tematico capace di unire in modo convincente le riflessioni dell'autrice, sempre interessanti e originali. Per certi aspetti è come aprire una finestra sugli anni '80: mi hanno colpito soprattutto gli interventi di stampo animalista, sostituiti oggi dalle preoccupazioni per il riscaldamento terrestre. Un altro saggio che mi ha stupita è quello sul tantrismo di Evola, che non conoscevo. D'altronde, è vero che la destra degli anni'20 e '30 mostrò grande interesse verso l'esoterismo orientale. Trovo illuminante il fatto che spesso le persone interessate a certi aspetti delle religioni asiatiche possiedano un carattere segretamente fascista e che le persone veramente spirituali finiscano invece per parlare tutte la stessa lingua.&lt;br /&gt;Essendomi occupata recentemente di encomiastica ho trovato curioso leggere gli epitaffi dedicati dalla Yourcenar a varie figure da lei conosciute, così diversi nella loro stesura da quelli antichi&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-5214819946898323282?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/5214819946898323282/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=5214819946898323282' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5214819946898323282'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5214819946898323282'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/02/il-tempo-grande-scultore.html' title='Il tempo, grande scultore'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-4102811163240596552</id><published>2008-01-19T09:32:00.000+01:00</published><updated>2008-01-19T09:52:20.346+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='R'/><title type='text'>La rivincita dei nerds</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;La rivincita dei nerds (The revenge of the nerds)&lt;/em&gt;, 1984&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovvero &lt;em&gt;Amici miei&lt;/em&gt; incontra &lt;em&gt;Harry Potter&lt;/em&gt;. Rimaniamo nel filone della commedia goliardica americana, declinata in senso vagamente politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita di college prevede pochi momenti di studio (anzi pochissimi) e molti di guerriglia tra clan rappresentativi di diversi stili di vita. Da una parte ci sono gli Alpha Beta, belli e atletici, sostenuti dalla confraternita femminile delle Pi, dall'altra tutti i restanti sfigati. La confraternita dei nerds comprende: due secchioni, un violinista in giacca e cravatta, un emarginato, una finocchia nera, un genio precoce e un orientale represso (non sono caricature: personaggi identici si possono incontrare anche nella vita reale). Dalla loro parte si schierano le Mu, ragazze bruttone dallo stile improbabile. Soltanto grazie al sostegno degli ex allievi di colore i nerds riusciranno a fondare la propria confraternita, la Lambda Lambda Lambda.&lt;br /&gt;La distinzione tra nerds e figosi non riguarda solo il gruppo degli studenti, ma si estende anche ai genitori e agli insegnanti. Sono aspetto e inventiva a fare da spartiacque, perché l'intelligenza scarseggia su entrambi i fronti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fascisti contro radicals, insomma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Morale della favola: ci sono più nerd al mondo che persone di successo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-4102811163240596552?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/4102811163240596552/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=4102811163240596552' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4102811163240596552'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4102811163240596552'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/01/la-rivincita-dei-nerds.html' title='La rivincita dei nerds'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3677094572764272692</id><published>2008-01-18T11:21:00.000+01:00</published><updated>2008-01-18T11:23:31.082+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='E'/><title type='text'>Emma</title><content type='html'>Jane Austen, &lt;em&gt;Emma&lt;/em&gt;, 1815&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jane Austen non è una delle mie autrici preferite, anche se ne apprezzo le indubbie qualità. Un motivo della mia scarsa affezione potrebbe essere l'approccio con cui mi sono avvicinata le prime volte ai suoi romanzi. Cercavo storie d'amore, e a una vicenda romantica chiedo in genere di essere abbastanza realistica da permettermi di immedesimarmi, ma anche abbastanza fantasiosa da lasciarmi sognare. Da questo punto di vista trovavo Jane Austen un po' troppo prosastica. L'ambientazione dei suoi racconti inoltre è estremamente borghese, e mi innervosisce: i personaggi sono sempre così corretti... si parla di tè, di passeggiate, di inviti a pranzo e di ricami.&lt;br /&gt;Insomma, una palla.&lt;br /&gt;In Emma però la pesantezza di quasi tutte le conversazioni che costituiscono quattro quinti del libro si fa perdonare dalla sottigliezza psicologica dell'autrice, che riesce a rappresentare con acutezza sorprendente il microscosmo benestante della provincia inglese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le protagoniste del libro sono tre ragazze da marito, appartenenti a tre ceti sociali diversi. Emma Woodhouse è una ricca signorina decisa a non sposarsi per rimanere accanto a un padre possessivo e ipocondriaco, Harriet Smith è un'allieva di oscure origini presso il collegio locale, mentre Jane Fairfax è una splendida fanciulla di perfetta educazione ma di pochi mezzi economici. Il punto di vista prescelto è quello di Emma, che si picca di elevare Harriet educandola e dandola in moglie a un uomo di ceto superiore. Il ritratto di Emma è perfetto e la Austen non risparmia alla sua eroina difetti e ironie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nonostante l'apparente semplicità della storia molti problemi rimangono irrisolti: cosa spinge Emma a esercitare su Harriet un pericoloso gioco di manipolazione? quali rapporti legano tra loro i personaggi? Emma va incontro a una vera maturazione? All'ultima domanda penso di poter rispondere no. Emma finirà per non modificare sostanzialmente la propria condizione, rinunciando alla propria volontà di intervento sul mondo e accettando di passare dalla tutela di una figura paterna a quella di un'altra. Inoltre trovo rivelatore il passaggio in cui Emma si rende conto degli abbagli presi e degli errori commessi. Certo, la protagonista si accorge di non essere stata l'artefice di benessere che avrebbe voluto, ma ritenersi l'unica causa di tutte le sventure dei propri amici non è forse una speculare forma di enorme presunzione?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3677094572764272692?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3677094572764272692/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3677094572764272692' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3677094572764272692'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3677094572764272692'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2008/01/emma.html' title='Emma'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-6928742567982589555</id><published>2007-12-28T18:05:00.000+01:00</published><updated>2007-12-28T18:10:27.599+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='O'/><title type='text'>Ore giapponesi</title><content type='html'>Fosco Maraini, &lt;em&gt;Ore giapponesi&lt;/em&gt;, 1962&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una scorrevole introduzione alla cultura giapponese scritta da Maraini dopo una lunga serie di soggiorni nel paese del Sol Levante. La scrittura dell'autore è molto piacevole. Maraini racconta il proprio ritorno in Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale e gli incontri con le persone che avevano segnato il suo primo viaggio. La cultura orientale è spiegata attraverso una campionatura dei suoi tratti più caratteristici: oggi sono cose risapute, ma l'autore si esprime con tanto acume e originalità da rendere le sue pagine ancora valide. Maraini è molto abile nel cogliere le differenze tra il mondo europeo e quello asiatico.&lt;br /&gt;I capitoli conclusivi danno al libro un tocco avventuroso, con la cronaca dei mesi trascorsi dalla famiglia Maraini come prigionieri dei giapponesi alla fine della guerra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-6928742567982589555?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/6928742567982589555/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=6928742567982589555' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6928742567982589555'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6928742567982589555'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/12/ore-giapponesi.html' title='Ore giapponesi'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-4660665390140061843</id><published>2007-12-27T12:41:00.001+01:00</published><updated>2008-12-08T21:19:21.556+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='G'/><title type='text'>Il grande dittatore</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Il grande dittatore (The great dictator)&lt;/em&gt;, di Charlie Chaplin, 1940&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Charlie Chaplin interpreta sia la parte del barbiere ebreo, eroe della prima guerra mondiale, che quella di Adenoid Hynkel, il dittatore dello stato di Tomania. La pellicola mette alla berlina la politica della Germania nazista, rivelando le vere ragioni delle persecuzioni antisioniste e caricando il già profondo ridicolo degli atteggiamenti di Hitler e Mussolini.&lt;br /&gt;Pur essendo stato girato in piena seconda guerra mondiale, la presenza di Chaplin conserva e giustifica alcuni anacronismi filmici, sia nella scelta delle gag che in quella della trama, attardate all'epoca del muto.&lt;br /&gt;Il discorso finale, pur nel suo manifesto pacifismo, è un incitamento propagandistico rivolto alle truppe americane affinché l'esercito si impegni nella liberazione dell'Europa&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-4660665390140061843?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/4660665390140061843/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=4660665390140061843' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4660665390140061843'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4660665390140061843'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/12/il-grande-dittatore.html' title='Il grande dittatore'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-5910088763537874356</id><published>2007-12-20T12:30:00.001+01:00</published><updated>2009-05-18T15:35:46.679+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='U'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stroncature'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>L'Uomo privato</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.mymovies.it/filmclub/2007/10/090/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2007/10/090/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Film, &lt;em&gt;L'uomo privato&lt;/em&gt;, di Emidio Greco, 2007&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il film si apre su cinque minuti di meditazione del protagonista sull'inutilità della storia che sta recitando. L'unico vero interesse della pellicola risiede nel tentativo di riconoscere le comparse nelle scene girate a Pisa.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La vicenda vorrebbe essere un giallo accademico, con un professore donnaiolo di diritto che scopre di essere pedianto da uno studente suicida. Solo che poi il giallo non va a finire da nessuna parte.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;L'uomo privato è un esempio di come non bisognerebbe fare un film, di come non bisognerebbe scrivere dei dialoghi e di come non si dovrebbe recitare. I tempi sono tutti sbagliati, ci sono interminabili scene di descrizione ambientale che non contengono nulla e il protagonista è talmente espressivo da far pensare che per economia si sia data la parte a un cartonato. Perché divaolo devono mostrarci le prodezze erotiche del protagonista proprio a scena 2? e il nudo della Vanessa Gravina era davvero indispensabile?&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Lo spettatore tormentato dalla noia scoppia in grasse risate nel finale, dove ci viene proposta una scena eterna di convegno con tanto di mancata seduzione che finirebbe per sfigurare anche in una pubblicità del badedas. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Per chi conosce Pisa l'Uomo privato possiede dei sottotesti fantascientifici, soprattutto per quello che riguarda il frequente ricorso al teletrasporto dei protagonisti. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-5910088763537874356?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/5910088763537874356/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=5910088763537874356' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5910088763537874356'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5910088763537874356'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/12/luomo-privato.html' title='L&apos;Uomo privato'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-42378339160740549</id><published>2007-12-20T12:13:00.000+01:00</published><updated>2007-12-20T12:39:12.139+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L'/><title type='text'>Lettere persiane</title><content type='html'>Montesquieu, &lt;em&gt;Lettere persiane (Lettres persanes) &lt;/em&gt;1721&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno tra i più celebri romanzi epistolari del Settecento, le &lt;em&gt;Lettere persiane &lt;/em&gt;raccolgono il carteggio immaginario tra un gruppo di persiani in viaggio verso Occidente, alla ricerca della conoscenza. Rica, Redi, Usbek scoprono con curiosità l'Europa, di cui descrivono usi, costumi e problemi. due temi fondanti del secolo dei Lumi sono la questione della traduzione e la scoperta dell'altro. Montesquieu pone sotto il riflettore entrambi rovesciando il punto di vista tradizionale. Il linguaggio determina un panorama della realtà ed è divertente ritrovare tanti aspetti della cultura tradizionale tradotti con termini persiani (mullah, dervisci etc. sono davvero gli equivalenti di preti e gesuiti?). L'aspetto più intelligente delle lettere è stato quello di inventare dei personaggi di "ingenui" per nulla ingenui, culturalmente determinati e influenzati dai propri pregiudizi, come se fosse impossibile ricreare uno spazio neutro da cui guardare e giudicare il mondo. Così, mentre i persiani perdono poco a poco le loro caratteristiche nazionali, aprono le proprie menti e si adattano al contesto francese, il serraglio lasciato a sé stesso entra nel caos, fino alla tragedia finale. Come a dire che è quasi più facile leggere l'altro che capire davvero sé stessi.&lt;br /&gt;Da notare: la novella della filosofa del serraglio, che uccisasi per ribellione al marito (in anticipo sulla scelta conclusiva di Rossane, che tradisce Usbek per non tradire sé stessa) finisce in un paradiso "femminista" scortata da due meravigliosi amanti che la servono in tutto e per tutto. Davvero divertente!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-42378339160740549?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/42378339160740549/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=42378339160740549' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/42378339160740549'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/42378339160740549'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/12/lettere-persiane.html' title='Lettere persiane'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-6049354440098191683</id><published>2007-12-16T14:32:00.000+01:00</published><updated>2007-12-16T14:59:10.920+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='A'/><title type='text'>L'arte del sogno</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.mymovies.it/filmclub/2006/08/215/locandina.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.mymovies.it/filmclub/2006/08/215/locandina.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Film, &lt;em&gt;L'arte del sogno&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;The science of sleep&lt;/em&gt;), di Michel Gondry, 2005&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Stéphane rientra a Parigi su invito della madre, che gli ha trovato un posto da grafico in una ditta produttrice di calendari promozionali. Il nuovo lavoro frustra le aspettative artistiche del protagonista, cui non resta che rifugiarsi nella realtà illusoria dei propri sogni notturni. Stéphane ha però difficoltà a separare la fantasia dalla vita quotidiana, rendendo complicato il suo rapporto con Stéphanie, la vicina di casa di cui si è innamorato.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;E' difficile evitare il confronto di questo film con &lt;em&gt;Eternal sunshine&lt;/em&gt;, fratellino maggiore cui tanto somiglia, ma cercherò di farlo. In cambio vorrei proporre un confronto con il &lt;em&gt;Favoloso mondo di Amélie&lt;/em&gt;, di cui invece mi pare che &lt;em&gt;L'arte del sogno&lt;/em&gt; sia un figlio illeggittimo e ben riuscito, tanto da superare il genitore.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Stéphane è un'Amélie al maschile. Anche lui trova nell'immaginazione un valido baluardo contro i problemi della realtà. La situazione è speculare: in questo caso è il padre a essere morto, non la madre. Mentre però in Amélie il lato drammatico della realtà si poteva solo indovinare al di sotto di una robusta superficie di glassa zuccherosa, nell'&lt;em&gt;Arte&lt;/em&gt; la mandorla spunta sempre da qualche parte e non risparmia di amareggiare lo spettatore. Stéphane è un artista spaesato, incapace di fare i conti con il mondo che lo circonda. La sua geniale creatività è un sintomo nevrotico, che lo salva nel momento stesso in cui gli impedisce di realizzare veramente i suoi sogni. L'ironia e la leggerezza di certe situazioni, la poesia dei momenti in cui pare che fantasia e verità si stiano per fondere rendono solo più triste la constatazione dell'infelicità da cui non è possibile scappare definitivamente. Ci sono troppe barriere tra le persone: difficoltà di comunicazione, intenzioni incomprese, personalità nascoste, desideri inaccontentabili.&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;Stéphane è inadeguato, chiuso in un guscio dal quale non è capace di uscire. Vede solo sé stesso, senza dare di sé un'immagine coerente che risulti accettabile da parte di Stéphanie. Anche Stéphanie è un essere indeciso, ricco di inattese sfaccettature, che crea confusione nella mente del povero innamorato. Meglio allora inglobare anche lei nel sogno, farne un'idea.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Il film merita un bel voto, anche se mi pare che la sceneggiatura in qualche punto soffra di certe debolezze e che un intreccio più curato avrebbe sostenuto meglio le visioni oniriche del protagonista. I personaggi di contorno meriterebbero più attenzione, così come il problema del rapporto di Stéphane con la sua storia familiare, che rimane solo accennato.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-6049354440098191683?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/6049354440098191683/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=6049354440098191683' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6049354440098191683'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/6049354440098191683'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/12/larte-del-sogno.html' title='L&apos;arte del sogno'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-4500560833220783639</id><published>2007-12-13T12:38:00.001+01:00</published><updated>2009-05-18T15:36:06.924+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='J'/><title type='text'>Jules e Jim</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Jules e Jim (Jules et Jim)&lt;/em&gt;, di François Truffaut, 1962&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film l'avevo già letto e il romanzo l'avevo già visto. Carino il romanzo: in due giorni l'avevo finito, chiusa nella mia stanzetta a Groeningen. Lo stile mi piacque immensamente, così secco e arguto, una raffica di paratassi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jules è tedesco, Jim è francese, si incontrano a Parigi e diventano amici. Frequentano donne e si godono la bella vita della bell'époque. Jules conosce Catherine, una strana donna dall'incontenibile vitalità, e se ne innamora. Anche Jim prova un debole per lei, ma l'amicizia prevale. Jules fa in tempo a sposare Catherine prima che giunga la guerra che lo separerà da Jim. Finita la guerra gli amici si incontrano di nuovo. Jules vive con Catherine in una casa di legno e ha una bambina. Ma l'idillio è solo apparente, perché l'inquietudine spinge Catherine nelle braccia di mille uomini, anche quelle di Jim.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Evitiamo di dire banalità o cose già sentite mille volte: il film è bellissimo, pieno di scene memorabili e qualche ingenuità registica. Quello che noto io: che i protagonisti passano il tempo a giocare, Catherine è fantastica e talmente grande da non potersi accontentare dell'amore di un uomo solo, il film parla soprattutto dell'Europa e della guerra. Si vede che è stato girato negli anni Sessanta, ma con innumerevoli omaggi al cinema degli anni 20 e 30. E' in quell'epoca che si possono trovare le radici della controcultura degli anni '60.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-4500560833220783639?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/4500560833220783639/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=4500560833220783639' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4500560833220783639'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4500560833220783639'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/12/jules-e-jim.html' title='Jules e Jim'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-4103753841743552423</id><published>2007-11-24T16:07:00.001+01:00</published><updated>2009-05-18T15:36:21.712+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Camera con vista</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Camera con vista&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;A room with a view&lt;/em&gt;) di James Ivory, 1986&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si contano più le volte che ho rivisto questo film.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lucy Honeychurch sta per commettere un grosso sbaglio: ha incontrato l'amore e sta per lasciarlo fuggire. Trovato il coraggio di rompere il fidanzamento con il noioso Cecyl Vyse deve decidere se lasciarsi condizionare dai pettegolezzi della gente o cedere all'amore per l'eccentrico George Emerson, conosciuto durante una vacanza in Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Va bene, è una storia d'amore, ma c'è di più. In&lt;em&gt; Camera con vista &lt;/em&gt;si scontrano due stili di vita e le passioni entrano in conflitto con le belle forme. Come nelle migliori favole, il regista ci regala un finale conciliante, dove arte e natura finalmente si incontrano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lucy Honeychurch non è un personaggio particolarmente interessante: perbenista e ipocrita, rischierà di lasciarsi passare a lato ciò che veramente conta. Da notare invece Cecyl Vyse e la cugina Charlotte. Cecyl incarna le aspirazioni umane alla perfezione e alla sublimazione delle forme. Charlotte è una Lucy cresciuta e pentita, cui la storia consente nel finale un momento di inatteso riscatto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-4103753841743552423?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/4103753841743552423/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=4103753841743552423' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4103753841743552423'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4103753841743552423'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/11/camera-con-vista.html' title='Camera con vista'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-5678506681780063539</id><published>2007-11-02T19:09:00.001+01:00</published><updated>2009-05-18T15:36:35.975+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='H'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Hair</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.filmposters.it/imgposter/grandi/hair.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.filmposters.it/imgposter/grandi/hair.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Film, &lt;em&gt;Hair, &lt;/em&gt;di Milos Forman, 1979&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;When the moon is in the seventh house and Jupiter aligns with Mars etc. etc.: l'attacco del musical&lt;em&gt; &lt;/em&gt;Hair è più che celebre. Claude, un ragazzo di campagna, decide di trascorrere a New York i pochi giorni di libertà che gli rimangono prima di arruolarsi nell'esercito e partire per la guerra del Vietnam. Camminando per Central Park incontra un gruppo di hippies che sta bruciando le proprie cartoline di leva e che lo coinvolge in una serie di pazze scorribande durante le quali Claude si innamora di una ragazza dell'alta borghesia. Per permettergli di incontrarla un'ultima volta Berger, il più carismatico della banda, prende il suo posto in caserma senza immaginare le conseguenze del suo gesto d'amicizia.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Hair celebra a distanza di dieci anni la controcultura statunitense. Rispetto al musical il film ha il pregio di una costruzione drammaturgica più solida e di alcune trovate di grande impatto visivo. Mi sembra che pochi commentatori abbiano notato la presenza nel film di un forte interesse per le questioni sociali. Forman si preoccupa di ricordare anche gli aspetti deboli del movimento hippy, di indicarne le ingenuità e le ambiguità. Mi è parso davvero interessante il contrasto tra l'ingenuo giovanotto di campagna che decide di combattere per la propria patria e l'individualista newyorkese che preferisce invece godersi una vita randagia e disimpegnata. Il finale è in questo senso rivelatore, senza però indicare un messaggio univoco: l'edonismo giocoso di Berger si scontra con una tragica realtà.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Le contraddizioni rimangono, ma il regista preferisce risolverle nell'idillio momentaneo per cui l'ideale pacifista e libertario diventa un momento di incontro tra classi sociali e gruppi razziali diversi.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-5678506681780063539?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/5678506681780063539/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=5678506681780063539' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5678506681780063539'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5678506681780063539'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/11/hair.html' title='Hair'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-4988314373755476073</id><published>2007-11-02T19:02:00.001+01:00</published><updated>2007-11-02T19:05:12.759+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='V'/><title type='text'>Vita di casa</title><content type='html'>Raffaella Sarti, &lt;em&gt;Vita di casa&lt;/em&gt;, Laterza 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un bellissimo saggio ricostruisce la vita domestica dei nostri antenati: come nasce una casa, nel senso sia della sua forma materiale sia in quello della famiglia che vi abiterà dentro, come vi si vive, come la si lascia. Molti aspetti della vita quotidiana degli europei d'età moderni mi ha ricordato certi aspetti della vita di campagna come ho potuta conoscerla nella mia infanzia. Altri mi hanno stupito per la loro lontananza rispetto alle abitudini contemporanee.&lt;br /&gt;Il volume è leggibile per intero al seguente indirizzo&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.laterza.it/vitadicasa/"&gt;http://www.laterza.it/vitadicasa/&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-4988314373755476073?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/4988314373755476073/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=4988314373755476073' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4988314373755476073'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/4988314373755476073'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/11/vita-di-casa.html' title='Vita di casa'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-5019120195104272661</id><published>2007-10-13T16:17:00.000+02:00</published><updated>2007-10-13T16:19:19.380+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='T'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Lost in Translation</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Lost in Translation&lt;/em&gt; - L'amore tradotto, di Sophia Coppola, 2003&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bob, un attore americano di mezz'età, si trova a Tokyo infelicemente impegnato nella campagna pubblicitaria per un wiskey. Charlotte è una giovane sposa che ha seguito in Giappone il marito fotografo e passa le sue giornate in una triste solitudine. I due finiranno per fare amicizia nel bar del lussuoso albergo dove risiedono e, forse, tra una scorribanda e l'altra attraverso la notte di Tokyo, si innamoreranno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tocco femminile della regista si riconosce nella delicatezza con cui vengono delineati i caratteri dei personaggi e il pudore nel rappresentare il lento avvicinarsi dei protagonisti. Gli attori passano tre quarti del film a bisbigliare. Piccoli gesti e piccole avventure riescono a coinvolgere lo spettatore e renderlo partecipe del disagio e dello stupore di Bob e Charlotte. La sceneggiatura è punteggiata da tanti momenti di umorismo. Questo per i lati positivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si vede molto Tokyo, soprattutto nei suoi angoli più cartolineschi, ed è il motivo principale per cui ho scelto di vedere questo film. Forse la rappresentazione della città è un po' troppo stereotipa e sembra volutamente collezionare tutte le stranezze che colpiscono di più gli occidenatali. Questo per i lati così così.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pellicola è maledettamente lenta, specialmente per essere una commedia romantica. Una sforbiciata qua, una sforbiciata là non ci sarebbero state male. I giapponesi fanno quasi sempre la figura degli imbecilli. Va bene che i protagonisti sono "lost in translation", dispersi in un mondo incomprensibile nel quale non riescono a trovare un posto che sia loro, ma non fanno nemmeno un minimo sforzo per capire la gente che li circonda. Questo per i lati negativi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi è piaciuto l'extra aggiunto alla versione italiana del DVD, "Lost in Location", il diario del film. Innanzitutto i giapponesi non ci fanno per niente la figura degli imbecilli. E poi è bello vedere l'entusiasmo della regista e del marito. Fare film sembra un lavoro straordinariamente divertente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-5019120195104272661?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/5019120195104272661/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=5019120195104272661' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5019120195104272661'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5019120195104272661'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/10/lost-in-translation.html' title='Lost in Translation'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-713845338034435766</id><published>2007-10-07T19:19:00.000+02:00</published><updated>2007-10-07T19:34:34.842+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='R'/><title type='text'>La ragazza del lago</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;La ragazza del lago &lt;/em&gt;di Toni Servillo, 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una ragazza viene ritrovata morta sulle sponde di un laghetto di montagna e un giudice è chiamato a indagare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per motivi di lavoro sono impegnata al momento nella letteratura di numerosi trattati classici di retorica, per cui ho passato praticamente tutto il tempo del film a individuare gli strategemmi classici volti a creare determinate atmosfere e suscitare particolari emozioni. La cosa mi è stata resa facile dalla struttura classica di questo giallo, che riconduce sulla scena i classici elementi del genere: un commissario burbero e silenzioso affiancato da un assistente semplice ma intuitivo, un delitto inspiegabile dove la vittima è una bellissima ragazza, una serie di piste che si intrecciano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Servillo parte dal cliché con l'ambizione di scardinarlo delicatamente, raccontando una specie di Twin Peaks denoartri. Ma il progetto gli sfugge di mano e l'attrazione gravitazionale esercitata dai numerosi stereotipi di cui è farcita la pellicola gli impediscono di andare lontano. Il materiale positivo è parecchio: il depistaggio iniziale, cui seguono una serie di possibili trame perdute, la bella ma un po' artificiosa scena del ritrovamento del cadavere, dove la vittima, abbandonata nella posa della S. Cecilia del Maderno, giace in un paesaggio idilliaco, l'idea di allargare il discorso a una riflessione sulla genitorialità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma poi tutto rientra e le aspettative rimangono deluse. Film irrisolto&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-713845338034435766?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/713845338034435766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=713845338034435766' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/713845338034435766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/713845338034435766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/10/la-ragazza-del-lago.html' title='La ragazza del lago'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-2863078641081451772</id><published>2007-10-01T08:46:00.002+02:00</published><updated>2009-05-18T15:36:55.915+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P'/><title type='text'>Proteggi la mia terra</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_2uY3ezsTNKI/RwChGXG6L9I/AAAAAAAAABk/MZNkim1cRZw/s1600-h/psme.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5116266307347165138" style="CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_2uY3ezsTNKI/RwChGXG6L9I/AAAAAAAAABk/MZNkim1cRZw/s320/psme.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;div&gt;Manga, &lt;em&gt;Proteggi la mia terra, (Boku no chikyu o mamotte - Please save my earth)&lt;/em&gt;, di Saki Hiwatari, 1987-1994&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Ogni tanto è il caso di rileggerlo.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Arisu è una ragazzina particolare: da quando era bambina è in grado di comprendere i sentimenti di piante e animali. Jinpachi e Issei, due suoi compagni di classe, hanno da parte loro un segreto in comune: ogni notte sognano gli eventi della loro vita precedente, in cui erano scienziati alieni rinchiusi in una base costruita sulla luna. Anche il piccolo Rin, dopo un terribile incidente, recupera i ricordi della luna, lasciando che la tormentata personalità della sua vita passata prenda il sopravvento su di lui. Forse Arisu è la reincarnazione di Mokuren, una biologa della base dotata di poteri miracolosi e per questo costretta a vivere in una comunità religiosa. Ma Arisu teme di ricordare. Che senso ha andare in cerca del proprio passato? E riunire tutti i membri della base lunare che nel frattempo sono rinati sulla Terra? Il gioco dei ricordi rischia di far riaffiorare amori, gelosie e colpe inconfessabili; ma solo attraverso la memoria è possibile espiare i propri peccati e salvarsi dal circolo vizioso dell'errore.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Proteggi la mia terra è un fumetto particolarmente complesso, sia a livello di tecniche narrative, che di trama, che di temi affrontati. La storia del presente e quella del passato si svolgono in parallelo, ma con scarti e deviazioni dovute al fatto che tutti i personaggi contribuiscono a ricostruire gli eventi a seconda dei loro ricordi e ricorrendo in alcuni casi alla menzogna. Per certi versi siamo dunque nel campo della letteratura di formazione: la ricerca della propria identità come esplorazione di un passato che rappresenta il sé, ma anche qualcosa cui è necessario guardare con sereno distacco. I personaggi, d'altronde, non sono statiche figurine, ma persone dalla psicologia complessa sottoposte a un processo di evoluzione e cambiamento. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il manga può essere letto anche come un testo di divulgazione di alcuni principi della spiritualità orientale, calati in una vicenda narrativa: i problemi proposti sono quelli dell'influenza del karma e dell'uscita dal ciclo delle rinascite, anche se le risposte trovate dai personaggi non sono sempre in linea con quelle offerte dalle tradizioni religiose ortodosse.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Alla salvezza personale si affianca poi quella di tutti gli altri esseri e della terra stessa. Alcuni parlano di fumetto new age, ma a mio avviso mancano alcuni ingredienti fondamentali, come il facile sincretismo, la tendenza al consumismo spirituale e la rassicurazione banalizzante. Mi riferisco in particolare al problema dell'azione violenta e del dolore, cui &lt;em&gt;Proteggi&lt;/em&gt; non fornisce facili soluzioni.&lt;em&gt; &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-2863078641081451772?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/2863078641081451772/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=2863078641081451772' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2863078641081451772'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2863078641081451772'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/10/proteggi-la-mia-terra.html' title='Proteggi la mia terra'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_2uY3ezsTNKI/RwChGXG6L9I/AAAAAAAAABk/MZNkim1cRZw/s72-c/psme.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-8493911363331200092</id><published>2007-09-28T17:51:00.001+02:00</published><updated>2009-05-18T15:37:15.608+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Io non sono qui</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.iwatchstuff.com/2007/06/04/im-not-there-poster.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.iwatchstuff.com/2007/06/04/im-not-there-poster.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Film, &lt;em&gt;Io non sono qui&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;I'm not there&lt;/em&gt;), di Tod Haynes, 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grande fortuna per il genere della biografia musicale, con una serie di uscite dedicate soprattutto ai divi del rock degli anni '60.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa volta tocca al classico Bod Dylan, personaggio molteplice e contraddittorio. Il regista parte dal presupposto che sia impossibile andare a vedere chi si nasconde sotto le innumerevoli maschere indossate dall'artista nel corso della propria carriera: tanto vale andare a cercare la sua verità proprio in quelle maschere stesse. Così, Haynes smonta il personaggio Bob Dylan in tante componenti che in qualche modo finiscono per incrociarsi: il bambino nero e vagabondo per le strade dell'America anni '50, il poeta alle prese con un'intervista televisiva, la stella del rock, il cantante di protesta, l'attore dalla complicata vita matrimoniale e, infine, Billy the Kid sempre in fuga.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I pregi: non è la solita biografia piena di stereotipi metodologici. L'idea di smontare Dylan in tanti personaggi diversi, tutti allo stesso tempo veri e finti, è ottima. L'interpretazione di Cate Blanchett vale da sola tutto il film. La pellicola né celebra né condanna: Dylan rimane a metà tra il genialoide e il figlio di puttana senza scivolare né da una parte né dall'altra. La scena dell'incontro con Allen Ginsberg merita un dieci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I difetti: il regista sceglie un approccio antinarrativo, ma poi infioretta le diverse storie con pesanti allusioni alla vita di Dylan che sembrano tanti ami tesi ai fans sfegatati (che faranno a gara a individuarle); idem per le citazioni cinematografiche, come la godardata e l'atlantata. Il film è tutto un susseguirsi di idee azzeccatissime che però rimangono un po' fini a sé stesse e fanno tanto esibizione di virtuosismo autorale. L'enfasi da videoclip funziona sotto ai 5 minuti, oltre ai quali stanca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel complesso rimane un bel film&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-8493911363331200092?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/8493911363331200092/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=8493911363331200092' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8493911363331200092'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8493911363331200092'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/09/io-non-sono-qui.html' title='Io non sono qui'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-8040009694149960499</id><published>2007-09-28T17:46:00.000+02:00</published><updated>2007-09-28T23:12:16.949+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='M'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Miss Potter</title><content type='html'>Film , &lt;em&gt;Miss Potter&lt;/em&gt;, 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visto in aereo, all'incirca sorvolando la Siberia. Narra la vita di Beatrix Potter, la celebre disegnatrice per bambini, in maniera scontata e banale. L'animazione dei coniglietti viene inserita solo per arruffianarsi i bambini e convincerli a presenziare alla classica storia della zitella che riesce a farsi sposare nonostante la propria madre.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-8040009694149960499?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/8040009694149960499/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=8040009694149960499' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8040009694149960499'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8040009694149960499'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/09/miss-potter.html' title='Miss Potter'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-7680698507476124687</id><published>2007-09-28T17:41:00.000+02:00</published><updated>2007-09-28T23:12:44.730+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P'/><title type='text'>Il paese delle nevi</title><content type='html'>Yasunari Kawabata, &lt;em&gt;Il paese delle nevi&lt;/em&gt;, (Yukiguni) 1935&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Autentico capolavoro della letteratura giapponese, &lt;em&gt;Il paese delle nevi&lt;/em&gt; insegue le fughe sentimentali del protagonista verso una località termale di montagna, dove vive Komako, la geisha con la quale ha intrecciato una relazione amorosa.&lt;br /&gt;Atmosfere fluttuanti e acuto senso della bellezza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-7680698507476124687?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/7680698507476124687/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=7680698507476124687' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7680698507476124687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7680698507476124687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/09/il-paese-delle-nevi.html' title='Il paese delle nevi'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-396906076190300099</id><published>2007-08-20T09:05:00.000+02:00</published><updated>2007-08-20T09:27:06.676+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Le chiavi di casa</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.a-film.nl/film/poster/RELx550/00000874NL.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.a-film.nl/film/poster/RELx550/00000874NL.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;FIlm, &lt;em&gt;Le chiavi di casa, &lt;/em&gt;di Gianni Amelio, 2004&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Un padre e un figlio disabile si incontrano per la prima volta in occasione di un viaggio in Germania. Gianni, il papà, imparerà ad amare il figlio Paolo grazie alla sensibilità del ragazzo e al confronto con una madre incontrata in ospedale a Berlino.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il film ha qualche merito, ma si regge principalmente sulle solide spalle degli interpreti, tra cui spicca una incredibile Charlotte Rampling. Ottimo anche per Andrea Rossi, nella parte di Paolo, che recita sé stesso ed è la migliore metaimmagine della disabilità presentata dal film. Bene per Kim Rossi Stuart, il cui bell'aspetto fa perdonare la scarsa espressività. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'idea del viaggio in un paese straniero di cui non si conosce la lingua rende bene l'idea dell'isolamento esistenziale dei personaggi. Ma le buone idee si fermano qui. Perché il copione didascalico offre spesso situazioni ridondanti che stonano con la base introspettiva e ripropongono troppo sovente dei cliché (del tipo: la mamma è sempre la mamma). Tra le tante forzature quella dell'annuncio dell'accoglienza di Paolo nella casa di Gianni, che precede un finale al contrario indovinatissimo.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il film si propone di dare un'immagine nuova delle famiglie con disabili, ma pecca di paternalismo in due scene che ho trovato piuttosto stridenti: quella degli esercizi del ragazzo interrotti dal padre e quella della stampella gettata nel mare, in cui si svalutano implicitamente le potenzialità di sviluppo e indipendenza del protagonista.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-396906076190300099?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/396906076190300099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=396906076190300099' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/396906076190300099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/396906076190300099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/08/le-chiavi-di-casa.html' title='Le chiavi di casa'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-5476836932445087687</id><published>2007-08-20T08:46:00.000+02:00</published><updated>2007-09-28T23:13:06.669+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I'/><title type='text'>Induismo</title><content type='html'>G. Filoramo, &lt;em&gt;Induismo&lt;/em&gt;, 2001&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un saggio molto completo sulla cultura del subcontinente indiano, che permette di conoscere non solo le fonti della tradizione ma anche l'applicazione contemporanea. Gli autori dei vari saggi compresi nel volume non dimenticano nessuna delle suddivisioni interne al pensiero indiano, ma forse trascurano eccessivamente alcuni aspetti antropologici che meriterebbero di essere trattati in un'opera di tanto respiro (penso ad esempio alla logica dello yoga). Interessante il capitolo dedicato al neo induismo e quello sulla religione dei jain.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-5476836932445087687?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/5476836932445087687/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=5476836932445087687' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5476836932445087687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5476836932445087687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/08/induismo.html' title='Induismo'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-9099916913703794055</id><published>2007-08-15T09:07:00.001+02:00</published><updated>2009-05-18T15:38:19.289+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='I'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stroncature'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Inland Empire</title><content type='html'>&lt;a href="http://media.movieweb.com/galleries/4573/posters/poster1.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://media.movieweb.com/galleries/4573/posters/poster1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Film, &lt;em&gt;INLAND EMPIRE&lt;/em&gt;, di David Lynch, 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film trabocca di umorismo demenziale irresistibile, l’intelligente tessuto si fregia di una verbalità continua e frizzante. La formula scelta per riprodurre queste atmosfere incuriosisce non poco. “INLAND EMPIRE” è un film interessante ed a tratti veramente coinvolgente che fa ben sperare per le prossime produzioni di Lynch. I suoi bug eyes vitrei e sofferenti questa volta esplorano le piccole e ben nascoste cicatrici della cinematografa, la quale gradualmente lo trascina in un vortice di perversione che lo costringe ad infliggerle crescenti sevizie. Dern, Irons e Watts costruiscono un monstrum, l'orchestrazione teorica e quella registica fanno di "INLAND EMPIRE" un degno concorrente al Candido di Voltaire e del miglior Sterne; evitando di appiattire la narrazione nel sarcasmo. INLAND EMPIRE apre anche una nuova parentesi nell'ambito della complessa storia del medium cinematografico: la contaminazione tra realtà/tecnica/tecnologia è giunta a livelli mai visti, toccando la strada della facile sociologia per arrivare a mostrare allo spettatore qualcosa di unico ed eccezionale. In questa prospettiva, INLAND EMPIRE è un esperimento unico e sicuramente riuscito, che polverizza la noia di altri pseudo-capolavori. Ennesimo spunto sui limiti del progresso, "INLAND EMPIRE" è un'opera complessa che ha richiesto sei anni di lavorazione e si imprimerà nella memoria grazie all'indiscutibile fascino visivo. Senza dimenticare, ovviamente, il regista David Lynch, che, con un'incoscienza impensabile, dà il via a un mutamento dei costumi. La forza del film è nel prendere posizione a favore del libero arbitrio lasciando spazio a un'esplicativa alternanza di punti di vista e dando risalto al "lato oscuro" di una nazione. E’ così che la fotografia è limpida/piatta e non richiama, come ci si aspettava, il titolo originale; il manicheismo fa capolino nonostante tutto. Grazie ad uno straordinario lavoro di scrittura, un mélange quasi scespiriano di dramma e commedia satirica, Lynch firma uno dei suoi film più compatti e riusciti, un concentrato di finezze psicologiche - in pochi tratti, alternando scene di letto a rituali pubblici, l'attrice diventa un personaggio di una statura quasi tragica -, simboliche, di grandi interpretazioni (la Dern è immensa, ma anche il resto del cast è all'altezza). La prova che deve superare, dimostrare di essere autosufficiente, costituisce il cuore del film e permette al regista di costruire con una certa tenerezza il ritratto di questa persona (non "strana", Lynch ci tiene ma) rara, preda di ansie paranoiche e che serba dentro di sé una gran voglia di vivere, una voglia positiva e sacrosanta che deve solo imparare a dissotterrare. Non mi sembra affatto che, come scritto da più parti, il regista si limiti a registrare i fatti e a non azzardare spiegazioni poiché fin dall'inizio le modalità di messinscena di questo mondo denunciano e impercettibilmente evidenziano indizi inquietanti e chiarificatori. Di tutte le apprezzabili eccentricita' di Lynch, la piu' indigeribile resta comunque lo sguardo morale che giganteggia nella sceneggiatura, dagli spunti interessanti e ricca di implicazioni, forzata pero' a fine dimostrativo, nel caso specifico per spiegare la grettezza senza confini (ma soprattutto americana) dell'uomo. In questo senso la costruzione narrativa e' gravata dal macigno della "tesi" da suffragare. L'anima nera di Laura Dern si riflette all'improvviso come parte di un sistema sovraordinato nel quale la giovane si accorge di muoversi e di cui si sforza di comprendere le regole: è proprio questo elemento irreale, via via più inquietante, a fare la differenza con le tante produzioni cinematografiche cui siamo abituati. La messa in scena di David Lynch asseconda l'ingombrante talento di Darn ed e' particolarmente efficace nell'inserimento degli effetti speciali, lontani da uno sfarzo hollywoodiano iperbolico, ma vacuo, e sempre supportati da brillanti soluzioni di regia. Il nutrito cast aderisce al progetto con convinzione: Jeremy Irons limita le smorfie a un paio di siparietti grotteschi dalla psicologia spiccia (la fuga nell'infanzia) e rende bene la mestizia del suo personaggio; Laura Dern e' luminosa e vitale e Naomi Watts e' una perfetta lolita vendicativa. Nel dato generale di modesto abbozzo e di un (in)formalismo solo sciatto, l’intenzione “seria” (il riferimento all’assassinio, la denuncia delle discriminazioni nei confronti delle coppie omosessuali) si paventa pretesto in debito di sviluppo. Spiace dover essere brutali con cineasti che coltivano un progetto distante dalle solite logiche produttive e che cercano in tutti i modi di sfuggire alle fauci della grande distribuzione, tentando vie alternative per proporsi al pubblico. In INLAND EMPIRE, cioè, non si scorgono intenti apertamente provocatori o intenzionalmente scioccanti: vengono denotativamente rappresentati dei fatti che vanno connotati. Se si entra in quest’ottica, e si accetta l’idea di assistere semplicemente a vicende sostanzialmente credibili ma iperbolicamente estremizzate dal loro accumularsi, si può dare di INLAND EMPIRE una lettura tanto più chiara quanto più improbabile appare il percorso che a essa ci conduce. Lynch nutre un sincero amore per la sua protagonista, non tanto perché freak, quanto perché vittima di un sistema chiuso e rigido, che non lascia spazio all’affermazione dell’alterità, che anzi si chiude a riccio di fronte a particolarismi non immediatamente incasellabili. Nikki non crede nell’amore, non crede nel matrimonio, non crede e rifiuta le istituzioni. Il film gongola, la tira per le lunghe, riunisce una vasta congrega attoriale sotto il tendone; vedere gli interpreti (spesso invertiti: il siparietto Dern-Watts) che recitano per la seconda volta il “loro” vissuto può essere un giochino quasi piacevole, un sollazzo momentaneo, ma di certo non suscita alcuna emozione. Si innesca il pilota automatico per uno svolgimento che, focalizzando sulla disamina dello sfondo americano (tra set e realtà), è confezionato egregiamente ma costringe il nocciolo della questione dietro le quinte, non evitando neanche quel graduale ma inarrestabile scivolamento nella retorica – apoteosi è la sequenza finale: madre e figli in un abbraccio strappalacrime – cui il cineasta ci ha ultimamente abituati. "L'evento cinematografico dell'anno", così c'è stato presentato questo film. Avvalendosi di una campagna pubblicitaria maestosa, ed oggettivamente ben architettata, INLAND EMPIRE sembrava destinato a porre una pietra miliare sul genere horror, e turbare per parecchie notti i nostri sonni. Dopo la visione del suddetto, l'impressione è quella che ci si trovi davanti ad un buon prodotto, ma niente di così sconvolgente e definitivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S.: spero di non aver violato alcun diritto d'autore. Nel caso fatemi sapere, che corro ai ripari.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-9099916913703794055?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/9099916913703794055/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=9099916913703794055' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/9099916913703794055'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/9099916913703794055'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/08/inland-empire.html' title='Inland Empire'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-61744079683448865</id><published>2007-08-14T11:17:00.000+02:00</published><updated>2007-08-14T11:29:08.028+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='S'/><title type='text'>Stronzate</title><content type='html'>Harry G. Frankfurt, &lt;em&gt;Stronzate, un saggio filosofico (On bullshit), &lt;/em&gt;1986&lt;em&gt;-&lt;/em&gt;2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi ero promessa di non comprare più libri e soprattutto di dedicarmi alla lettura di romanzi. Ma poi i miei piedi si sono diretti da soli verso la libreria locale ed è stato più forte di me: ho comprato nuovi volumi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Stronzate&lt;/em&gt; è stato scritto da un professore americano di filosofia morale, che ha deciso di analizzare con chiarezza il concetto di stronzata, distinguendolo da idee affini come quella di sciocchezza o quella di menzogna. La necessità stessa di usare un metodo rigoroso per comprendere appieno il significato preciso di una parola mi ricorda che ci sono molte cose che sappiamo senza saperlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libriccino sta in bilico tra la riflessione seria e la parodia di un genere letterario/scientifico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-61744079683448865?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/61744079683448865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=61744079683448865' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/61744079683448865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/61744079683448865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/08/stronzate.html' title='Stronzate'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-1071632675802047927</id><published>2007-08-09T10:33:00.000+02:00</published><updated>2007-08-14T11:28:55.086+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='M'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Q'/><title type='text'>Due film tratti da documentari</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;a href="http://www.notesfromhollywood.com/images/magdalene-sisters.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.notesfromhollywood.com/images/magdalene-sisters.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Film, &lt;em&gt;Magdalene&lt;/em&gt;, di Peter Mullan (2002)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre fanciulle sfortunate (un'orfana, una ragazza madre, una vittima di stupro) sono rinchiuse in una casa della Maddalena, istituzione irlandese gestita dalle Sorelle della Misericordia per redimere le giovani perdute. Le suore obbligano le ragazze a lavorare come schiave nella lavanderia del convento, tra abusi vari. Il film ripropone tutti i cliché del film carcerario senza proporre nulla di particolarmente originale. I momenti di vero cinema spuntano all'improvviso, come la scena della ragazza picchiata che si guarda allo specchio (una citazione da Dreyer) o quella dell'internata che rinuncia alla libertà che le viene fortunosamente offerta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La pellicola documenta una dura realtà dell'Irlanda degli anni Sessanta e allo stesso tempo sollecita i bassi istinti di vendetta dello spettatore presentando una carrellata di suore sadiche da manuale. Che fa sempre piacere, ma i due generi non si fondono facilmente e si annullano reciprocamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le storie scelte da Mullan sono tratte da un interessante documentario contenuto nel DVD. Il confronto con la pellicola mostra che il regista ha perso un'ottima occasione per creare un film davvero originale, basato magari sui giochi di sguardi negati, sul senso di claustrofobia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se vi è piaciuto questo film vi piaceranno anche di più: Lady Vendetta, The experiment.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://ann.ledoux.free.fr/im2/vivrevie.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://ann.ledoux.free.fr/im2/vivrevie.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Film, &lt;em&gt;Questa è la mia vita (Vivre sa vie) &lt;/em&gt;di Jean Luc Godard, 1962&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche questo film è tratto da un documentario, dedicato in questo caso alla prostituzione femminile. Godard ne trae la parabola in dodici quadri di una bella impiegata parigina, Nanà, che comincia quasi per caso a prostituirsi, prestandosi a tutti ma non vendendosi a nessuno. La storia è narrata per vignette, nel paradossale tentativo di cogliere la vita della donna senza rubargliela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I temi affrontati sono moltissimi. Quello principale è il rapporto tra vita e rappresentazione, tra vita e linguaggio. Il titolo originale è sotto questo aspetto eloquente: vivere la vita di Nanà, non raccontare, è il tentativo del regista e dello spettatore. In questo senso rimangono fondamentali due momenti della storia: l'incontro al bar con il filosofo del linguaggio e la lettura del ritratto ovale di Poe, un po' verbosi ma necessari e addolciti da altri momenti "vitali" del film in cui le parole non compaiono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film è costruito come una collana di perle cinematografiche, ognuna perfetta e preziosa in sé, ma pienamente integrata con le altre. Splendido.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-1071632675802047927?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/1071632675802047927/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=1071632675802047927' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1071632675802047927'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1071632675802047927'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/08/due-film-tratti-da-documentari.html' title='Due film tratti da documentari'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3422251404750576301</id><published>2007-08-09T10:26:00.001+02:00</published><updated>2009-05-18T15:38:41.674+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='U'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>L'ultimo inquisitore</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;L'ultimo inquisitore&lt;/em&gt;, (&lt;em&gt;Goya's ghost) &lt;/em&gt;di Milos Forman 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La storia narrata nel film è ambientata a Madrid alla fine del Settecento. Una fanciulla di famiglia borghese alla quale Goya aveva fatto un ritratto viene arrestata dall'inquisizione e incarcerata con la falsa accusa di essere un'ebrea. Forman segue le paradossali vicende dei personaggi coinvolti nella vicenda durante lo svolgersi degli eventi storici: l'arrivo di Napoleone, la repressione del 3 Maggio, l'invasione inglese e la restaurazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il film tarda a decollare, sembrando inizialmente un goffo tentativo di critica anticlericale basato su temi superati. Ma passati i primi quindici minuti lo spettatore può lasciarsi sorprendere da una trama divertente e spregiudicata, a metà tra la saga ariostesca e il conte philosophique. I film di Forman mostrano sempre una deliziosa amoralità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3422251404750576301?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3422251404750576301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3422251404750576301' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3422251404750576301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3422251404750576301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/08/lultimo-inquisitore.html' title='L&apos;ultimo inquisitore'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3833804890918920570</id><published>2007-08-09T10:21:00.000+02:00</published><updated>2007-08-12T11:01:39.804+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='U'/><title type='text'>L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello</title><content type='html'>Oliver Sacks, &lt;em&gt;L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello&lt;/em&gt;, (&lt;em&gt;The man who mistook his wife for a hat)&lt;/em&gt;, 1985&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Raccolta di casi clinici più brevi rispetto a quelli narrati in &lt;em&gt;Un antropologo su Marte&lt;/em&gt;. Sacks schizza brevi ritratti di persone colpite da vari tipi di infermità neurologica con un sentimento di grande partecipazione umana e uno spirito denso di riferimenti anche cristiani. La letteratura arriva dove la scienza deve fermarsi, proponendo quesiti sulla struttura della realtà e sul modo dell'esistenza umana.&lt;br /&gt;Mi è piaciuto, ma meno del saggio che avevo letto prima.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3833804890918920570?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3833804890918920570/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3833804890918920570' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3833804890918920570'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3833804890918920570'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/08/luomo-che-scambi-sua-moglie-per-un.html' title='L&apos;uomo che scambiò sua moglie per un cappello'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-2838736621841304928</id><published>2007-07-18T08:27:00.000+02:00</published><updated>2007-08-12T11:02:13.205+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='M'/><title type='text'>Da continentale ad analitica</title><content type='html'>Bertrand Russell, &lt;em&gt;Il mio pensiero (The Basic Writings of Bertrand Russell)&lt;/em&gt;, 1961&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sto leggendo questa raccolta di interventi di Bertrand Russell sui più svariati argomenti. Anche se per ora ho letto soltanto alcuni dei saggi, provo già una grande ammirazione per il filosofo. La sua esposizione è chiara e ragionevole, le sue opinioni dettate da infinito buon senso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Luciano Mecacci, &lt;em&gt;Il caso Marylin M. e altri disastri della psicoanalisi&lt;/em&gt;, 2000&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro di Mecacci, psicologo dell'università di Firenze, rivela alcuni episodi tenuti ben nascosti dalla comunità psicoanalitica per timore che la scandalosa condotta professionale dei padri di tale disciplina e che clamororsi fallimenti screditassero le teorie di Freud. Il quadro che ne risulta è davvero sconsolante e rende ancora più lampante la somiglianza tra il modo in cui vengono perpetuate le credenze psicanalitiche e altre mitologie religiose o ideologiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mecacci dedica il primo capitolo al modo disastroso in cui gli psicologi di Marylin Monroe gestirono i problemi mentali della loro assistita, suggerendo una loro responsabilità diretta o indiretta nella morte dell'attrice. Seguono capitoli dedicati all'educazione dei figli degli psicanalisti, alle relazioni sessuali intrattenute tra medici e pazienti, alla falsificazione dei dati clinici, all'esito delle cure che nel migliore dei casi risultano inutili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I pionieri della psicanalisi appaiono come un'accolita di pazzi manipolatori dotati di accesa fantasia, scarsa logica, abbondante retorica, poca morale e notevoli turbe sessuali, legati tra di loro come un'organizzazione settaria (si vedano le "costellazioni" dei rapporti tra i personaggi di cui si raccontano le vicende, che danno al libro un sapore scandalistico da telenovela), creatori di una dottrina illogica e pericolosa. L'epilogo è diplomaticamente conciliante, ma il senso generale del saggio è chiaro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo scopo è quello di criticare i principi della psicoanalisi centrandosi sull'argomento della credibilità dei suoi fondatori e perpetuatori. Mentre Freud esce dal processo relativamente salvo (ma le accuse di aver modificato i dati dei suoi casi clinici, di aver liquidato come ininfluente la differenza tra episodi realmente accaduti o solo immaginati dal paziente e la scelta di porre personalmente sotto analisi la figlia Anna mi paiono già piuttosto gravi) i suoi collaboratori fanno una figura veramente meschina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro dà il colpo di grazia alla psicoanalisi, già malandata per le tante accuse di pseudoscienza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-2838736621841304928?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/2838736621841304928/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=2838736621841304928' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2838736621841304928'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2838736621841304928'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/07/da-continentale-ad-analitica.html' title='Da continentale ad analitica'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-2680808966954052387</id><published>2007-07-17T18:00:00.001+02:00</published><updated>2009-05-18T15:39:04.951+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='V'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Le vite degli altri</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Le vite degli altri (Das Leben der Anderen)&lt;/em&gt; 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo a Berlino Est negli anni Ottanta. Un abile agente della Stasi si invaghisce di un'attrice e trova il modo di ottenere un ordine di sorverglianza per la sua casa. L'agente comincia a spiare la vita privata dell'attrice e del suo compagno, un drammaturgo irreprensibile legato in qualche modo ad ambienti sovversivi, provando sentimenti di identificazione e simpatia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Grande polpettone conciliatore. Se appena seduti sulla poltrona si ha l'impressione di assistere a un film-documentario sulla vita e sulla resistenza nella Germania comunista, pian piano ci si rende conto di stare di fronte a una pellicola dalle ambizioni diverse.&lt;br /&gt;La prima parte è una specie di &lt;em&gt;Cielo sopra Berlino&lt;/em&gt;, in cui la metafora del cinefilo come spione e del contrasto tra arte pura e arte compromessa (con la politica? con il mercato?) risulta un po' troppo scoperta e quasi didattica. La seconda è un &lt;em&gt;Conseguenze dell'amore&lt;/em&gt; in versione tedesca, dove l'individuo insignificante riscatta la propria vita grazie a un grande gesto d'amore il cui fardello graverà sul suo destino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel complesso un bel dicorso sull'arte, sull'amore e sulla responsabilità individuale, calato in un'atmosfera grigia e invernale capace di restituire il senso di squallore vissuto dal protagonista. Sceneggiatura complessa e ben costruita e ottimi interpreti maschili&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-2680808966954052387?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/2680808966954052387/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=2680808966954052387' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2680808966954052387'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2680808966954052387'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/07/le-vite-degli-altri.html' title='Le vite degli altri'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-8951993237746792508</id><published>2007-07-12T12:05:00.000+02:00</published><updated>2007-08-12T11:03:11.143+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='B'/><title type='text'>Il banchetto di nozze</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.dianying.com/images/posters/xy-1993.poster.1.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.dianying.com/images/posters/xy-1993.poster.1.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Film, &lt;em&gt;Il banchetto di nozze &lt;/em&gt;(&lt;em&gt;Hsi yen&lt;/em&gt;) di Ang Lee, 1993&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Wai-tung vive da anni in america e si è felicemente fidanzato con un cuoco statunitense, ma non ha il coraggio di rivelare la verità ai suoi tradizionalisti genitori, che da Taiwan continuano a inviargli proposte di matrimonio con giovani compatriote. Finalmente decide di risolvere la questione sposando una cinese bisognosa di ottenere la cittadinanza, ma la faccenda si complica quando mamma e papà decidono di recarsi a sorpresa in America per partecipare al matrimonio.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La commedia di Ang Lee presenta aspetti agrodolci e vuole rappresentare le difficoltà generazionali e il cambiamento in corso nella società cinese. Il finale non è conciliante e nonostante l'atmosfera leggera traspare la drammaticità della situazione in cui tutti i personaggi vengono a trovarsi, combattuti tra la ricerca della felicità indivudale e i limiti posti dalla convivenza. Retrogusto vagamente misogino.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-8951993237746792508?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/8951993237746792508/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=8951993237746792508' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8951993237746792508'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8951993237746792508'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/07/il-banchetto-di-nozze.html' title='Il banchetto di nozze'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-3850285086779720042</id><published>2007-07-12T11:39:00.000+02:00</published><updated>2007-08-12T11:03:30.215+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='A'/><title type='text'>Un antropologo su Marte</title><content type='html'>Oliver Sacks, &lt;em&gt;Un antropologo su Marte (An anthropologist on Mars), &lt;/em&gt;1998&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il neurologo Oliver Sacks raccoglie sette storie a suo giudizio paradossali su persone afflitte da danni cerebrali o caratterizzate da uno sviluppo anomalo. Sacks descrive la vita di un pittore incapace di vedere i colori e di un collega ossessionato dalle immagini del paese natale, di un hippy incapace di percepire lo scorrere del tempo a causa di un tumore cerebrale, di un chirurgo affetto da sindrome di Tourette, di un &lt;em&gt;enfant prodige autistico &lt;/em&gt;dalle eccezionali doti artistiche e di una professoressa Asperger che confessa di sentirsi come un antropologo su Marte di fronte alle espressioni più complesse dell'emotività umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sacks riprone il genere del caso clinico dal punto di vista della neuropsichiatria. Si tratta di un genere letterario relativamente nuovo, che nasce alla confluenza tra l'indagine scientifica e le regole della scrittura letteraria. Le storie raccontate sono validi esempi clinici capaci di divulgare alcune conoscenze di carattere medico anche a un pubblico di non esperti, ma allo stesso tempo la selezione operata dall'autore e lo stile soggettivo permettono di divagare verso territori estranei alla scienza. Sacks suggerisce implicitamente molti interrogativi su cosa sia l'essere umano, sulla consapevolezza e sulla personalità, senza però dare facili risposte e lasciando che l'indagine empirica risponda col tempo, se possibile, a tutte queste domande.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La letteratura concede inoltre di manifestare la partecipazione emotiva dello scienziato, dimostrando che un approccio empirico e oggettivo non sminuisce l'importanza dei risultati raccolti e non esclude una dimensione umanistica. Ho ammirato il modo in cui Sacks evita di giudicare apertamente i personaggi di cui parla, senza nascondere tuttavia di provare ammirazione per alcuni e riprovazione per altri. Sembra che lo sguardo oggettivo dello scienziato conduca a una dimensione più umana e comprensiva di quanto sia abitualmente pensato. I personaggi di Sacks non sono soltanto dei casi clinici, ma delle persone uniche al di là della loro condizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho apprezzato anche l'approccio anticartesiano che considera mente e corpo come un unicum. Le patologie presentate sono occasioni interessantissime per comprendere meglio il funzionamento della mente umana.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-3850285086779720042?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/3850285086779720042/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=3850285086779720042' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3850285086779720042'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/3850285086779720042'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/07/un-antropologo-su-marte.html' title='Un antropologo su Marte'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-5041604278916337241</id><published>2007-07-12T11:29:00.000+02:00</published><updated>2007-08-12T11:03:48.067+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='L'/><title type='text'>Labirinto di passioni</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.almodovarlandia.com/almodovarlandia/movies/posters/smallposters/filmlaberinto350x526.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.almodovarlandia.com/almodovarlandia/movies/posters/smallposters/filmlaberinto350x526.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Film, &lt;em&gt;Labirinto di passioni &lt;/em&gt;(&lt;em&gt;Labèrinto de pasiones&lt;/em&gt;) di Pedro Almodòvar, 1982&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La vita di alcuni personaggi strampalati finisce per ruotare intorno alla bizzarra storia d'amore tra la ninfomane Sexilia e Reza, principe gay dell'immaginario stato del Tiran. La trama capricciosa offre il pretesto per alcuni quadretti parodici, ma a volte sinceramente volgari e pesantucci, della movida madrilena. I giovani punk ed erotomani che popolano la pellicola sono descritti con partecipazione ironica. Ma non c'è da aspettarsi molto di più da questa storia raccontata per puro gusto affabulatorio.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La parodia tocca anche alcuni meccanismi tipici del racconto popolare ai tempi del cinema, come nel caso della rivelazione psicanalitica sul passato di Reza e Sexilia, che venuto alla luce condurrà allo scioglimento dell'intreccio.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Madrid è irriconoscibile.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-5041604278916337241?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/5041604278916337241/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=5041604278916337241' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5041604278916337241'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5041604278916337241'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/07/labirinto-di-passioni.html' title='Labirinto di passioni'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-1992850623313327685</id><published>2007-06-18T19:09:00.001+02:00</published><updated>2009-01-12T19:35:37.286+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='F'/><title type='text'>Il favoloso mondo di Amélie</title><content type='html'>&lt;div&gt;Film, &lt;em&gt;Il favoloso mondo di Amélie&lt;/em&gt; (&lt;em&gt;Le fabuleux destin d'Amélie Poulain&lt;/em&gt;), 2001&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Amélie è una ragazza solitaria e sognatrice che vive a Parigi. Sin da bambina ha imparato a reagire alle frustrazioni guardando il mondo attraverso un filtro edulcorante, che rende tutto fantastico e onirico. Un avvenimento inatteso la convince a dedicare la sua vita a prendersi cura delle persone che la circondano. Ma chi si prenderà cura di Amélie?&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Il film vuole ricreare le atmosfere della nouvelle vague francese e lo fa rendendo esplicitamente omaggio alle pellicole di Truffaut. Una scelta tipica consiste nelle presenza di una voce fuori campo alla quale è affidata la narrazione degli eventi. Anche la delicatezza della trama e delle immagini rimanda al cinema del passato, sebbene rispetto agli anni '60 sia riscontrabile una certa caduta di tono.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;La fotografia e le scenografie idealizzanti cercano di mettere lo spettatore nei panni di Amélie e di trasportarlo all'interno di un quotidiano trasfigurato nell'ideale. Opinabili certi interventi di computer graphic.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Per quanto Amélie susciti simpatia e sia amabilmente presa in giro dal suo creatore, rimane il dubbio di un film dalle proposte ambigue. Significativa è la scelta di ambientare la storia in coincidenza con la morte di Lady Diana, per polemizzare contro le grandi storie che cancellano le piccole storie e rischiano di far perdere il senso magico del mondo che ci circonda. Lo stile di Amélie, però, è improntato alla fuga fino alla fine, quando non riuscirà a vincere i propri timori nei confronti dell'uomo che ama (e che costringe a un'improbabile caccia).&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Se l'evasione deresponsabilizzante può essere una soluzione valida da un punto di vista esistenziale, non è assolutamente accettabile sotto il profilo politico. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-1992850623313327685?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/1992850623313327685/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=1992850623313327685' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1992850623313327685'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1992850623313327685'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/06/il-favoloso-mondo-di-amlie.html' title='Il favoloso mondo di Amélie'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-1569863175127745923</id><published>2007-06-18T19:07:00.000+02:00</published><updated>2007-08-12T11:04:26.705+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='C'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>La ciudad en celo</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;La ciudad en celo&lt;/em&gt;, 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Commedia romantica argentina, che racconta gli incontri e gli scontri tra i frequentatori di un bar. Non succede molto e l'atmosfera è quella di certi film italiani sulla generazione dei trentenni. Ci sono delle battute graziose, ma il risultato finale sa di basso budget incapace di stimolare la creatività.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-1569863175127745923?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/1569863175127745923/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=1569863175127745923' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1569863175127745923'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/1569863175127745923'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/06/la-ciudad-en-celo.html' title='La ciudad en celo'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-877118051803645661</id><published>2007-06-13T10:55:00.000+02:00</published><updated>2007-08-12T11:04:45.758+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='D'/><title type='text'>Da impiegato a milionario</title><content type='html'>Gregory Cajina, &lt;em&gt;De empleado a millionario (Da impiegato a milionario)&lt;/em&gt;, 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Più o meno è andata così: sto gironzolando per la Fiera del Libro al Parco del Retiro quando un amico attira la mia attenzione su questo manuale di marketing.&lt;br /&gt;- Uhm, da impiegato a milionario... Sai come si fa? - dico io&lt;br /&gt;- No&lt;br /&gt;- Scrivendo libri di autoaiuto di successo&lt;br /&gt;- In realtà non sono diventato milionario vendendo questo libro&lt;br /&gt;Il commento è dell'autore, che sta aspettando dietro al banco per firmare copie del volume.&lt;br /&gt;Sbianco, ovviamente, ma mi riprendo in corner chiedendogli se almeno la battuta gli è piaciuta. Siccome sono curiosa, devo imparare il castigliano e voglio ricordare l'evento decido di aiutare lo scrittore ad avanzare di un centomillesimo verso la meta del milione di euro e mi porto a casa il libro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La teoria è banale: è meglio essere imprenditore che impiegato ed è meglio essere ricco che povero. Il metodo per raggiungere l'ambito obiettivo di far lavorare gli altri per noi consiste nel volerlo veramente (aaaaaargh!). Questi due concetti vengono martellati per tutte le duecento pagine del volume, senza che però si spieghi concretamente come fare a mettere su un'impresa. Tutto sembra facilissimo e non vengono presi in considerazione possibili problemi e possibili soluzioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo del marketing è veramente bizzarro e non mi stupisco che spesso i libri di leaderaggio compaiano sugli scaffali accanto a quelli new age. In entrambi i casi l'obiettivo dei manuali è quello di rassicurare il lettore attraverso terribili semplificazioni della realtà che eliminano dal quadro qualsiasi elemento frustrante. Il linguaggio fa leva sull'emotività più che sulla ragione e lo fa ricorrendo a termini tratti dall'ambito religioso (nel presente caso al posto di investitori e azionisti si parla di angeli!) oppure seguendo mezzi di indottrinamento fascista tipo slogan a caratteri cubitali o serie di domandine catechistiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi nuovi dirigenti che sentono la necessità di interpretare la loro professione come una missione mistica sembrano una parodia dei monaci guerrieri o dei cavalieri jedi. Del resto, non c'è niente di più concreto (triviale?) che sforzarsi di fare una montagna di soldi: che se ne vergognino?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-877118051803645661?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/877118051803645661/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=877118051803645661' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/877118051803645661'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/877118051803645661'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/06/da-impiegato-milionario.html' title='Da impiegato a milionario'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-7928872146928154149</id><published>2007-06-04T12:03:00.000+02:00</published><updated>2007-08-12T11:05:04.235+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P'/><title type='text'>Psichiatri, psicologi e altri malati</title><content type='html'>Rodrigo Muñoz Avia, &lt;em&gt;Psiquiatras, psicologos y otros enfermos (Psichiatri, psicologi e altri malati),&lt;/em&gt; 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Frusta di Parnaso riprende a flagellare la sesta e la settima arte con questo divertente libretto spagnolo.&lt;br /&gt;Rodrigo Montalvo racconta come la sua vita sia cambiata dopo l'incontro con il cognato Ernesto, di professione psichiatra. Durante una festa in famiglia, Ernesto diagnostica a Rodrigo una parafasia e gli consiglia di sottoporsi a una visita psichiatrica per comprendere quali disagi interiori provochino il disturbo. Inizia così la tragicomica trasformazione del protagonista da sereno padre di famiglia a malato mentale affetto da tutte le patologie del DSM. Rodrigo racconta i suoi incontri con professionisti di vari orientamenti, naturopati, agopuntori e persino pranoterapeuti, nel tentativo di sfuggire a una situazione nella quale non si sarebbe trovato se non fosse stato tentato a curarsi. Soltanto l'astuzia del simpatico papà riuscirà nel finale a ridare a Rodrigo la serenità perduta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il romanzo vuole essere una descrizione satirica del consumismo esistenziale che sembra aver pervaso la nostra società, in cui all'accumulo indefinito di beni materiali si associa un'aspirazione crescente al miglioramento che spesso finisce con il mettere a rischio il bene presente. Se la tesi è condivisibile, il ritratto della classe medica che viene proposto risulta piuttosto fuorviante, dal momento che la psicologia non è responsabile della deriva di cui parla l'autore (anzi, le scuole più efficaci vanno proprio nella direzione suggerita dal finale). Tuttavia, è vero che la grande quantità di scuole psico-analitiche/logiche/sintetiche etc. etc., nonché gli pseudo-psicologi da rotocalco potrebbero prestarsi come spunto per una narrazione parodica e divertente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-7928872146928154149?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/7928872146928154149/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=7928872146928154149' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7928872146928154149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7928872146928154149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/06/psichiatri-psicologi-e-altri-malati.html' title='Psichiatri, psicologi e altri malati'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-2307955733930481309</id><published>2007-04-28T10:10:00.001+02:00</published><updated>2009-05-18T15:39:41.013+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Da leggere/vedere prima di morire'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='A'/><title type='text'>Le armi della persuasione</title><content type='html'>Robert B. Cialdini, &lt;em&gt;Le armi della persuasione (Influence. The Psychology of Persuasion)&lt;/em&gt;, 1993&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Saggio scorrevole e accattivante di un professore della Columbia University. Il libro spiega quali sono i principali meccanismi che ci fanno dire sì anche quando non vorremmo e le tecniche usate da venditori e pubblicitari per indurci ad acquistare i loro prodotti. Cialdini vuole offrire soprattutto armi di difesa che tutelino alcune reazioni innate, come la fiducia nei confronti di chi ci sta simpatico, l'obbedienza ai superiori o l'omologazione al gruppo, messe in pericolo dagli usi truffaldini che ne fanno i professionisti della persuasione.&lt;br /&gt;Sono descritti molti esperimenti interessanti in grado di gettare nuova luce sul nostro comportamento e di rispondere a varie domande legate all'etica. L'impostazione è forse un po' troppo "simpatica" all'americana, ma i contenuti sono assai validi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-2307955733930481309?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/2307955733930481309/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=2307955733930481309' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2307955733930481309'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/2307955733930481309'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/04/le-armi-della-persuasione.html' title='Le armi della persuasione'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-8025324475929303547</id><published>2007-04-28T09:53:00.000+02:00</published><updated>2007-08-12T11:05:44.136+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='P'/><title type='text'>Parineeta</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.moviediva.com/MD_root/MDimages/Copy_of_Parineeta.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.moviediva.com/MD_root/MDimages/Copy_of_Parineeta.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Film, &lt;em&gt;Parineeta&lt;/em&gt;, 2005&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Classicone bollywoodiano ambientato nella Calcutta del 1962, anche se la città e il periodo storico sono completamente idealizzati e la pellicola non ha alcun carattere documentario.&lt;br /&gt;La trama è la solita soap opera indiana: c'è una bella fanciulla, Lolita, amata dall'amico d'infanzia palestrato Shekhar e aiutata dal benefattore Girish. Poi una bella residenza familiare in pericolo e un infinito numero di affettuosi parenti. Cattivi cattivi e buoni buoni. Belli tutti, tranne i servitori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa straordinaria dei film indiani è l'estrema qualità delle riprese e delle pellicole, sprecate per storie semplicissime e annacquate in modo da riempire le canoniche tre ore di spettacolo&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-8025324475929303547?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/8025324475929303547/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=8025324475929303547' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8025324475929303547'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8025324475929303547'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/04/parineeta.html' title='Parineeta'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-8350159863024681103</id><published>2007-04-20T17:42:00.001+02:00</published><updated>2009-05-18T15:40:07.583+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Stroncature'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='B'/><title type='text'>Brokeback mountain</title><content type='html'>Film, &lt;em&gt;Brokeback mountain&lt;/em&gt;, 2006&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finalmente l'ho visto anch'io, il filmone della stagionona 2006.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1963: Ennis Del Mar (qualche parentela con lo scrittore De La Mer?) e Jack Twist sono ingaggiati da un allevatore per seguire le sue pecore al pascolo su a Brokeback mountain, una vallata dello Wyoming. Tutto cospira contro di loro: l'atmosfera romantica, il paesaggio sublime, le difficoltà condivise, il freddo notturno. Pack: fanno l'amore. Si, non sono "uno di quelli" ma sta di fatto che per i vent'anni successivi non ci sono né mogli, né figli né conti che tengano: una volta all'anno i due se ne scappano su a Brokeback e continuano il loro idillio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima osservazione: non se ne può più della moda degli omosessuali ovunque. E mo' basta!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seconda osservazione: una storia costruita solo di stereotipi è un classico, ma basta un piccolo errore per trasformarla nella parodia di sé stessa. Ora, Brokeback cerca di fondere due filoni narrativi, quello del selvaggio west e quello del mélo romantico che piace tanto alle casalinghe benestanti. Gli stereotipi ci sono tutti! Da una parte:&lt;br /&gt;- la natura incontaminata&lt;br /&gt;- il bel tenebroso di poche parole&lt;br /&gt;- il wiskey&lt;br /&gt;- la rude vita del cowboy&lt;br /&gt;- i fagioli&lt;br /&gt;- l'armonica a bocca&lt;br /&gt;etc.&lt;br /&gt;Dall'altra:&lt;br /&gt;- il bel tenebroso di poche parole&lt;br /&gt;- lei che fa la scenata perché è stufa e quando molli tua moglie così mettiamo su famiglia insieme?&lt;br /&gt;- la mamma che è sempre la mamma&lt;br /&gt;- lei peccatrice che muore punita dal villaggio inferocito&lt;br /&gt;L'integrazione tra le due parti funziona malino, proprio malino. Mettiamo pure che i protagonisti hanno tutti e due i baffi e muscoli da palestrato, così ci sentiamo alla moda, politicamente corretti, originali e trasgressivi. Così le signore bene si sentiranno ancora più bene quando usciranno dal cinema con il naso gocciolante. Altri stereotiponi in arrivo:&lt;br /&gt;- lui sposa una donna remissiva&lt;br /&gt;- lei sposa una virago&lt;br /&gt;- nessuno li capisce (tranne la mamma, si intende)&lt;br /&gt;- lei muore ammazzata (anche se è un uomo, l'odiosa misoginia di tutto il film impone che la peggio fine ce la faccia la "donna")&lt;br /&gt;Insomma: Ozpetek incontra Sergio Leone incontra Love Story.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio non ci siamo: gli stereotipi andrebbero bene, ma qui sono disposti proprio male male e fanno male. Vuole essere un ritratto senza filtri del selvaggio west? Non sapevamo che le cucine erano sempre così in ordine e che gli alpeggi godevano di servizio manicure e lavanderia. Vuole essere un sincero e trasgressivo ritratto di coppia omo? Cari amici gay, perché così borghesi? Ci aspettavamo da voi una ventata di novità, non la ripetizione dei peggio meccanismi delle coppie anni '50!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Direi che da questo film non possiamo cogliere nulla di nuovo né sugli omosessuali, né sui cowboys. Che ci rimane? Ci rimane un ritratto impietoso dell'America povera di mezzi per vivere e per comunicare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bravi gli attori, soprattutto quella che interpreta la moglie di Ennis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il resto no, cartellino rosso, tranne le montagne: incantevoli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terza osservazione: il titolo del film si candida, insieme a &lt;em&gt;Se mi lasci ti cancello&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;W la foca&lt;/em&gt; nella lista dei titoli più infelici della storia del cinema&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-8350159863024681103?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/8350159863024681103/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=8350159863024681103' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8350159863024681103'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/8350159863024681103'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/04/brokeback-mountain.html' title='Brokeback mountain'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-5714320180181638087</id><published>2007-04-20T17:36:00.000+02:00</published><updated>2007-08-12T11:06:24.566+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='T'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Film'/><title type='text'>Tanguy</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.hope.edu/academic/language/french/CINE/fiche/img/tanguy.jpg"&gt;&lt;img style="WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.hope.edu/academic/language/french/CINE/fiche/img/tanguy.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Film, &lt;em&gt;Tanguy&lt;/em&gt;, 2001&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Famosa commediola francese ispirata a un fatto di cronaca accaduto in Italia. Tanguy non ha nessuna intenzione di lasciare la casa dei genitori, nonostante abbia un lavoro, una fidanzata e 28 anni. I genitori, che pure lo amano, ne hanno abbastanza, e cercano di buttarlo fuori di casa con un crescendo di manovre aggressive, che il giovanotto scansa abilmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rivedendolo a distanza di tempo ho notato due cose: a) una certa ripetitività e la gigioneria dei genitori; b) la commediola può essere letta come un trattato di guerra cinese: a ogni attacco dei genitori il figliolo, esperto in sinologia, risponde con tecniche confuciane di resistenza passiva, che rendono inutili gli sforzi dell'avversario. Il film da mostrare nei corsi di management e soluzione di conflitti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Rimane però un filmetto divertente e pieno di gag surreali.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-5714320180181638087?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/5714320180181638087/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=5714320180181638087' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5714320180181638087'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/5714320180181638087'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/04/tanguy.html' title='Tanguy'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-38045419.post-7513210119196792067</id><published>2007-04-20T17:32:00.000+02:00</published><updated>2007-08-12T11:06:42.740+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='S'/><title type='text'>Il sorriso dell'ignoto marinaio</title><content type='html'>Vincenzo Consolo, &lt;em&gt;Il sorriso dell'ignoto marinaio&lt;/em&gt;, 1976&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il romanzo si basa sulle vicende legate alla spedizione di Garibaldi in Sicilia e alle insurrezioni che avvennero tra la popolazione locale. Parla dell'impossibilità di fare storia da parte dei piccoli e del ruolo degli intellettuali nella società. L'ho letto più per dovere che per piacere. Mi è piaciuto, ma Retablo mi è parso più divertente e fantasioso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/38045419-7513210119196792067?l=militanzacritica.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://militanzacritica.blogspot.com/feeds/7513210119196792067/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=38045419&amp;postID=7513210119196792067' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7513210119196792067'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/38045419/posts/default/7513210119196792067'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://militanzacritica.blogspot.com/2007/04/il-sorriso-dellignoto-marinaio.html' title='Il sorriso dell&apos;ignoto marinaio'/><author><name>---</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
